Al limite.
Facendo confusione tra l'aumentata sopravvivenza media e la "naturale" durata della vita umana, si è fatta strada l'impressione - erronea - che nei tempi antichi fossero rari gli anziani. No.
L'aspettativa di vita è aumentata. La durata dell'esistenza invece resta quella.
Si è enormemente allungata in quest’ultimo secolo l’attesa di vita in tutto il mondo.
Secondo l’Onu, mediamente, una persona nata nel 1960 poteva aspettarsi di sopravvivere fino all’età di 52,5 anni.
Nel 2019, sempre secondo l’Onu, l’attesa di vita mondiale sarebbe arrivata ai 72,6 anni.
Facendo confusione tra l’aumentata sopravvivenza media e la “naturale” durata della vita umana, si è fatta strada l’impressione – erronea – che nei tempi antichi fossero rari gli anziani.
No, bastava riuscire ad arrivare ancora in vita ai 21 anni – e poi evitare di morire in un incidente, in un atto di violenza o avvelenato – per potere campare quasi a lungo quanto la gente di oggi.
Dal 1200 al 1745 i ventunenni raggiungevano in media un’età tra i 62 e i 70 anni – eccezione fatta per il 14° secolo, quando la peste bubbonica ridusse l’attesa di vita media ai 45 anni.
Stiamo sempre lì.
Lo storico Walter Scheidel della Stanford University, uno specialista della demografia dell’epoca romana, dice: “La durata della vita umana, in contrasto all’attesa di vita – che è un costrutto statistico – non mi pare sia molto cambiata”.
Cioè, anche se molta più gente di una volta arriva in vista del traguardo massimo, il limite è sempre lì, più o meno dov’è sempre stato…
