Home » webzine » rubriche » nota diplomatica » Sangue reale. I danni dei matrimoni tra consanguinei

Monarchie ormai solo simboliche con un ruolo cerimoniale

Le monarchie ereditarie europee hanno ormai un ruolo essenzialmente cerimoniale. Ad oggi, ne rimangono dieci: sette ‘regni’ (Danimarca, Norvegia, Svezia, Regno Unito, Spagna, Paesi Bassi e Belgio), due ‘principati’ (Liechtenstein e Monaco) e un ‘granducato’, il Lussemburgo.

 

All’inizio del Ventesimo secolo, la Francia, la Svizzera e la Repubblica di San Marino erano le uniche nazioni europee ad avere una forma di governo repubblicana. Meno di due decenni dopo il sistema delle monarchie sovrane—da tempo traballante—non c’era più, crollato sotto la pressione della Prima guerra mondiale. Ciò dopo essere sopravvissuto fin dal Medioevo, quando il collasso del potere imperiale romano permise a molti di ‘mettersi in proprio’, sostenuti anche dall’invenzione del ‘Diritto divino dei re‘ secondo cui il monarca godeva di un’autorità concessagli direttamente da Dio e trasmessa in seguito ai discendenti attraverso il ‘sangue reale’…

 

Ora, le cause del crollo finale del sistema furono tante, ma tra le prime c’era la semplice e manifesta incompetenza di molti regnanti—forse specialmente tra i più importanti—ed è proprio lì che il divino ‘sangue dei rei’ tornò a mordere…

Il prezioso fluido, la fonte—almeno ideale—dell’autorità reale, andava protetto, conservato e usato con parsimonia. Il risultato fu che molte dinastie preferirono ‘proteggere la propria purezza’ anche con matrimoni tra consanguinei più o meno vicini—cioè, l’incesto, o almeno qualcosa che finì per somigliargli parecchio.

 

Il caso più noto fu quello della dinastia asburgica, feudale prima, regale e imperiale poi, potente fin dal 13º secolo. Col passare del tempo gli Asburgo acquisirono, oltre la corona imperiale, i troni di Austria, Ungheria, Boemia, Spagna (fino al 1700) e, oltre a questi, i Paesi Bassi, la Toscana e Modena. Persero il loro ultimo trono, quello d’Austria e Ungheria, nel 1918

Oltre al potere e le immense ricchezze, gli Asburgo furono noti per una particolare caratteristica fisica: la mascella abnormemente allungata, divenuta nel tempo una sorta di marchio di fabbrica—ma anche il segno esteriore di un concentrato di difetti genetici dovuti ai continui incroci tra parenti stretti. La pratica era particolarmente presente tra i membri dell’importante ramo spagnolo della dinastia—fortemente caratterizzato dai ripetuti matrimoni tra zii, nipoti e cugini primi—che si estinse nel 1700 proprio per le accumulate patologie fisiche e mentali di tipo genetico.

 

Non è l’unico caso del genere. Quasi altrettanto nota è la ’emofilia reale’, propagata su tre generazioni dei reali europei a partire dalla Regina Vittoria d’Inghilterra e i suoi nove figli, una patologia che in seguito distrusse sostanzialmente la famiglia reale russa, danneggiando molto seriamente anche quella spagnola.

Per chi volesse approfondire, c’è un’interessante galleria di 16 ‘reali incestuosi’ qui.

 

Nota diplomatica di James Hansen 

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Biografia dell’autore:

James Hansen è un ex diplomatico di carriera e giornalista. In Italia dal 1975, dopo aver svolto vari ruoli nel servizio estero americano, è stato vice-console degli Stati Uniti a Napoli, per poi passare al giornalismo. Corrispondente di diverse testate tra cui l’International Herald Tribune e il Daily Telegraph, è stato portavoce di personaggi come De Benedetti e Silvio e alla guida degli uffici stampa di Olivetti, Fininvest e Telecom Italia.
Dopo essere stato direttore editoriale di EAST, il periodico di politica internazionale ed economica edito da Europeye, oggi Hansen è presidente di una società di consulenza di relazioni internazionali, con sede a Milano, Hansen Worldwide, che consiglia importanti società e istituzioni; e dirige la News smart settimanale Nota Diplomatica, un’iziativa editoriale che conta migliaia di abbonati.

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