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Referendum Costituzionale

- Referendum -
di M.Cristina Franconi

Questa volta vince chi prende più voti. A prescindere da quanti votino.

Ora chiamati a referendum tocca agli Italiani decidere sulla riforma della Boschi.

La riforma costituzionale sottoposta a referendum chiama tutti a respingere o approvare la revisione di 47 articoli della costituzione. Si tratta della riforma presentata dalla Ministra Boschi e appoggiata dal Governo Renzi che in sede di votazione in Parlamento, non ha raggiunto la maggioranza qualificata.

L’adozione di leggi costituzionali, nel nostro ordinamento, prevede infatti una procedura regolata e disciplinata nell’articolo 138 della Costituzione. 

Vince chi prende più voti

Diversamente dal referendum abrogativo,  questo referendum confermativo o costituzionale non richiede il raggiungimento di un quorum. 

Cioè una quota minima di votanti su tutti gli aventi diritto. 

Pertanto non ha nessun effetto sulla validità della consultazione il non recarsi a votare,  dato che la determinazione dipende solo dalla maggioranza dei voti espressi, validi.

In due parole: vince chi prende più voti. A prescindere da quanti votino

Ma cosa incarna questa riforma?

Secondo i sostenitori del SI il referendum produrrebbe:   

  • fine del bicameralismo perfetto;
  • iter-legislativo più veloce;
  • risparmio derivante da un taglio al numero dei senatori, del loro stipendio e dall’abolizione del CNEL;
  • la revisione del titolo V della parte II della Costituzione  ( nuova conformazione del  Senato che rappresenterebbe meglio i territori e le autonomie locali grazie all’accentramento di varie materie legislative che comporterebbero il superamento di conflitti tra Stato e regioni).
  • l’aumento delle firme per i disegni di legge di iniziativa  popolare e riduzione del quorum che spesso rende nulle le consultazioni referendarie.

Per i sostenitori del NO invece i principali punti di contrarietà riguardano:  

  • illegittimità della riforma in quanto prodotta sotto dettatura del governo per iniziativa libera da un parlamento  eletto per effetto del “Porcellum” , fornito cioè da una legge elettorale dichiarata incostituzionale che andrebbe a garantire, peraltro, agli amministratori regionali e locali l’immunità parlamentare;
  • conflitti di competenza tra Stato e Regioni e tra Camera e nuovo Senato al posto di quanto afferma il governo riguardo la paventata fine del “bicameralismo perfetto” che al contrario diventa ancor più confuso;
  • nessuna semplificazione ma un’evidente complicazione della procedura legislativa con il nuovo Senato per quanto riguarda la produzione delle norme;
  • costi della politica tutt’altro che dimezzati. Con la riforma si risparmia un quinto della spesa del Senato in previsione di un aumento privilegi e stipendi d’oro di chi lavora in Parlamento con conseguente  aggravio sui conti pubblici ;
  • Ia partecipazione diretta dei cittadini che con questa riforma comporta l’obbligo di raggiungimento di 150mila firme contro le 50mila attuali per i disegni di iniziativa popolare ;
  • la sovranità popolare per niente garantita da questa riforma che insieme alla nuova legge elettorale approvata, Italicum, espropria la sovranità al popolo e la consegna nelle mani di una minoranza parlamentare che si impossessa di tutti i poteri solo grazie al premio di maggioranza ;
  • la mancanza di equilibrio tra i poteri costituzionali in quanto la riforma Renzi-Boschi mette organi di garanzia – Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale – in mano alla falsa maggioranza prodotta dal premio elettorale.
  • l’incomprensibilità della riforma, poco chiara e scritta per non essere compresa;
  • la modifica del Titolo V della seconda parte della Costituzione e la riduzione dell’autonomia degli enti locali, privati di mezzi finanziari e competenze, a favore dello stato centrale.

Ora servono le Leggi

Nella sostanza a monte del merito di questa legge c’è un problema gigantesco, ovvero il fatto che la riforma Boschi è considerata come una riforma costituzionale di governo, e quindi considerata inopportuna perché approvata da una maggioranza ristretta divenuta tale a causa di una legge incostituzionale, e senza un chiaro mandato popolare.

In risposta a questo i sostenitori del SI ribadiscono la piena legittimità del governo Renzi rammentando a chi ne critica l’azione, che il mandato accettato da Napolitano, era vincolato, a fronte della necessità di allora, alla produzione di una riforma delle legge elettorale. Una riforma insomma  che semplifica e perché aiuta a lavorare meglio nell’interesse dei cittadini.

La fine del bipolarismo  di questi ultimi anni, ha reso urgente una riforma delle legge elettorale.  

L’Italicum, infatti legge elettorale già approvata dal Governo, presto riceverà il parere della Consulta chiamata ad esprimersi sull’incompatibilità con il cosiddetto Consultellum che designa i Senatori.  Eppure…

 

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