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"Finora i risultati concreti della conferenza COP26 in corso a Glasgow sono decisamente misti, ma la produzione di retorica iperbolica è fantastica, a partire dalla pacata osservazione del Segretario Generale dell'Onu, Antonio Guterres, che ha dato il benvenuto ai suoi ospiti dichiarando: "Un fallimento qui sarebbe una sentenza di morte"..."...

COP26

nell'indifferenza mediatica è stato siglato poche ore fa, dopo lunghe trattative, un compromesso più che un accordo. Il phasing-out per il carbone è ancora lontano

“Un minuto a mezzanotte”. 

L’espressione, molto usata in occasione dell’apertura della conferenza COP26 di Glasgow, fa riferimento alla nostra vicinanza al momento oltre il quale non sarà più possibile salvare la razza umana dalla distruzione se non agiamo subito – o quasi – per azzerare le emissioni di CO2.

Mancando all’appello un terzo del pianeta – e prendendo sul serio l’urgenza iperbolica COP26 sulla prossima fine del mondo – è facile valutare che sia già troppo tardi per salvarci. 

E poi, le estinzioni di massa non sono tanto una novità sulla Terra. 

I paleontologi infatti contano cinque “big ones”, di cui il più recente sarebbe la grande “estinzione” del Cretaceo che fece fuori i dinosauri circa 65 milioni di anni fa. 

Si pensa fosse dovuta all’impatto di un grosso asteroide che provocò un raffreddamento globale, sterminando circa il 75% di tutte le specie viventi. 

Transizioni biotiche anche nel passato

Quel disastro fu preceduto dall’estinzione del Giurassico, 200 milioni di anni fa, forse provocata dal rilascio di grandi quantità di gas metano dal fondo degli oceani, innescando un processo di riscaldamento globale naturale. 

L’estinzione del Permiano, di 250 milioni d’anni fa, spazzò via il 96% delle specie animali marine e, complessivamente, il 50% delle famiglie animali esistenti. 

Pure in questo caso l’ipotesi che va per la maggiore è quella della caduta di un asteroide, come anche nel caso ancora
precedente, quello del Devoniano Superiore, 375 milioni di anni fa.

Una ripetizione periodica che non si spega

L’estinzione più antica che si conosca è quella risalente all’Ordoviciano-Siluriano, all’incirca 450 milioni di anni fa. 

La causa prossima fu il drastico abbassamento del livello del mare, probabilmente per via di un forte calo della temperatura mondiale che avrebbe fatto congelare l’acqua degli oceani, tanto che tracce di antichissimi ghiacciai sono state trovate in prossimità dell’Equatore e nel deserto del Sahara. 

Avrebbe sterminato l’85% delle specie di invertebrati e pesci primitivi allora esistenti.

Come se questi disastri non bastassero, secondo alcuni studiosi esisterebbe anche un ciclo periodico di estinzioni “minori” – seppure imponenti – ogni 25-30 milioni di anni, oppure, secondo altri, ogni 10 milioni di anni. 

La ripetizione periodica di questi eventi è un mistero. 

Tra le spiegazioni proposte, la più intrigante riguarda la possibile esistenza di una stella binaria – convenzionalmente nota come “Nemesis” – compagna del nostro Sole la cui orbita la farebbe avvicinare con un ritmo regolare al sistema solare,
trascinando con sé molti asteroidi e comete, di cui una parte finirebbe per colpire la Terra.

Una scelta tossica fai da te

Secca comunque dovere ammettere che, nel caso riuscissimo a causare la nostra stessa estinzione, l’evento scomparirebbe alla vista se misurato su una scala calibrata in milioni d’anni. 

Però, avremmo l’intima soddisfazione di essere riusciti a ucciderci da soli, senza attendere che lo facesse qualche evento
astronomico del tutto casuale – come se non contassimo niente…

James Hansen © riproduzione riservata

Link:

Per l'ipotesi "Nemesis"

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