PROTOCOLLO DI KYOTO

Dodici anni fa entrava in vigore e autorizzava l'apertura dei mercati  per lo scambio di emissioni.

un trionfo eguagliato solo dal suo fallimento

La forza dei numeri

Più che la preservazione dell’ambiente è probabile che sia stata l’armonia della matematica a convincere i Governanti di quasi 200 Paesi a sottoscrivere quell’Accordo magnificato come l’impegno che avrebbe cambiato il mondo.

Da quando infatti è entrato in vigore – il 16 febbraio 2005 – ,tra politiche e misure,  il Protocollo di Kyoto si è rivelato solo un esercizio burocratico per piazzare una nuova commodity con dilemmi, visti i risultati, ben diversi da quelli del clima.

Il problema ambientale legato al contenimento delle emissioni, era ed è sempre molto lontano dall’esser risolto anche se tutto, persino quel che inquina di più, adesso ha anche il lato  “green” e per questo, naturalmente, costa di più.

Del resto c’era da aspettarselo. Il riduzionismo elementare cui si è fatto ricorso nel corso degli anni per stare nei limiti fissati a Kyoto,  è in evidente contrasto con le imperative dinamiche di mercato tanto che, dopo un inizio scoppiettante, le logiche borsistiche hanno preso il sopravvento fino a rovesciarne gli effetti.

 

i mercati dell'aria inquinata

sfocatura

Legittimate dal principio di precauzione infatti, le politiche internazionali, con il Protocollo di Kyoto, si impegnano per una riduzione globale del principale gas di combustione, il biossido di carbonio (ndr. CO2) e per lo sviluppo sostenibile.

Dando per scontate difficoltà di conversione dei sistemi produttivi, sono perciò introdotti meccanismi flessibili in grado di fornire un’alternativa ai sistemi produttivi colpiti dall’onere delle riduzioni.

Con la creazione di un mercato globale del carbonio la natura giuridica della CO2 viene ridefinita e lo scomodo “rifiuto” riciclato in bene commerciabile diventa una “risorsa” al pari di una fonte energetica, sulla quale si lanceranno a testa bassa imprese e investitori che permetterà la crescita, in pochissimo tempo, di un infinito mercato di derivati. Troppo appetibile per essere ignorato.

Risultato: dopo 12 anni di sacrifici energetici, pagati direttamente in bolletta in fior di milioni, l’aria è sempre la stessa. La crisi del clima è tutta da affrontare, e la crisi finanziaria del vecchio crack delle banche, a sentire i guru della materia, è pronta a intossicare il sistema.

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INQUINAMENTO A PREZZO DI MERCATO

Non è un segreto. Eppure forse una persona su un milione sa che esiste il mercato dell’anidride carbonica. E’ business milionario con una propria borsa, indici, bollettini di scambio e compagnia cantando, il mercato del CO2 in cui le imprese, proprio come succede per le obbligazioni finanziarie, possono comprare, vendere e commerciare fra loro “crediti di carbonio”, cioè veri e propri permessi di inquinare. 

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