Attenzione al contatto ravvicinato
Apparso per la prima volta a dicembre scorso a Wuhan provincia dell’ Hubei Cina -epicentro e principale focolaio dell’epidemia – il nuovo virus delle vie respiratorie, che appartiene alla vasta famiglia dei coronavirus di cui fa parte anche il comune raffreddore, è di un ceppo sconosciuto.
Si chiama “2019 – nCoV” e non è mai stato precedentemente identificato nell’uomo.
In pratica si tratta di una mutazione genetica di un virus, comune negli animali, che avrebbe fatto un salto di specie e ora si trasmette per contatto ravvicinato, da persona a persona.
I corona-virus, chiamati così per le punte che formano una corona di proteine intorno al nucleo, fanno parte di una famiglia di virus molto ampia e sono gruppi di virus respiratori che possono causare malattie lievi, moderate ma anche sindromi respiratorie acute e gravi.
Pur essendo virus comuni in molte specie animali, in questo caso pipistrelli, possono, in via rara, evolversi e infettare l’uomo per poi diffondersi nella popolazione.
Nel caso del 2019-nCoV, sebbene non sia stato ancora determinato il modo esatto di come la malattia sia stata trasmessa, il passaggio iniziale dal pipistrello all’uomo, è avvenuto, per i ricercatori, nella seconda settimana di novembre 2019, per poi esplodere in forma epidemica il mese dopo a causa di contagio inter- umano.
Emerse mancanze e difficoltà nella risposta all'epidemia.
Comunque sul nuovo coronavirus (2019-nCoV) riconosciuto come causa di polmoniti ad eziologia non nota, l’allarme è scattato, dopo una serie di casi di polmonite verificatisi in diverse parti della Cina e dopo la diffusione al di fuori in almeno altri 23 paesi, con l’isolamento precauzionale.
Misure di estrema cautela attivate dalle autorità cinesi per evitare l’ulteriore diffusione e contagio che fanno pensare.
E in effetti è una quarantena su cui, considerata la possibilità di trasmissione asintomatica e il periodo di incubazione del virus compreso tra 1 e 14 giorni, effettivamente si è perso tempo.
Divenuta emergenza planetaria solo dal 30 gennaio 2020, con lo stato di emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale dichiarato dopo una seconda riunione del Comitato di sicurezza, dal direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Una dichiarazione questa di rilevanza mondiale che implica una situazione seria, insolita e comunque inaspettata, e che comporta soprattutto una risposta di tutti, coordinata e immediata per vincere una malattia le cui incognite cruciali sono, evidentemente, tutte da affrontare.
Dall’entità della trasmissione e dell’infezione, alla limitazione e ulteriore diffusione dalla Cina. Oltre a dover capire come combatterlo, perché proprio nulla ancora si sa di questa malattia.
Al momento sono quasi 600 le morti causate dal “novel coronavirus”, mentre sono circa 30mila i contagiati, e 200 mila le persone tenute sotto osservazione. Ma è un bilancio in continuo aggiornamento anche perché il picco dell’epidemia è atteso tra questa settimana e aprile.
