un firewall sociale.

Nella storia umana le maschere  sono state  usate sempre di fronte a  epidemie o patologie. 

In Asia orientale indossare coperture per il viso per evitare l’esposizione all’aria cattiva è un’usanza che precede  il Coronavirus e si estende alle fondamenta stesse della cultura. 

Per noi no. La maschera è sempre stata parte dell’arsenale medico, ed è come indossare una parete refrattaria.

Tuttavia è uno strumento indispensabile per rallentare la diffusione del COVID-.

Combinata con altre misure preventive, come il lavaggio frequente delle mani e l’allontanamento sociale è praticamente la cosa più semplice ed efficace che possiamo fare per frenare questa terribile malattia.

Una barriera per limitare la dose infettiva.

Alcuni lamentano che sono scomode – io – , per altri sono inutili, dannose per la loro salute o inefficaci, ma la linea di fondo degli esperti, è che qualsiasi maschera – chirurgica mono utilizzo, o di comunità in stoffa lavabile – che copra naso e bocca è una barriera di comprovato beneficio.

Medici statunitensi hanno osservato che la dose di esposizione determina la gravità della malattia: se la quantità di virus a cui ci si espone è molto alta, la risposta immunitaria può essere facilmente sopraffatta. 

Non è proprio una novità. Il concetto di dose virale o infettiva, correlato alla gravità della malattia esiste da quasi un secolo. 

La maggior parte delle mascherine non è in grado di bloccare del tutto il virus, tutte però  riducono la quantità che potremmo inalarne.  

“Una maschera, che sia chirugica o di stoffa, non è una protezione di alto livello per cui sentirsi troppo sicuri di sé”. Afferma Lydia Bourouiba del Massachusetts Institute of Technology di Cambridge. “Non sostituisce l’allontanamento sociale”.

Da adesso al 1° gennaio potremmo salvare 770.000 vite

In effetti il contagio potrebbe sempre avvenire attraverso le membrane degli occhi, un rischio che il mascheramento in ogni caso non elimina. Ma secondo la ricerca  mascherina e  distanziamento possono salvare vite umane.

Lo studio è stato  pubblicato nei giorni scorsi è dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME-*1) .
Un’organizzazione di ricerca sanitaria globale indipendente presso la University of Washington School of Medicine che fornisce misurazioni, rigorose e comparabili, dei problemi di salute più importanti del mondo e valuta le strategie utilizzate per affrontarli. 

Nelle sue prime proiezioni globali della pandemia COVID-19 per nazione, l’IHME prevede che quasi 770.000 vite in tutto il mondo potrebbero essere salvate da ora al 1 gennaio attraverso misure comprovate di protezione come indossare la mascherina e il distanziamento sociale.

Previsione scoraggiante se tutto resta così.

Secondo il Dr. Christopher Murray direttore dell’IHME “Siamo di fronte alla prospettiva di un dicembre mortale, soprattutto in Europa, Asia centrale e Stati Uniti.

La scienza è chiara e le prove inconfutabili: indossare la maschera, allontanarsi dalla società e limitare le riunioni sociali”.

“Queste prime proiezioni mondiali per paese “- continua Murray – “offrono una previsione scoraggiante e una tabella di marcia anti-COVID che i leader governativi e gli individui possono seguire”.

Le informazioni sono ampiamente disponibili così da poter fornire ai responsabili politici le prove di cui hanno bisogno per prendere decisioni informate sull’allocazione delle risorse e migliorare la salute della popolazione.

Tre sono i casi

L’IHME nello studio pubblicato, modella tre possibili scenari: 

Il “caso peggiore” ovvero quello in cui l’utilizzo delle maschere rimane ai tassi attuali e i governi continuano ad allentare le misure di distanziamento sociale, che porterebbe a 4,0 milioni di morti totali entro la fine dell’anno

Il “caso migliore” di 2,0 milioni di morti totali se l’uso della maschera è quasi universale e i governi impongono requisiti di allontanamento sociale quando il loro tasso di mortalità giornaliero supera l’8 per milione; e infine 

Lo scenario “più probabile” che presuppone che l’uso di maschere individuali e altre misure di mitigazione rimangano invariate, provocando appena circa 2,8 milioni di morti totali – circa 1,9 milioni in più da oggi fino alla fine dell’anno -. Morti che a dicembre potrebbero arrivare fino alle 30.000 giornaliere. Non è uno scherzo.

Uso o smaltimento improprio il rischio sono le "trasmissioni secondarie" e il forte impatto sull'ambiente

L’IHME non è l’unica organizzazione a sottolineare l’importanza di usare sempre mascherine.

Per il Dr. Peter Chin-Hong, professore di medicina e specialista in malattie infettive alla UC San Francisco al confronto della mascherina pulire l’iPhone o la spesa, sono distrattori .  E chiarisce: “Non alzi le mani se pensi che una maschera non sia efficace al 100%. È stupido. Nessuno prende una medicina per il colesterolo perché impedirà un attacco di cuore il 100% delle volte, ma stai riducendo sostanzialmente il rischio “.

Molti studi hanno confermato che una gestione corretta della mascherina ha influito in modo significativo sulla protezione dal virus. 

E che l’uso o lo smaltimento improprio di quelle monoutilizzo – considerato l’incalcolabile numero destinato a circolare – non solo può causare una “trasmissione secondaria”  ma avere sull’ambiente un effetto devastante . 

Tecnica verde che converte altri materiali in grafene mediante laser
La maggior parte dei materiali contenenti carbonio può essere convertita in grafene utilizzando un sistema laser a infrarossi CO2 commerciale.
CREDITO City University di Hong Kong

Materiali alternativi per maschere anti COVID

Le maschere chirurgiche convenzionali comunemente usate, non sono antibatteriche. I tessuti soffiati a fusione, in esse utilizzati come filtro, hanno un forte impatto ambientale perchè difficili da decomporre. 

Alla luce di questi dati gli scienziati si sono messi a cercare materiali per la produzione di dispositivi salvavita, alternativi.

Tra le tante soluzioni proposte da aziende, brand, e studiosi solo alcune però sono realmente proiettate nel prossimo futuro.

La ricerca condotta dal dottor Ye Ruquan, professore assistente del dipartimento di chimica di CityU, in collaborazione con altri ricercatori, promette bene. * (2)

CityU Mask. Prestazione eccellente

Il team di ricercatori della City University of Hong Kong (CityU), infatti, ha prodotto con successo maschere in grafene con un’efficienza antibatterica dell’80% che può essere aumentata fino a quasi il 100% con l’esposizione alla luce solare per circa 10 minuti. 

In confronto, l’efficienza antibatterica della fibra di carbonio attivata e dei tessuti soffiati a fusione, entrambi materiali comunemente usati nelle maschere, è rispettivamente solo del 2% e del 9% ! . 

Che COVID-19 avrebbe perso la sua infettività alle alte temperature lo suggerivano studi precedenti. 

Il team ha condotto perciò esperimenti per verificare se l’effetto fototermico del grafene (che produce calore dopo aver assorbito la luce) aumenta l’effetto antibatterico. 

I risultati hanno mostrato che l’efficienza antibatterica del materiale di grafene potrebbe essere migliorata al 99,998% entro 10 minuti alla luce del sole, mentre la fibra di carbonio attivata e i tessuti soffiati a fusione hanno mostrato solo un’efficienza del 67% e dell’85% rispettivamente.

Il team del dottor Ye utilizza il sistema laser a infrarossi CO 2 per generare grafene. I risultati degli esperimenti mostrano che il grafene che hanno prodotto mostra un'efficienza antibatterica molto migliore rispetto alla fibra di carbonio attivata e ai tessuti soffiati a fusione.
CREDITO City University di Hong Kong

Grafene indotto dal laser

“I test iniziali – si legge nel comunicato – hanno dato risultati molto promettenti nella disattivazione di due specie di coronavirus umani “- . Il materiale di grafene ha inattivato oltre il 90% del virus in cinque minuti e quasi il 100% in 10 minuti alla luce del sole”. 

Il team prevede di condurre test con il virus COVID-19 in seguito, ma sebbene siano necessarie ulteriori ricerche sull’esatto meccanismo della proprietà di uccisione dei batteri del grafene, tutto fa presagire che l’esito sarà lo stesso.

Le maschere in grafene sono facilmente realizzabili a basso costo e possono aiutare a risolvere i problemi di approvvigionamento di materie prime e smaltimento di maschere non biodegradabili.

Il dottor Ye ha studiato l’uso del grafene indotto dal laser, nello sviluppo di energia sostenibile.  

Efficienza eco friendly

Il grafene è noto per le sue proprietà anti-batteriche, e la produzione di maschere dalle prestazioni superiori con grafene indotto dal laser era nei piani dello studioso già prima dello scoppio del COVID.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica ACS Nano , intitolata ” Self-Reporting and Photothermally Enhanced Rapid Bacterial Killing on a Laser-Induced Graphene Mask “.

Il Team conta di rilasciare sul mercato la nuova maschera antibatterica non appena ottenute le certificazioni ma intanto il prossimo passo è migliorare ulteriormente l’efficienza dell’antivirus e sviluppare, per la maschera riutilizzabile, una struttura ottimale .

“Le maschere di grafene indotte dal laser sono anche riutilizzabili.  Se i biomateriali vengono utilizzati per la produzione di grafene,- ha detto il dottor Ye – questo può aiutare a risolvere il problema dell’approvvigionamento di materie prime per le maschere. 

E può ridurre l’impatto ambientale causato dalle maschere usa e getta non biodegradabili”.

Una materiale di facile produzione

Il dottor Ye ha descritto la produzione di grafene indotto dal laser come una “tecnica verde”. 

Utilizzando questa tecnica, tutti i materiali contenenti carbonio, come la cellulosa o la carta, possono essere convertiti in grafene. 

E la conversione può essere effettuata in condizioni ambientali senza utilizzare sostanze chimiche diverse dalle materie prime, né causare inquinamento. 

In più il consumo di energia è basso”.

Ha poi anche voluto precisare: “la produzione di grafene indotto dal laser è facile. In appena un minuto e mezzo, un’area di 100 cm² può essere convertita in grafene come strato esterno o interno della maschera. 

Inoltre anche se il prezzo varia a seconda delle materie prime impiegate per la produzione del grafene indotto dal laser, dovrebbe restare  compreso tra quello della comune maschera chirurgica e quello della N95″.

Nel frattempo

Aspettando che CityU Mask arrivi, intanto, quella più confortevole, che si può indossare comodamente e in modo coerente, è senz’altro  la  maschera migliore. 

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