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Pandemie. Choc ‘sistemici’ che possono portare a eventi epocali.

‘Peste e rivoluzione’

Siamo ancora in vita. Qualche mese fa la cosa non pareva una scommessa così sicura.

Le pandemie cambiano la percezione del mondo – e non da ora…

L’ultima pandemia

Siamo, almeno sembra, appena sopravvissuti al passaggio di una “peste”, o meglio, di una pandemia: seppure non causata dalla ‘classica’ Yersinia pestis.

Paragonata a eventi come la Peste di Giustiniano del VI secolo, la Peste nera europea del XIV secolo o anche l’Influenza spagnola del primo XX secolo, l’incidenza di mortalità dovuta al COVID-19 non parrebbe essere sulla stessa scala.

Oltre alla letalità, un’altra caratteristica lega questi accadimenti: la scarsità di dati attendibili sul numero delle vittime, una misura molto imperfetta dell’impatto sulla società.
Per la Peste di Giustiniano, la stima comune è di 50 milioni, ma è basata su un paio di balle raccontate da Procopio di Cesarea, lo storico meno affidabile di tutta l’antichità.
I decessi causati dalla Peste nera sono ancora più incerti.

Gli studiosi fissano l’incidenza della sua mortalità tra il 30% e il 65% della popolazione europea, pur non avendo un’idea molto precisa di quanto fosse numerosa all’epoca.

Duecento milioni di decessi è il dato più spesso citato, ma il numero non ha una reale consistenza.

E la “Spagnola” del 1918-1920? Ebbene, qualcosa tra i 20 e i 100 milioni di morti, forse…

Per quanto riguarda la nostra pandemia COVID, secondo gli americani della Johns Hopkins University, i decessi globali sarebbero ad ora poco più di 6,3 milioni, mentre The Economist li stima tra i 15 e i 25 milioni.

Il mondo anche questa volta ne uscirà cambiato. E non necessariamente in peggio.

Le pandemie sono eventi tremendi, choc ‘sistemici’ che possono portare ad avvenimenti epocali.

È un comune assunto storico — seppure una spettacolare semplificazione— che la Peste nera europea avrebbe portato alla caduta del feudalesimo e dunque, indirettamente, alla Rivoluzione Industriale.

Non c’è —probabilmente— da aspettarsi altrettanto dalla pandemia COVID-19, ma è chiaro che il mondo ne uscirà cambiato, anche se non sappiamo né quanto né come.

E non necessariamente in peggio: uno storico dell’Università di East Anglia, Mark Bailey, attribuisce per esempio proprio alla Peste nera il merito dell’invenzione di una caratteristica istituzione inglese, il pub.

Si calcola che quando quella pandemia raggiunse l’Inghilterra dopo il 1348, le sue successive ondate avrebbero ucciso il 50% della popolazione rurale, creando una forte scarsità di manodopera.

Per i sopravvissuti l’effetto fu di permettergli di ottenere un notevole miglioramento del tenore di vita, con un reddito maggiore e più tempo libero.

Così, Bailey spiega: “Bevvero più birra, e di qualità migliore”.
Altri storici attribuiscono alla peste un allentamento del controllo della Chiesa sulla società medievale.
La sua gerarchia territoriale ne era uscita a pezzi e, secondo le cronache, spesso i sostituti mandati a rimpolpare i ranghi del clero non erano all’altezza dei loro predecessori.

Siccome il passaggio della peste coincise con la “Cattività avignonese” —il trasferimento del papato in Francia dal 1309 al 1377— la confusione era grande e il prestigio della Chiesa ne uscì danneggiato: appena in tempo per lo “Scisma
d’Occidente”, lo scontro fra papi e antipapi che lacerò l’Europa fino al 1418.

L’immagine qui di fianco è una miniatura del XV secolo da un manoscritto delle Cronache di Jean Froissart. Raffigura gli eventi del 1377 quando la Chiesa si scinde in due “obbedienze” che lotteranno per quarant’anni l’una contro l’altra.

Il giudizio che si può avere oggi di questi avvenimenti —la migliorata qualità della birra inglese e l’indebolimento della Chiesa— è variabile, ma sono indicazioni di come le pandemie possano avere effetti duraturi.

Ora c’è solo da chiedersi: Come andrà a finire questa volta?

Biografia dell’autore:

James Hansen è un ex diplomatico di carriera e giornalista. In Italia dal 1975, dopo aver svolto vari ruoli nel servizio estero americano, è stato vice-console degli Stati Uniti a Napoli, per poi passare al giornalismo. Corrispondente di diverse testate tra cui l’International Herald Tribune e il Daily Telegraph, è stato portavoce di personaggi come De Benedetti e Silvio e alla guida degli uffici stampa di Olivetti, Fininvest e Telecom Italia.
Dopo essere stato direttore editoriale di EAST, il periodico di politica internazionale ed economica edito da Europeye, oggi Hansen è presidente di una società di consulenza di relazioni internazionali, con sede a Milano, Hansen Worldwide, che consiglia importanti società e istituzioni; e dirige la News smart settimanale Nota Diplomatica, un’iziativa editoriale che conta migliaia di abbonati.

Link:


Timeline – le pandemie storiche  qui

Procopio di Cesarea  qui

La birra inglese  qui

La “Cattività” e lo “Schiaffo di Anagni

Le ultime sulla Peste nera  qui

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