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rotocalco dinamico d'informazione
E difatti si legge di una continua riduzione del credito disponibile che costringe le banche a pretendere una maggiore copertura del rischio.
Così nonostante le misure della BCE, i Fondi di Garanzia nazionali ed europei, e lo spirito di cooperazione dell’Unione, il problema di chi si reca in banca a chiedere un prestito resta la garanzia. Perché in definitiva quando si tratta di soldi nessuno vuole correre rischi.
Eppure il denaro oggi come oggi altro non è che una scrittura contabile.
Per questo la banca può prestare denaro senza doverlo cercare in giro quando gli viene chiesto.
L’attività centrale delle banche infatti non è l’intermediazione, bensì fabbricare denaro a costo zero, senza copertura aurea, con semplici scritture contabili.
Ci pensate, una montagna di soldi fabbricati dal niente che prestano a interesse.
Non c’è alcuna legge che le autorizzi a farlo, in quanto nel circuito economico solo la BCE può stampare moneta legale, mentre gli istituti sono solo autorizzati al prestito e raccolta.
Tuttavia è proprio con l’attività di prestito che possono crearne praticamente all’infinito.
E in effetti lo fanno, anche se solo una minima frazione di questa enorme creazione di credito viene poi veramente rivolta all’economia produttiva.
Un’altra delle convinzioni ancora radicate è che l’attività bancaria consista solamente nel prestare soldi depositati da altri clienti.
Ma non è così. Quelli, come ricevuti, la banca commerciale li investe in automatico in attività speculative e quando concede prestiti o mutui lo fa a debito.
Senza avere la reale disponibilità di soldi da prestare.
Altro aspetto centrale quanto trascurato il fatto che sono stati sviluppati e rafforzati con la crisi, strumenti tecnocratici della BCE. Ma nonostante l’evoluzione dinamica dell’economia, ancora oggi nulla è mutato nella valutazione del rischio e si continua a tener conto quasi esclusivamente di valori monetari.
Sia il credito attribuibile che il tasso applicabile al cliente dipendono infatti dal “rating”. Cioè da un voto che esprime una valutazione ma che tuttavia ubbidisce solo a criteri economico finanziari. Non tiene conto, difatti, al di fuori di quello monetario, di altri valori come sono gli aspetti psicologici dei comportamenti individuali e collettivi dei soggetti quali investitori, consumatori, percettori di reddito.
In un’economia declinante, in cui le banche, dopo aver favorito per anni l’indebitamento anche senza coperture di molte famiglie e imprese, devono essere salvate per principio e non possono fallire, mentre i cittadini che hanno il ruolo di consumatori e di produttori di ricchezza, sono condizionati dal deterioramento del rating, non c’è da stupirsi se poi il sistema collassa.
Ma la scienza economica attuale è caratterizzata da una marcata autoreferenzialità e in generale gli economisti rifiutano di prendere atto dell’esigenza di cambiare paradigma.
Infatti i modelli restano classici e le ricette sempre le stesse.
Però l’economia è un sistema complesso costretto ad un mutamento incessante per natura, perché dipende o è provocato dalla mutevolezza dei fatti sociali e politici.
Così dopo aver soppiantato nell’ultimo secolo ideologie e religioni nel sentire collettivo, ora la finanza deve fare i conti con una mancata lettura e fronteggiare la portata rivoluzionaria della blockchain e della token economy.
Un’opportunità ancora inesplorata quella delle monete virtuali basate sulla tecnologia blockchain che introduce un concetto avanzato: diventare banca di te stesso.
Con le cripto valute, che non hanno un valore se non quello che gli viene dato da chi le possiede, per la prima volta ogni cittadino può battere moneta in proprio che può usare per fare scambi in tempo reale, senza intermediari.
Non c’è dubbio che si tratta di una rivoluzione perchè la possibilità di utilizzare mezzi di scambio paralleli può risolvere crisi di liquidità e d’inclusione e riattivare persino un virtuoso flusso circolare del reddito.
Comunque nonostante un generale scetticismo dovuto all’assenza di regole, e ai paletti piazzati nelle settimane scorse a propria tutela dalla Banca d’Italia, sono già in molti gli utilizzatori dei gettoni digitali. Silenziosamente infatti sta crescendo interesse nei confronti delle cryptocurrency, che in realtà sono già presente: una fb coin è già in prossimo lancio, mentre la più grande Banca americana. la JP Morgan, sta già usando la sua, la JPM coin appunto.
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