- Occidente -

Chiome lunghe inviolabili

Capita ogni tanto di capire che i "simboli" non siano semplicemente simpatiche astrazioni, ma fatti concreti con effetti concreti - e a volte molto spiacevoli...

La storia è un filino complicata, ma valevole.

Nel VI secolo la Regina dei Franchi, Clotilde – vedova del Re merovingio Clodoveo I – cadde nelle trame di due figli complottardi, Clotario e Childeberto.

I due, gelosi della protezione da lei offerta ai suoi tre nipotini, orfani del loro fratello Clodomiro, sottrassero due degli eredi alla Regina con uno stratagemma.

Poi, le mandarono uno sgherro.

Arcadio, con un paio di forbici in una mano e una spada nell’altra.

I capelli o la vita

Il messaggio era semplice.

Poteva scegliere tra il taglio dei capelli ai giovani o il taglio della gola.

Clotilde scelse per loro la morte – e fu accontentata.

Il terzo nipote, meglio protetto, riuscì a salvarsi.

Secondo le cronache di Gregorio di Tours, sì tonsurò con le proprie mani e diventò prete.

Uscendo così dalla linea di successione, ebbe salva la vita.

La tonsura “volontaria” non portava l’ignominia del taglio imposto con la forza.

La lunghezza dei capelli all'origine del potere.

Alla luce delle sensibilità moderne, la scelta della Regina è difficile da comprendere. 

A maggior ragione perché, più tardi, venne riconosciuta dalla Chiesa come Santa Clotilde di Francia per il suo ruolo nella “cristianizzazione” dei Franchi.

I monarchi merovingi però erano i Re “dalle chiome lunghe”.

I loro capelli intonsi non erano solo una prerogativa reale, erano in pratica la rappresentazione del loro diritto di governare.

A tutti gli effetti Clotilde scelse per i ragazzi tra una vita di disonore, infamia e miseria e una fine se non altro “pulita” e veloce.

Dall'esibizione di chiome inviolabili da esibire come segno di dignità, ai nostri tempi.

Il concetto di onore personale non è più molto rispettato al giorno d’oggi.

È difficile capire come mai.

L’idea, implicita in espressioni come “libertà o morte” e simili, è dai più considerata mera retorica e, quando invece è portata alle estreme conseguenze, viene vista quasi come un sintomo di follia.

Fino a tempi storici anche abbastanza recenti non è sempre stato così e la mancanza di una ragionevole spiegazione del fenomeno è una “falla” nella nostra comprensione del mondo che ci circonda.

Cosa muove il terrorista, disposto a dare la propria vita pur di commettere i terribili crimini di cui si macchia?

Già il fenomeno dei piloti kamikaze giapponesi durante la Seconda guerra mondiale aveva confuso le idee degli occidentali. Ma erano degli “orientali” capaci di tutto, e forse anche gli eredi dei samurai…

 

Qual è la morale?

Riguardo lo specifico racconto della scelta di Clotilde  due lezioni paiono emergere.

La prima, banale, è che nell’epoca merovingia la politica era una cosa seria.

Il potere assoluto aveva dei costi assoluti.

Già il padre della Regina fu ucciso dal proprio fratello con una spada, mentre la madre finì gettata in acqua con un masso legato al collo.

La seconda lezione è più complessa: a volte i simboli – le chiome intonse in questo caso – non sono solo
delle vaghe astrazioni, bensì cose assolutamente reali se non necessariamente concrete.

Esattamente come nella storia del biblico Sansone i capelli erano l’origine del potere.

Così per i merovingi valevano due regni – tant’è che i due “cattivi” del racconto, Clotario e Childeberto, regnarono entrambi in seguito: se non felici e contenti, almeno vivi.

James Hansen © riproduzione riservata

Print Friendly, PDF & Email
Condividi