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Sgocciolamento invasivo d’acqua

Per la Cassazione è un deliberato atto di dolo.

oltreché un divieto sancito dall’art. 908 del codice civile.

Quando si tratta di problemi con il condominio o il vicinato, la prima domanda è: ma il buon senso? Possibile ci sia bisogno della Legge per capire quando una cosa può dare fastidio? Così aldilà che si tratti di panni stesi, rumori molesti sgocciolamento d’acqua, le domande sono sempre le stesse: si può fare? è legale?

E tra le liti più comuni per cui le persone ci scrivono la caduta o lo scolo dell’acqua. Non tutti infatti sanno che tale condotta in realtà costituisce reato.

Salve, volevo dei chiarimenti riguardo una ” problematica” condominiale.

Abito al piano terra di un condominio di 10 unità abitative.

Ho il terrazzo che si affaccia sul vialetto condominiale.

Il mio terrazzo è munito di regolari canalette per fare defluire l acqua 

Alle volte, quando il terrazzo è piuttosto sporco, prima di due spazzate e poi con la pompa di una sciacquata grossolana, per poi pulire e asciugare il tutto con il mocio.

Ovviamente l’acqua scende giù dalle canalette e arriva nel vialetto condominiale.

Alla signora che abita al primo piano, tutto ciò da fastidio, dicendo che il vialetto condominiale si macchia. 

E non è la prima volta che si lamenta a riguardo.

Agata M.

E’ un fatto accertato.

” innaffiare le piante del proprio balcone o del proprio terrazzo senza evitare che queste, gocciolando terriccio, imbrattino un luogo di pubblico transito o un luogo privato ma di altrui uso, integra gli estremi del reato previsto dall’art. 674 cod. pen., punibile con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a duecentosei euro”.


Per la Cassazione il gocciolamento invasivo dell’acqua usata per innaffiare le piante, soprattutto in ambito condominiale, costituisce infatti reato contravvenzionale per cui condanna tale condotta.

“Chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a duecentosei euro”.


Perché si configuri il reato di ‘getto di cose pericolose’, tuttavia, non deve trattarsi di un episodio isolato. Ma deve ripetersi spesso.

A tal guisa è sufficiente dimostrare il carattere continuativo delle emissioni moleste – non è necessaria la ripetitività giornaliera delle stesse. Basta che si protraggano – senza interruzioni di rilevante entità – per un lasso apprezzabile di tempo.

Inoltre ai fini del reato non è richiesto che la condotta abbia comportato un effettivo danno al vicino del piano di sotto, ma è sufficiente che sia idonea a offendere, imbrattare o molestare le persone.

Idoneità fra l’altro che non deve necessariamente essere accertata mediante perizia. Il giudice può difatti decidere anche sulla base di altri elementi di prova, come foto, video e testimonianze.

Lo sgocciolamento dell’acqua insomma, sia esso diretto (è il caso di chi scopi via l’acqua piovana dal balcone facendola cadere sul balcone sottostante) che indiretto (è il caso di chi innaffi le piante e non si curi del fatto che l’acqua in eccesso finisce di sotto), in malafede (è il caso di chi fa volontariamente sgocciolare l’acqua sul terrazzo del vicino) oppure per colpa (è il caso di chi non si accorge dell’ acqua che va a finire di sotto), resta comunque una condotta sanzionabile.

Un divieto quello del ‘gocciolamento o scarico di acque meteoriche su fondo altrui, peraltro sancito dall’art. 908 del codice civile.

Secondo tale articolo, ciascun proprietario deve costruire il tetto in modo che le acque piovane scolino sul suo terreno e non può farle cadere nel fondo del vicino. Lo scarico delle acque meteoriche sul fondo del vicino è ammesso infatti solo qualora sia fondato su una servitù di stillicidio.
La norma parla di acque provenienti dal tetto o dalla copertura di un edificio, ma vale per ogni altro tipo di copertura che sia in grado di raccogliere, per scaricare altrove, le acque piovane.

Vi rientrano perciò terrazzi, lastrici solari, balconi, cornicioni, pensiline o comunque strutture sporgenti…
Infatti essendo una norma con un largo margine di ‘indeterminatezza’ come la definisce la stessa Corte di Cassazione può essere applicata a moltissimi casi ivi compreso quello dello sgocciolamento da annaffio.

Dispositivo dell’art. 908 Codice Civile
Se esistono pubblici colatoi, deve provvedere affinché le acque piovane vi siano immesse con gronde o canali. Si osservano in ogni caso i regolamenti locali e le leggi sulla polizia idraulica.

L’articolo 908 chiarisce inoltre che se esistono “pubblici colatoi”, cioè fognature pubbliche, le acque del tetto di A, non solo non devono essere immesse nel fondo B, ma è obbligatorio convogliarle ed allacciarle alle suddette fognature, secondo i regolamenti locali.


Altre Sentenze sullo scolo delle acque

Scolo di acqua derivante dall’esercizio di attività umane

Ai sensi degli art. 908 e 913 del codice civile, salvo diverse ed espresse previsioni contrattuali, il fondo inferiore non può essere assoggettato allo scolo di acque diverse da quelle che defluiscono dal fondo superiore secondo l’assetto naturale dei luoghi, non essendo legittimo lo stillicidio delle acque piovane, né lo scolo delle acque derivante dall’esercizio di attività umane in grado di incidere, quantitativamente e per intensità, sul deflusso naturale, salva l’eccezione di cui all’art. 913, ultimo comma, del codice civile.

Tribunale Salerno sez. II, 12/05/2014, n.2376

Fori di drenaggio nel muro di sostegno

Praticare dei fori di drenaggio nel muro di sostegno che separa il proprio immobile da altra proprietà, al fine di prevenire fenomeni di ristagno e di umidità, può essere considerata un’opera “abusiva”, in quanto potrebbe aver peggiorato la condizione del fondo servente e, quindi, aver integrato la violazione di cui all’art. 913 del c.c. (“Scolo delle acque”).

Cassazione civile sez. II, 15/10/2010, n.21320

Ciò detto,

Quali conseguenze. Cosa può fare la signora


Verificato di possedere le prove di quanto afferma, può denunciare il fatto alla polizia o ai Carabinieri, presentando querela. Viene così avviato il procedimento penale. Non è sufficiente però dimostrare solo che l’acqua sia finita sul proprio balcone e/o vialetto lasciando al giudice la facoltà di presumerne la provenienza.

E’ indispensabile che fornisca una prova più concreta del fatto. La responsabilità penale è infatti personale e va dimostrata. Senza provare quale specifico soggetto ha posto in essere il comportamento incriminato – attraverso testimoni, prove fotografiche o videoriprese – non ci può essere alcuna condanna.


In mancanza di prove sulla ripetizione delle condotte del soggetto responsabile, può anche agire per via civile iscrivendo una causa davanti al Giudice di pace, o in caso di danni di valore consistente, davanti al Tribunale Civile. In questo caso il principale problema che dovrà superare è riuscire a dimostrare il danno economico effettivamente subito. In mancanza il rischio è quello di ricevere una valutazione equitativa da parte del giudice senza alcuna soddisfazione per l’attrice.

Sia nel caso dell’azione civile che di quella penale resta necessario dimostrare che lo stillicidio d’acqua abbia superato la normale tollerabilità. Concetto quest’ultimo vago e generico, il cui scopo tuttavia è quello di dissuadere i cittadini dall’intraprendere azioni per mere questioni di principio.

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