Non è un sacchetto decorato con una grafica tipo giornale.

E' proprio un giornale.

" E fa bene all'ambiente e alla tasca"

Un'idea semplice che rivoluziona il mercato e riduce le emissioni di CO2.

di Rossano Matarazzo

Crisi o no, ogni giorno consumiamo milioni di buste e sacchetti. Per il solo “trasporto” del pane si parla di migliaia di tonnellate di carta.
Un vero e proprio capitale che quasi inutilmente si perde a tempo di record  nel cestino del riciclo e che potremmo invece sfruttare meglio, ricavandone anche un significativo beneficio economico e ambientale.

Quello delle “buste” e dei sacchetti, e in particolare delle buste destinate al contenimento di alimenti, è un consumo che ingolliamo per legge di cui ci rendiamo poco conto, ma intorno al quale c’è un giro d’affari impressionante e un mercato totalmente privo di concorrenza sostanzialmente ripartito e controllato da un cartello di imprese che, per massimizzare i propri profitti, a scapito di acquirenti e utilizzatori, decide prezzi, limita l’innovazione  e scoraggia, con strategie predatorie, l’ingresso sul mercato di altri soggetti.   Una logica restrittiva che addensa costi e responsabilità su tutti  e va nella direzione per cui anziché sostenere un cambiamento inevitabile, gli è ostile,  ed ecco la ragione del perchè non c’è alcuno stimolo, neanche in un contesto traballante e connotato dalla scarsità, a lanciare nuovi prodotti, migliorare la qualità o mantenere bassi i prezzi.
Un'idea intrappolata dagli interessi.


Prendete il nostro caso. Dalla gemmazione di questa iniziativa editoriale sono trascorsi anni, e malgrado le peculiarità che permetterebbero un sensibile risparmio energetico ed economico a tutta la comunità, è 
incredibilmente ostacolata. 

L’idea è semplice e neppure richiede ulteriori risorse perchè impiega solo carta già inserita nel ciclo dei consumi. Ovvero non ha bisogno per le proprie pubblicazioni di altra carta ma di avere “carta bianca” (“bianca” per modo di dire, s’intende)

Consiste in un rotocalco stampa generalista che utilizza  come supporto delle proprie edizioni, le buste per alimenti,  i sacchetti e imballi di largo impiego.  

Un prodotto-servizio di pubblica utilità in aggiunta alla funzione di incarto, che coinvolge in modo proattivo il cliente utilizzatore e il lettore, durante l’intero ciclo di vita; e che armonizza esigenze sociali con quelle economiche e ambientali, generando un significativo risparmio e beneficio.  

Un giornale che riduce, insieme, prezzo ed emissioni di CO2 e garantisce pure il totale rispetto dei più elevati standard qualitativi e sanitari attraverso una filiera certificata. 

E questo dovrebbe già bastare a prendere congedo dalle abitudini edoniste.

Ma nonostante la pletora di slogan sul risparmio energetico, l’ottimizzazione delle risorse, e la retorica pauperista nella pubblica conversazione, nessuno slancio oblativo c’è stato fino adesso verso questo progetto; e spinte propulsive non sono arrivate neppure da quei soggetti – politici compresi – che strombazzano ai quattro venti un’impeccabile anima “green”.  (Ma quando? )

Anzi!. 

Soffocati da una serie di violazioni di diritto più o meno grottesche, con i legali ci siamo ritrovati ad affrontare una torma di attacchi, plagi, scopiazzamenti indebiti e utilizzi impropri, da far venire l’orticaria persino al corona virus.

Ma cosa curiosa, non ci siamo mai imbattuti né in una scarsella più economica rispetto la nostra proposta; e neppure abbiamo potuto apprezzare miglioramenti qualitativi di prodotto o di processo. Nella sostanza rimasti infatti sempre gli stessi: solo più costosi e più inquinanti.

Una vulgata dunque fatta apposta per mandare in subisso senso e peculiarità dell’invenzione originale e mantenere sul mercato un’omogeneità di prodotto  che ci costa in più di tasca e di salute, ed evidenzia comunque una cosa: aldilà dell’impettito e borioso sussiego, questo nostro modello editoriale ha mostrato a tutti che in realtà “il re è nudo” quando si trova di fronte a una pensata originale. Altrimenti perchè scatenarsi in tanti rifiuti e oltraggi?

E quanto ci speculano per essere così perversamente ostili?

Meno male che siamo tosti. E non ci facciamo intimidire dalle circostanze. Neanche quando ci troviamo di fronte a una sfida difficile come questa. 

Siamo convinti  sempre di più che la nostra idea di usare buste e imballaggi per stamparci su un giornale sia una scelta etica rivoluzionaria, troppo convincente e troppo utile per non diventare un’abitudine contagiosa. 

In questo senso val la pena ripeterlo. 

Primo: non si tratta di una busta “decorata” con grafica tipo giornale. RotoNotizie è un giornale. Un’esclusiva testata giornalistica, che distribuisce un prodotto-servizio editoriale, di utilità collettiva. 

Secondo: è uno strumento che riduce costi e sprechi ed è un prodotto eco-sostenibile. Biodegradabile e compostabile al 100%.

Ma non è tutto qui. Fa parte di quelle cose che più crescono e si diffondono, maggiore è il beneficio che direttamente ognuno ottiene. 

A cominciare dal costo del sacchetto, che viene, rispetto a qualunque altro, circa il 40% in meno ed è un prezzo che può persino scendere fino ad azzerarsi. 

Per esempio in caso di uscite con pieno carico pubblicitario. Contenenti cioè il 60% di informazione e il restante 40% di propaganda commerciale. 

E fra i dati, ancora degni di nota, le qualità di RotoNotizie come canale media. Pubblico numerosissimo, distribuzione capillare e certificata, e costo contatto più basso di un banner pubblicato in internet.

Insomma un mezzo adatto per ogni tipo di comunicazione aziendale e/o esigenza di conversione, considerata la funzione e le consuetudini d’uso che un sacchetto in particolare destinato al commestibile come la “busta del pane” , assicura rispetto a qualsiasi altro media. 

Naturalmente tutte le buste e i sacchetti ad uso alimentare, sono realizzati nel pieno rispetto di tutte le norme igienico sanitarie. Mentre tutti anche quelli che non vanno in contatto diretto col cibo, sono perfettamente biodegradabili e compostabili al 100%.

 ©riproduzione riservata

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