Le restrizioni ai collegamenti satellitari utilizzati dall’esercito ucraino riportano l’attenzione sul rapporto tra Washington e SpaceX. Un rapporto che, negli ultimi anni, ha portato le amministrazioni americane a chiedere interventi sulla rete Starlink in diversi scenari di crisi.

Le comunicazioni satellitari sono ormai parte delle operazioni militari e delle strategie diplomatiche. Le richieste americane a SpaceX mostrano quanto potere possa concentrarsi nelle mani di chi controlla una rete diventata indispensabile.
Dai terminali di Hezbollah alle proteste iraniane
A ricostruire le richieste delle amministrazioni americane a SpaceX è un’inchiesta pubblicata il 24 ottobre da Reuters, basata sulle testimonianze di sei ex alti funzionari statunitensi. Le rivelazioni riguardano sia gli interventi per limitare l’accesso alla rete satellitare sia quelli destinati a renderla disponibile in territori attraversati da guerre e proteste.
Nell’ottobre 2023, mentre gli scontri tra Israele e Hezbollah interessavano il Libano meridionale, l’intelligence americana segnalò alla Casa Bianca che persone collegate all’organizzazione libanese avrebbero potuto disporre di terminali Starlink. Apparecchiature analoghe erano finite, attraverso intermediari, anche nella disponibilità degli Houthi nello Yemen, impegnati negli attacchi contro il traffico marittimo nel Mar Rosso.
L’amministrazione Biden chiese a SpaceX di individuare i dispositivi e interromperne il funzionamento. Almeno una parte dei terminali segnalati venne effettivamente disattivata, secondo due degli ex funzionari coinvolti nella ricostruzione.
In Iran, invece, Washington perseguiva l’obiettivo opposto. Dopo la morte di Mahsa Amini, nel settembre 2022, le autorità iraniane avevano imposto pesanti restrizioni a Internet nel tentativo di contenere le proteste. Il governo americano sollecitò SpaceX a rendere disponibile Starlink e contribuì all’introduzione di alcuni terminali nel Paese, per consentire collegamenti indipendenti dalle infrastrutture controllate da Teheran.
La stessa possibilità è stata discussa durante la presidenza Trump, dopo gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran nel giugno 2025 e nel febbraio 2026. L’amministrazione americana ha cercato di favorire le comunicazioni dei manifestanti attraverso nuovi dispositivi satellitari, ma non è stato accertato se tutte le attivazioni richieste siano state effettivamente realizzate.
L’elemento comune a questi interventi è la possibilità di modificare l’accesso a una rete commerciale in funzione degli obiettivi strategici americani. Un terminale può essere autorizzato a collegarsi oppure escluso dal servizio senza che sia necessario intervenire fisicamente sull’apparecchiatura.
In Ucraina il problema si rovescia
Quando la Russia invase l’Ucraina nel febbraio 2022, Starlink divenne rapidamente una risorsa preziosa per le forze armate di Kiev. I collegamenti satellitari permettevano di comunicare anche dove bombardamenti e combattimenti avevano danneggiato le infrastrutture terrestri, mentre l’amministrazione Biden chiedeva a SpaceX di ampliare la disponibilità del servizio.
Quattro anni dopo, quella dipendenza è al centro di una controversia che riguarda direttamente la conduzione della guerra.
Le restrizioni introdotte in ottobre hanno interessato soprattutto Starshield, il sistema militare sviluppato da SpaceX. I terminali installati su mezzi in rapido movimento, compresi alcuni droni, hanno incontrato limitazioni che ne hanno compromesso l’impiego. Zelensky ha denunciato le conseguenze per le operazioni ucraine, chiedendo il ripristino delle normali prestazioni.
Sull’origine della decisione, tuttavia, le ricostruzioni divergono. Fonti americane e occidentali hanno riferito che l’indicazione di rallentare il servizio sarebbe arrivata dall’interno della Casa Bianca, senza identificare chi l’avesse impartita. Un’altra ricostruzione, pubblicata dal Wall Street Journal, ha attribuito direttamente a Musk la decisione di imporre le limitazioni.
Lo stesso imprenditore ha sostenuto che Starshield è controllato dal governo americano e che le restrizioni dipendono dalle autorità militari e, in ultima istanza, dal presidente degli Stati Uniti. Il segretario di Stato Marco Rubio ha invece indicato in SpaceX e Musk i soggetti responsabili delle decisioni sull’accesso al servizio.
Trump ha dichiarato che i collegamenti erano stati ripristinati, ma fonti militari ucraine continuavano a segnalare limitazioni alla velocità dei terminali. Per Kiev, la questione resta operativa prima ancora che diplomatica: il funzionamento di una tecnologia sulla quale sono stati costruiti sistemi di comunicazione e difesa non può essere considerato un dettaglio secondario.
L’Europa teme di trovarsi nella stessa situazione
Le difficoltà ucraine hanno riacceso le preoccupazioni degli alleati europei, che utilizzano tecnologie americane per numerose attività legate alla sicurezza e alla difesa. Starlink ha dimostrato di poter garantire collegamenti anche in condizioni estreme, ma proprio la sua efficacia ha favorito una dipendenza alla quale oggi è difficile sottrarsi.
Nel breve periodo l’Europa non dispone di un’alternativa pienamente equivalente alle capacità della rete di SpaceX. Sviluppare sistemi satellitari autonomi richiede investimenti, infrastrutture e tempo, mentre le esigenze militari sono immediate e non possono essere sospese in attesa di nuove tecnologie.
Anche al Congresso americano sono state chieste spiegazioni sulle restrizioni imposte all’Ucraina. Il deputato democratico Jason Crow ha sollevato il problema della dipendenza della sicurezza nazionale da imprese private e della responsabilità di decisioni che possono incidere direttamente sulle operazioni militari.
Le rivelazioni sulle richieste rivolte a SpaceX mostrano un rapporto nel quale le autorità statunitensi ricorrono a un operatore commerciale per realizzare scelte di politica estera, mentre non sempre risulta chiaro chi abbia deciso gli interventi più controversi e a quali condizioni possano essere modificati.
Per l’Ucraina, questa incertezza ha già avuto conseguenze concrete. Per gli alleati europei rappresenta un motivo in più per accelerare lo sviluppo di capacità autonome, senza rinunciare nell’immediato a sistemi dai quali dipende una parte importante delle comunicazioni militari. La vicenda Starlink rende così evidente una nuova vulnerabilità: la possibilità che il funzionamento di strumenti essenziali alla difesa venga deciso fuori dai Paesi che li utilizzano.
