LA LEGGE ELETTORALE CHE PRIMA NON C'ERA E ADESSO C'E'.

il Paese naviga con la chiglia all’insù e nei Palazzi è cominciato il conto alla rovescia. C’è chi tira un sospiro di sollievo e chi invece teme non tanto quello che avanza quanto quello che lascia indietro.

Con un calendario senza soste, che fa invidia a quello delle partite di calcio, riprende la campagna elettorale, questa volta per anticipare le elezioni. Mi fa venire in mente una pagina pubblicitaria pubblicata sui quotidiani un’estate di diversi anni fa dalla mia agenzia “Voi al mare. Noi sempre in campagna.” Solo che ora ci starebbe bene “elettorale”.  D’altra parte dopo il risultato del referendum era previsto che ci avrebbero fatto pagare pegno. Ed eccoci servito il piatto freddo di una vendetta che il caldo fa sembrare una benedizione.

“…dopo il risultato del referendum era previsto che ci avrebbero fatto pagare pegno. Ed eccoci servito il piatto freddo di una vendetta che il caldo fa sembrare una benedizione. La legge elettorale.”

Chiacchiere tante ma poi ci vuole la quadra

Sarà pure così, intanto però al pari del deficit cresce solo il tempo disponibile, anzi il tempo libero forzato, e anche se tutti dicono di aver mantenuto il debito pubblico sotto controllo, di registrare segnali di crescita, il debito è aumentato e la quadra dei conti, è evidente, non c’è.

Però c’è quella politica fra i maggiori partiti. Ed è quasi un miracolo. Per cambiare le regole del gioco e andare al voto anticipato, hanno raggiunto un’intesa allargata che al momento non è chiaro dove approderà.

Di sicuro il consenso manifestato dai principali partiti (PD-FI – M5S e Lega), intorno alla proposta vagamente ispirata  al sistema in uso nella Repubblica Federale Tedesca per l’elezione del Bundestag, praticamente un proporzionale con una soglia di esclusione – a quanto pare – al 5% più correttivi vari, al di là delle consuete retoriche e delle esclusioni, per il momento ha rimescolato  il quadro, non solo delle alleanze e accorpamenti, soprattutto quello delle priorità com’è la sterilizzazione di quasi 20 miliardi di clausole di salvaguardia (il paracadute delle manovre finanziarie vaticinate dai governi), che dal 2018, dobbiamo rassegnarci, con o senza larghe intese, scatteranno per riparare agli errori di valutazione fatti dal governo.

Ma il presagio è quello di un'accelerazione delle varie crisi.

La convergenza trasversale preannuncia infatti un percorso definito “al galoppo” verso elezioni anticipate d’autunno (evviva finalmente potremo eleggere un Esecutivo!), praticamente nel pieno della sessione di approvazione di Bilancio; il che, anche se non esclude affatto una procedura d’esercizio provvisorio, è un rischio che per una nuova legge elettorale, capace (?) di restituire governabilità e stabilità al Paese, conviene correre.

Da quasi vent’anni ormai, sotto il permanente ricatto della stabilità, viviamo una condizione di post-democrazia, con governi di legislatura deboli, riverenti solo a un sistema sovranazionale dominato dalla cultura finanziaria, malati di astenia politica fino all’inverosimile e capaci solo di cedere risorse e poi  pianger miseria.

Quello che si profila è dunque uno scenario nel quale c’è ancora spazio per il peggio cioè per un’accelerazione delle varie crisi che il debito pubblico, lo scarico delle contraddizioni del sistema, sarà capace di scatenare tra taglio di tutto e aumenti automatici; e per una soluzione, non essendoci a quanto pare maggioranze pronte, che non sarà né di alternanza e tantomeno di stabilità, ma solo espressione di una coalizione frutto di un patto fra poteri incrostati per fare un governo  e formare un esecutivo, che sarà un po come quello che abbiamo avuto fino adesso per certi versi buono a nulla e allo stesso tempo capace di tutto.

Comunque staremo a vedere.

“Da quasi vent’anni ormai, sotto il permanente ricatto della stabilità, viviamo una condizione di post-democrazia…”

Il tempo stringe

Per il momento l’accordo sulla legge elettorale, se tiene (ed è quasi un’utopia) e non viene hackerato, è già una cosa. Almeno ci dà la possibilità di avere una rappresentanza eletta, e magari anche alternativa, per la fine dell’anno. Quando cioè, per incorporare nel quadro legislativo europeo il Fiscal Compact, dovrà esserci un voto capitario, ed è astrattamente ipotizzabile, vista l’architettura complessivamente sbagliata dell’Eurozona, nonchè rispetto allo scenario internazionale delle politiche trumpiste, che con un governo forte si riesca a ritrovare il fiato per chiedere e finalmente ottenere una revisione del tanto odiato Fiscal compact, già da tempo osservato speciale dei burocrati di Bruxelles.

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