2019-nCoV

Si chiama così il nuovo coronavirus che preoccupa le autorità sanitarie globali e spaventa il mondo.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Attenzione al contatto ravvicinato

Apparso per la prima volta a dicembre scorso a Wuhan provincia dell’ Hubei, Cina,  epicentro e principale focolaio dell’epidemia,  il nuovo virus delle vie respiratorie che appartiene alla vasta famiglia dei coronavirus di cui fa parte anche il comune raffreddore, è di un ceppo sconosciuto.

Si chiama “2029 – nCoV” e non è mai stato precedentemente identificato  nell’uomo. 

In pratica si tratta di una mutazione genetica di un virus comune negli animali che avrebbe fatto un salto di specie e ora si trasmette per contatto ravvicinato, da persona a persona. 

I corona-virus, chiamati così per le punte che formano una corona di proteine intorno al nucleo, fanno parte di una famiglia di virus molto ampia e sono gruppi di virus respiratori che possono causare malattie lievi, moderate ma anche sindromi respiratorie acute e gravi.

Pur essendo virus comuni in molte specie animali, in questo caso pipistrelli, possono, in via rara, evolversi e infettare l’uomo per poi diffondersi nella popolazione.

Nel caso del 2019-nCoV, sebbene non sia stato ancora determinato il modo esatto di come la malattia sia stata trasmessa, il passaggio iniziale dal pipistrello all’uomo,  è avvenuto per i ricercatori, nella seconda settimana di novembre 2019, per poi esplodere in forma epidemica il mese dopo a causa di contagio inter- umano.

Emerse mancanze e difficoltà nella risposta all'epidemia.

Comunque sul nuovo coronavirus (2019-nCoV) riconosciuto come causa di polmoniti ad eziologia non nota, l’allarme è scattato, dopo una serie di casi di polmonite verificatisi in diverse parti della Cina  e la diffusione al di fuori in almeno altri 23 paesi, con l’isolamento precauzionale.

Misure di estrema cautela attivate dalle autorità cinesi per evitare l’ulteriore diffusione e contagio. 

Una quarantena su cui, considerata la possibilità di trasmissione asintomatica e il periodo di incubazione del virus compreso tra 1 e 14 giorni, effettivamente si è perso tempo.

Diventata emergenza planetaria il 30 gennaio 2020, con lo stato di emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale dichiarato, dopo una seconda riunione del Comitato di sicurezza, dal direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS.

Una dichiarazione appunto di rilevanza mondiale che implica una situazione seria, insolita e comunque inaspettata,  e che comporta soprattutto una risposta di tutti, coordinata e immediata per vincere una malattia le cui incognite cruciali sono tutte da affrontare. 

Dall’entità della trasmissione e dell’infezione, alla limitazione e ulteriore diffusione dalla Cina.

Al momento sono quasi 600 le morti causate dal “novel coronavirus”,  mentre sono circa 30mila i contagiati, e  200 mila le persone tenute sotto osservazione. Ma è un bilancio in continuo aggiornamento anche perché il picco dell’epidemia è atteso tra questa settimana e aprile.

 

L'emergenza

 

Per fronteggiare l’emergenza, intanto, e accelerare lo sviluppo di diagnostica, terapia e vaccini, L’OMS ha sviluppato un protocollo, progettato apposta per ottenere una comprensione precoce delle principali caratteristiche cliniche, epidemiologiche e virologiche dei primi casi di infezione nCoV 2019 rilevati in ogni singolo paese. 

Ovvero per informare sullo sviluppo e l’aggiornamento delle linee guida di salute pubblica, e per  gestire i casi e ridurre la potenziale diffusione e impatto dell’infezione.

I dati raccolti dai protocolli possono essere utilizzati difatti per perfezionare le raccomandazioni per la sorveglianza e la definizione dei casi, per caratterizzare le principali caratteristiche di trasmissione epidemiologica di 2019-nCoV, aiutare a comprendere la diffusione, la gravità, lo spettro della malattia, l’impatto sulla comunità e per informare modelli operativi per implementazione di contromisure come isolamento dei casi, tracciabilità dei contatti e isolamento.

Diversi protocolli sono disponibili qui:

https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/technical-guidance/early-investigations 

 

Naturalmente una malattia che si propaga con tanta rapidità e che è contagiosa anche prima di mostrare i suoi sintomi, aumenta il numero dei probabili infetti, anche se almeno per ora il tasso di mortalità del n2019- CoV, rispetto a quelli registrati dai precedenti focolai scatenati da altri coronavirus simili, quali la MERS e la SARS, è molto più basso.

Principi di base per ridurre il rischio di trasmissione

Come per gli altri conosciuti anche questo coronavirus trattandosi di virus respiratorio, causa malattie respiratorie e in qualche caso sintomi gastrointestinali, che vanno dal raffreddore fino alla fatale polmonite.

Ed è perciò probabile che si diffonda attraverso gocce di liquidi quando si tossisce o si starnutisce, o magari semplicemente toccando una superficie infetta tanto che è consigliabile oltre ad osservare i fondamentali, avere particolari accorgimenti igienico sanitari quando ne ricorrono le condizioni.

“I principi di base per ridurre il rischio generale di trasmissione di infezioni respiratorie acute includono quanto segue:

 

  • Evitare il contatto ravvicinato con le persone che soffrono di infezioni respiratorie acute
  • Lavaggio frequente delle mani, specialmente dopo il contatto diretto con persone malate o il loro ambiente
  • Evitare il contatto non protetto con la fattoria o gli animali selvatici
  • Le persone con sintomi di infezione respiratoria acuta devono praticare l’etichetta della tosse (mantenere la distanza, coprire la tosse e starnutire con tessuti o indumenti usa e getta e lavarsi le mani)
  • All’interno dell’assistenza sanitaria strutture, migliorare le pratiche standard di prevenzione e controllo delle infezioni negli ospedali.

 

L’OMS non raccomanda misure sanitarie specifiche per i viaggiatori.

In caso di sintomi indicativi di malattia respiratoria durante o dopo il viaggio, i viaggiatori sono incoraggiati a rivolgersi al medico e a condividere con lui la loro storia di viaggio.

Nel frattempo è importante sapere che visto che la situazione continua ad evolversi, anche gli obiettivi strategici e le misure per prevenire e ridurre la diffusione dell’infezione potrebbero cambiare.

Al momento il Comitato di emergenza suggerisce a livello globale le seguenti raccomandazioni temporanee,

Raccomandazioni temporanee suggerite dall'OMS a livello globale

Poiché si tratta di un nuovo coronavirus, ed è stato precedentemente dimostrato che coronavirus simili richiedono sforzi sostanziali per consentire la regolare condivisione di informazioni e la ricerca, la comunità globale dovrebbe continuare a dimostrare solidarietà e cooperazione, in conformità con l’articolo 44 del IHR (2005) per:

 

 

  • individuare la fonte di questo nuovo virus ed il suo reale potenziale di trasmissione da uomo a uomo
  • rafforzare la preparedness in previsione della potenziale importazione di casi
  • supportare la ricerca per lo sviluppo delle terapie necessarie.

 

Inoltre si raccomanda alla comunità globale di sostenere Paesi a basso e medio reddito nel rispondere a questo evento facilitando l’accesso alla diagnostica, ai potenziali vaccini e alle terapie.

Ai sensi dell’articolo 43 del IHR, gli Stati membri che attuano misure sanitarie supplementari che interferiscono in modo significativo con il traffico internazionale (rifiuto di ingresso o di partenza di viaggiatori internazionali, bagagli, merci, container, trasporti, merci e simili, o il loro ritardo per più di 24 ore) sono obbligati a inviare all’OMS la motivazione e la giustificazione di salute pubblica entro 48 ore dall’attuazione di queste norme. L’OMS esaminerà la giustificazione e potrà chiedere ai Paesi di riconsiderare le proprie misure. L’OMS è tenuta a condividere con gli altri Stati parte le informazioni sulle misure e le giustificazioni ricevute.

 

©riproduzione riservata

 

 

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