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Ancora più di 1.000 Comuni senza Responsabile della transizione digitale, da 7 anni obbligatorio

Da quanto emerge dal rapporto Csel- Centro Studi Enti Locali, nessuna delle regioni italiane può dirsi completamente estranea al fenomeno.

 

Sono ancora più di mille i Comuni italiani che non hanno ancora nominato il Responsabile della transizione digitale, una figura obbligatoria per la Pa ormai da anni. A distanza di oltre sette anni da quando è entrato in vigore l’obbligo di nominare un Responsabile della transazione al digitale (RTD), sono ancora 1.034 i comuni italiani che non ne hanno individuato uno. Oltre la metà di questi enti inadempienti sono collocati nel sud e nelle isole. E’ quanto emerge dal rapporto Csel- Centro Studi Enti Locali elaborato per l’Adnkronos.  

Stando alla ricerca, di basata dati estratti dall’Indice dei domicili digitali della Pubblica Amministrazione e dei gestori di pubblici servizi, nello specifico, si rileva che i comuni meridionali che non hanno ancora nominato un RTD (Responsabile transizione digitale ndr.) sono 537 (52%), contro i 355 del nord (34%) e 142 del centro (14%). Nessuna delle regioni del Belpaese può dirsi completamente estranea al fenomeno. Eppure correva l’anno 2016 quando – il 14 settembre – scattava l’obbligo per ogni amministrazione pubblica italiana di “affidare a un unico ufficio dirigenziale generale, la transizione alla modalità operativa digitale e i conseguenti processi di riorganizzazione finalizzati alla realizzazione di un’amministrazione digitale e aperta, di servizi facilmente utilizzabili e di qualità, attraverso una maggiore efficienza ed economicità”.  

A disporlo era stato il Codice dell’amministrazione digitale, così come modificato dal Decreto legislativo n. 179/2016. Questi uffici – stabiliva la norma – sarebbero stati guidati dai responsabili della transazione al digitale, figure dotate di “adeguate competenze tecnologiche, di informatica giuridica e manageriali” che avrebbero risposto “con riferimento ai compiti relativi alla transizione, alla modalità digitale direttamente all’organo di vertice politico”. 

Tre anni dopo l’allora Ministra per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno diramò una Circolare, la n. 3 del 1° ottobre 2019, nella quale si rimarcava l’importanza strategica di queste figure manageriali e si denunciava il fatto che “soltanto un numero limitato di amministrazioni” si fosse effettivamente attivata per nominarne una. Una ricerca condotta da Centro Studi Enti Locali nell’aprile del 2022 mise in evidenza come circa un comune su 3 fosse ancora inadempiente all’obbligo di individuare una figura specifica che avesse il compito di guidare la trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione.  

Adesso, ad un anno e mezzo circa da quella rilevazione, la situazione sembra essere sensibilmente migliorata, sebbene oltre mille enti inadempienti restino una fetta tutt’altro che irrilevante. Soprattutto se si considera il fatto che su questo fronte l’Italia e l’Europa hanno investito cifre davvero importanti in questi anni. Il Pnrr ha destinato oltre 6 miliardi di euro alla trasformazione della Pubblica Amministrazione in chiave digitale, che si vanno a sommare ai circa 600 milioni stanziati – allo stesso scopo – dal Piano nazionale complementare. 

Migrazione in cloud, sicurezza informatica, rafforzamento delle competenze digitali, infrastrutture: sono solo alcune delle voci lautamente finanziate da questi fondi e va da sé che l’assenza negli organici di oltre mille enti locali delle figure manageriali apicali che avrebbero proprio il compito di governare questi processi, è un problema da non sottovalutare. 

Ma dove sono collocati esattamente i comuni che ad oggi non risultano aver nominato il proprio Responsabile della transizione al digitale? Stando all’elaborazione di Centro Studi Enti Locali, la regione con il maggior numero di enti inadempienti è il Piemonte che vede ricompresi in questa lista 123 comuni, circa il 12% del totale. Lo seguono la Campania (115 comuni, 11% del totale), la Lombardia (103), la Calabria (104) e l’Abruzzo (96).  

Scendendo ancora, troviamo: Lazio (87 comuni senza RTD), Sicilia (72), Liguria (46), Basilicata (43), Puglia (39), Molise e Sardegna (34), Veneto (33), Toscana (26), Emilia Romagna (21), Marche (16), Umbria (13), Friuli Venezia Giulia (11), Valle d’Aosta (10) e Trentino Alto Adige (8).  

Fonte: Adnkronos | riproduzione riservata 

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