COP22

Poche connessure pratiche la roadmap delle Parti

Senza clamore mediatico, la 22° Conferenza promossa dalle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP22) che si è svolta a Marrakech, dopo giorni di confronti e riletture ha deciso di rinviare le questioni sostanziali.

Il vertice marocchino, il primo sul tema dopo l’Accordo di Parigi (COP21 ), aveva il compito di avviarne l’attuazione. Più che concreti provvedimenti, doveva determinare questioni procedurali, meccanismi di funzionamento per definirne l’implementazione e renderlo efficace. Ma si è incagliato sui dettagli con cui finanziare e poi gestire il fondo annuale di adattamento di 100 miliardi di dollari per le strategie di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici.

Il nodo politico

Con i negoziati completamente arenati, il rischio di ripetere un esercizio burocratico fine a se stesso si è materializzato il 18 novembre in serata, cioè proprio all’ultimo, quando è stata diffusa la dichiarazione ed è stato reso noto il documento conclusivo  di Marrakech. Un ‘estensione dell’Accordo di Parigi e degli impegni già presi con il quale tutto viene rinviato alla prossima 23°COP del 2018 .

L’abbiamo letto. Nell’insieme resta astratto. Non è vincolante. E’ senza strumenti di misurazione. Privo dei pacchetti finanziari per sostenere la transizione energetica. Insomma un piano di lavoro con poche connessure pratiche,  che in estrema sintesi potrebbe riassumersi quasi con uno slogan: la partita è tutta sui soldi.

A Marrakech la “governance mondiale” ha provato a lanciare l’azione sul clima globale, ma i nodi politici, che hanno un ruolo chiave in termini di impulso, sono tutti da sciogliere. Sul tavolo di confronto, ci sono state tensioni e dissonanze, ognuno ha cercato di tirare l’acqua al proprio mulino, ma nessuna riconsiderazione sul sistema economico e di come funziona la finanza ambientale. Il che la dice lunga su cosa c’è sotto il tappeto.

Intanto nessun Paese ha aggiornato i piani nazionali di taglio alle emissioni, come pure su nessun capitolo negoziale sono stati fatti passi avanti degni di nota, a parte l’impegno del fondo annuale che sarà mantenuto anche oltre il 2020, con risorse che non saranno esclusivamente pubbliche,  come i paesi riceventi avrebbero preferito, ma si dovranno reperire fra investitori privati.

redazione  riproduzione riservata

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