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Un insieme di regole e procedure per trasformare preferenze in voti.

Si parla di legge elettorale spesso riferendosi alla "formula elettorale", cioè la formula matematica per trasformare i voti in poltrone.

M. Cristina Franconi
ndr L'argomento è complesso e neanche tanto vivace. Utilizzerò pertanto una forma espositiva che sia la più chiara possibile.  A chi ha il coraggio di proseguire auguro buona lettura.

- sistemi elettorali -

Sistema elettorale cos'è

Il “sistema elettorale” è un insieme di regole e procedure che disciplina tutte le operazioni che precedono, accompagnano e seguono lo svolgimento delle elezioni. 

Regola, pertanto, il processo con il quale le preferenze sono trasformate in voti ed i voti in ruoli di autorità (spesso seggi). Ed è dunque  a due stadi, anche se comunemente si dà maggiore risalto alla sua seconda parte. 

Nel linguaggio corrente si parla di “sistema elettorale riferendosi più spesso soltanto alla “formula elettorale”, cioè alle regole che disciplinano il meccanismo matematico impiegato per la trasformazione dei voti degli elettori in seggi parlamentari ed in cariche. Ma quali sono le formule?

L’attribuzione dei seggi cambia a seconda della formula


Tradizionalmente i sistemi elettorali si distinguono in relazione alle formule elettorali adottate (il metodo, appunto, stabilito per l’attribuzione dei seggi) che possono essere maggioritarie: i seggi sono attribuiti ai candidati che hanno ottenuto la maggioranza dei voti; oppure proporzionali: in questo caso i seggi sono attribuiti in proporzione alla percentuale dei voti ottenuti dai partiti.

Iniziamo intanto con la distinzione fra sistema proporzionale e sistema maggioritario così come definiti dal costituzionalista Lavagna nel suo “Istituzioni di diritto pubblico” (UTET,1983)

Proporzionale e Maggioritario

Sistema proporzionale: Si definisce tale qualunque sistema elettorale che attribuisca a ciascuna formazione politica un numero di rappresentanti eletti in numero direttamente proporzionale alla percentuale di voti ottenuti. 

Sistema maggioritario: E’ invece definito maggioritario qualunque sistema elettorale che attribuisca a ciascuna formazione politica un numero di rappresentanti eletti che non è in rapporto, diretto o indiretto, con il numero o la percentuale di voti ottenuti. 

 

E’ opportuno precisare che nella definizione giurisprudenziale di “sistema maggioritario” rientrano quindi anche quei sistemi elettorali che prevedono uno sbarramento o un premio di maggioranza […] tali sistemi quindi, erroneamente definiti proporzionali o “proporzionali corretti” andrebbero più coerentemente definiti come maggioritari, al limite come “maggioritari con ripartizione proporzionale” (Lavagna, cit.).

 

Formula maggioritaria assoluta e relativa 

La categoria della formula maggioritaria si suddivide in assoluta (majority) e relativa (plurality) .

La formula maggioritaria assoluta è quella che presuppone che il candidato, per essere eletto, ottenga il 50% + 1 (ovvero la metà più uno) dei voti validamente espressi.

La formula maggioritaria relativa, invece consente che l’assegnazione del seggio avvenga a favore del candidato che consegua il maggior numero di voti (maggioranza relativa o semplice) rispetto ai suoi avversari.


La formula proporzionale si distingue a seconda del metodo di calcolo del quoziente, ovvero del divisore, usato per la distribuzione dei seggi.


Il quoziente elettorale può essere naturale o corretto.  

Il primo è dato dal rapporto tra il numero dei voti espressi nel collegio ed il numero dei seggi messi in palio nel collegio stesso. 

Cioè suddiviso il numero dei votanti per il numero dei seggi da assegnare, risulteranno eletti quei candidati di ciascuna lista che raggiungano tale quoziente ( ovvero il “risultato” di tale divisione ).

Il quoziente corretto, invece, consente di aumentare il numero dei seggi messi in palio, di uno o di due unità, in modo da diminuire il quoziente e quindi il numero dei voti sufficienti per ottenere un seggio. 

A un maggiore correttivo corrisponde un maggior favoritismo nei confronti dei partiti minori.


I seggi che non sono assegnati

Sono previsti anche dei meccanismi volti a distribuire i seggi che non sono assegnati, cioè ad arginare il fenomeno dei resti, che sono proprio i voti che non sono risultati sufficienti al fine della diretta attribuzione dei mandati. In questo caso i meccanismi più utilizzati sono: 

la formula dei maggiori resti, in base alla quale i seggi non assegnati sono attribuiti progressivamente ai partiti che hanno più resti; 

la formula della media più alta, che invece, prima suddivide il numero dei voti riportati da ciascuna lista per il numero dei seggi da assegnare e poi attribuisce, questi ultimi, alla lista che ottiene la media più alta (il cui risultato della divisione è più alto); 

E, la formula della cifra più alta, che assegna i seggi al partito che ha la maggioranza relativa.

 

Nel metodo del divisore, si dividono poi i voti ottenuti da ciascuna lista (cosiddetta cifra elettorale di lista) per un divisore, che corrisponde ad una serie di numeri successivi ed i seggi sono assegnati a chi ottiene i risultati più alti. 

Il divisore cambia a seconda del metodo : D’Hondt o Sainte-Lague che si sceglie.

Le differenze

Il primo esige la divisione di tutte le cifre elettorali (i voti ottenuti da ciascuna lista) per un divisore comune che partendo da 1, in ordine crescente e successivo, arriva al numero dei seggi in palio, e poi si procede all’assegnazione dei seggi alle liste che progressivamente hanno ottenuto i quozienti più alti. 

Il secondo invece presuppone sempre la divisione del totale dei voti di ciascuna lista per un divisore che corrisponde ad una serie di numeri crescenti, i quali, però, non sono successivi ma distanziati ( cioè, per esempio, 1, 3, 5, …,). 

I numeri divisori, ovviamente sono in base a quanti i seggi messi in palio, i quali vengono assegnati alle liste che progressivamente hanno ottenuto i quozienti elettorali più alti.

La divisione dei voti ottenuti da ciascuna lista per numeri divisori non successivi, ma distanziati, consente risultati più favorevoli per le piccole liste.

Ma ci sono altre differenze

Al sistema proporzionale, possono poi essere applicati dei correttivi quali: 

la clausola di sbarramento, detta anche clausola di accesso che consente l’estromissione, dal processo di ripartizione dei seggi, di quelle liste che abbiano ottenuto una cifra elettorale di lista inferiore alla soglia di accesso. 

I voti delle liste escluse sono ripartiti in questo caso proporzionalmente tra tutti i partiti che abbiano, invece, raggiunto la percentuale prestabilita. 

Il premio di maggioranza, che attribuisce alla lista o alle liste che hanno ottenuto la maggioranza relativa dei voti, un numero di seggi superiore rispetto a quelli ottenuti. Questo può essere a sua volta: di lista, quando il premio è assegnato alla lista che risulta prima alle elezioni o a tutte le liste che superano un determinato quorum.

di coalizione, e in questo caso il premio è assegnato al gruppo di liste, (appunto coalizione) che risulta primo. Oppure fisso quando la quota dei seggi da assegnare è predeterminata, o variabile. In questo caso la quota varia a seconda della maggioranza stabilita da raggiungere.

 

Oltre alle formule elettorali, vi sono almeno altri due fattori che incidono sui singoli sistemi elettorali.

Ovvero il collegio elettorale, cioè l’ambito territoriale entro il quale l’elettore è chiamato ad eleggere uno o più candidati. 

Questo infatti può essere uninominale o plurinominale, a seconda se serva ad eleggere, rispettivamente, un solo candidato, o ad assegnare più seggi.

In genere, pur con delle eccezioni (Stati Uniti d’America e Germania) nei sistemi maggioritari coesistono i collegi uninominali, mentre i collegi plurinominali sono adottati nell’ambito dei sistemi proporzionali.

L’altro fattore è il carattere del voto attribuito all’elettore, vale a dire la libertà che gli si riconosce. Ovviamente questa  è maggiore quando dispone di uno o più voti di preferenza tra i candidati di una lista o a favore di candidati di una lista diversa da quella votata (cosiddetto panachage), mentre è ridotta nel caso di liste bloccate.

 

Nella realtà, tuttavia, non esistono applicazioni “pure” delle formule maggioritarie e delle formule proporzionali, in quanto nelle democrazie contemporanee non sono previsti né sistemi che rappresentino solo la maggioranza, né casi in cui sia garantita una distribuzione perfettamente proporzionale rispetto ai voti. 

Infine ci sono le formule miste, che, invece, sono basate sulla combinazione di meccanismi proporzionali e maggioritari.

 

 

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