Per i nuovi edifici

Un obbligo in vigore da anni.

Anche se la norma è attiva da prima, dal 31 dicembre 2017 il rilascio del titolo abilitativo alle nuove costruzioni è - o dovrebbe essere - subordinato alla predisposizione per l'allaccio di torrette di ricarica delle auto elettriche.

Il quadro normativo

L’obbligo di installare le colonnine elettriche, viene previsto con il Decreto Crescita 2012.

Il Dl. 83/12, o decreto Sviluppo, infatti, con l’inserimento di due commi, 1bis e 1-ter modifica l’art.4 del Testo Unico per l’Edilizia, DPR. 380/2001. 

Più precisamente , soprattutto con il comma 1-ter, dell’art.17- quinques dlgs.83/12 , viene introdotto l’obbligo di installazione delle colonnine elettriche.  

Cosa prevede

Riguarda gli edifici non residenziali, con superficie maggiore a 500 metri quadri, di nuova costruzione o sottoposti a interventi di ristrutturazione. 

Impone quindi ai comuni di adeguare, entro il 1° giugno 2014, il proprio regolamento e vincolare  il rilascio del permesso di costruire, all’introduzione della norma.

Disciplina pure l’esercizio dei poteri sostitutivi  delle Regioni in caso di inadempienza dei Comuni.  E  in  “difformità” prevede la revoca dei titoli abilitativi già concessi.

Un termine perentorio poi rinviato

Scadenza quella fissata al 1° giugno 2014, poi successivamente prorogata al 31 dicembre 2017 con il Dlgs 257/2016 approvato in attuazione della direttiva europea 201/44/UE.

Direttiva che nello specifico prevede la predisposizione, entro il 31 Dicembre 2020, di un adeguato numero di impianti di ricarica, da installare, in generale, in aree urbane e sui percorsi viari di qualsiasi dimensione e importanza.  

L’installazione di colonnine di ricarica per auto elettriche si inserisce infatti  in un ampio quadro normativo che chiama in causa tutto il sistema energetico, per cui il passaggio a veicoli a basse emissioni,  è  perciò fortemente strategico. 

Il dlgs 257/2016

L’Italia dovendosi adeguare a detta  direttiva, con Dlgs 257/2016 modifica nuovamente  il Testo Unico dell’Edilizia (DPR 380/2001).

In effetti oltre alla deroga fino al 31/12/2017, concessa ai Comuni per mettersi in regola, questo nuovo decreto legislativo introduce  nuovi criteri di applicazione.

Ovvero estende il vincolo di predisporre punti di ricarica elettrica  sia agli edifici ad uso residenziale di nuova costruzione con almeno 10 unità abitative, che ai fabbricati già esistenti che ricevono interventi di ristrutturazione edilizia di primo livello. 

Cioè interventi che riguardano almeno il 50% della superficie lorda e l’impianto termico. 

Come precisato all’ allegato 1, punto 1.4.1 del decreto del Ministero dello sviluppo economico 26 giugno 2015 (qui il link) , che definisce appunto le linee guida per la certificazione energetica degli edifici.

Il decreto, quindi, prescrive ai Comuni di adeguare il proprio regolamento edilizio entro il 31 dicembre 2017, ovvero di vincolare  il conseguimento del titolo abilitativo dei lavori di costruzione dei nuovi edifici, alla previsione normativa.

Un obbligo da anni.

Sebbene la norma in realtà è attiva già prima,  tutti i Comuni sono tenuti ad adeguarsi  e a recepire la legge nei loro regolamenti, comunque, per legge dal 31 dicembre 2017 .

Ma quello che va sottolineato è che se l’inquadramento normativo  per la realizzazione degli impianti per l’alimentazione dei punti di ricarica è fornito dal decreto Sviluppo (Dlgs n. 83/2012), che introduce una serie di novità in materia di edilizia, – poi armonizzato dal Dlgs.257/2016-,  la norma di riferimento  è invece quella sull’ “Alimentazione veicoli elettrici”. 

La CEI 64-8/7 Sezione 722 .

Come pure che gli interventi per l’installazione di torrette elettriche sono regolamentati e soggetti quindi all’obbligo di progetto redatto da un tecnico iscritto negli albi professionali, di cui all’art. 5 comma 2 lettera d) del D.M. 22 gennaio 2008, n. 37.

Vantaggi, incentivi, convenienze...

In primo luogo va detto che la realizzazione di stazioni di ricarica dei veicoli elettrici mediante l’installazione di colonnine, costituendo opere di urbanizzazione primaria, viene fatta in regime di esenzione dal contributo di costruzione su tutto il territorio comunale. 

E che per  “favorire la realizzazione di infrastrutture utili alla ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica; come pure la sperimentazione e la diffusione di veicoli pubblici e privati a basse emissioni complessive e  l’acquisto di veicoli a trazione elettrica o ibrida”, sono previsti incentivi.

In particolare descritti, al Capo IV-bis, art. 17-bis del Decreto 11 gennaio 2013.   

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 36 del 12 febbraio 2013

Misura quest’ultima aggiornata  con legge di bilancio 2019, in cui viene previsto,  all’art.16 ter,  la detrazione fiscale per l’acquisto e la posa in opera di infrastrutture di ricarica alimentati con elettricità.

Bonus: un credito d'imposta.

A differenza del contributo previsto per l’acquisto dell’auto elettrica, l’agevolazione riconosciuta per l’istallazione di una wall box o torretta, consiste però in un credito d’imposta per un massimo di 3.000 €.

In pratica – come succede per normali interventi di ristrutturazione edilizia – viene riconosciuto uno sconto fiscale del 50% sul costo dell’intervento, recuperabile in 10 anni.

Un beneficio da cui sono esclusi però gli impianti di ricarica domestica che erogano 3Kw .  

Per cui per accedere all’incentivo previsto sia per le spese di acquisto e installazione del caricatore, che per gli oneri di adeguamento contrattuale, è indispensabile richiedere un aumento di potenza fino a 7KW. 

I regolamenti

Normalmente non servono particolari autorizzazioni.

Tuttavia può essere che l’intervento, se ad esempio comporta un aumento della potenza elettrica contrattuale, debba essere anche accompagnato da una Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA).

Motivo per cui, una volta fatta questa scelta,  onde evitare rischi e problemi, è meglio affidarsi a un tecnico bravo che conosca bene  le procedure a livello di Comune..

Colonnina elettrica nel condominio. Spazi privati e spazi condivisi.

Per Legge ciò che comunque il costruttore è tenuto a fare è solo l’infrastruttura. 

Quindi predisporre il punto dell’allaccio elettrico per l’installazione della colonnina. 

In due parole fornire la presa.

Ciò detto, per installare la colonnina per la ricarica del proprio veicolo elettrico in un condominio, se il box è privato,  è sufficiente inoltrare una comunicazione che rappresenti  tale volontà all’amministratore . 

Quest’ultimo dovrà così prenderne atto e  – dopo i controlli di sicurezza –  stabilire l’ammontare delle spese relative per l’installazione e aggiornamento del Certificato di Prevenzione Incendi.

Tali interventi difatti, purchè  eseguiti nel rispetto nelle Norme di Sicurezza,  non necessitano dell’autorizzazione degli altri condomini.

Nonostante siano lavori in genere soggetti a Scia.

Se l'area è condominiale

Qualora però si tratti di un’area comune, la procedura cambia. 

E’ necessario infatti formalizzare la domanda all’amministratore allegando, alla richiesta, il progetto dettagliato da sottoporre all’approvazione dell’assemblea. 

In questo caso la domanda, per essere accolta, ha bisogno di ottenere la maggioranza semplice.

Con l’ok dell’assemblea,  l’amministratore procede quindi al calcolo delle spese da sostenere per acquisto e mantenimento dell’impianto, e di conseguenza alla ripartizione della somma da spendere tra quei condomini che hanno espresso consenso e che conseguentemente beneficeranno  del diritto di utilizzo della stazione di ricarica anche per i loro veicoli elettrici.

Nel caso in cui l’assemblea però non approvi, il condòmino interessato può  procedere lo stesso, ed installare comunque la colonnina.

A patto che si accolli interamente le spese, non provochi danni a parti comuni e non intralci l’accesso degli altri.

redazione© riproduzione riservata

Paolo T. di Roma

Buongiorno,  da due anni sono proprietario di una unità immobiliare in un comprensorio condominiale di 21 unità e di due posti auto (tra loro attigui) del parcheggio scoperto interno all'area condominiale.

Tale condominio è una nuova costruzione il cui cantiere è partito nei primi mesi del 2018 e si è GROSSOLANAMENTE concluso nell'estate 2019.

Sarei intenzionato ad acquistare un'auto elettrica ma prima di affrontare questo passo vorrei essere sicuro di poterla ricaricare una volta tornato a casa.
Ho provato a documentarmi su internet e sono riuscito a trovare questi tre articoli che reputo ben scritti, di seguito i link:
*https://www.hdmotori.it/2018/12/31/colonnina-ricarica-elettrica-condominio-regole/
*https://www.condominioweb.com/ripartizione-spese-colonnine-elettriche-in-condominio.11258
*https://residenziale.viessmannitalia.it/ricarica-auto-elettriche-in-condominio-regole-e-normativa
Come si legge nel primo link, con il DL 257/2016 si obbliga il costruttore a PREDISPORRE dei punti di ricarica in condomini con più di 10 unità, cosa che però nel comprensorio in oggetto non è stata fatta. Gli articoli parlano inoltre di installazione "libera" all'interno di BOX PRIVATI e di installazione condominiale (con o senza approvazione assembleare).

Sono qui a chiedere come dovrei e potrei muovermi per poter installare una colonnina ad uso/collegamento elettrico privato. I miei due posti auto sono tra loro contigui di cui uno capofila lato aiuola/siepe. Le particelle sono poste longitudinalmente di fronte la mia abitazione (dalla quale intenderei prendere l'alimentazione elettrica).
Provo ad esporre un eventuali piano lavori che mi sono immaginato:
collegandomi al DL 257/2016 non rispettato chiederei (obbligherei?) il costruttore a realizzare a sue spese lo scavo (e relativo ripristino del manto) dell'area parcheggio, necessario a portare l'alimentazione dal mio appartamento alla postazione della colonnina, poi, ovviamente, colonnina e collegamenti stessi, a mie spese.

Certo di una vostra cordiale ed esaustiva risposta ringrazio ed auguro un buon lavoro
Cordialmente   

Paolo T.

Umberto Testa

Amministratore p.t.

Come da decreto legge da lei citato, può con raccomandata RR, da inviare  per conoscenza anche al Comune di competenza, intimare al costruttore di adempiere ai suoi doveri e augurarsi  che provveda. In assenza o in caso di rifiuto, rivolgersi alle autorità giudiziarie competenti.

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