Vince il NO. Renzi, con il 40% dei consensi, si dimette.

La supremazia del NO mette fine con un margine di venti punti, ad una campagna referendaria governativa  lunga e vergognosa.

Il dato di primaria grandezza, per un referendum che neppure aveva bisogno del quorum, è l’affluenza alle urne.  Gli Italiani, senza dubbio,  sono andati a votare in massa per esprimere un rigetto e inviare un messaggio chiaro e inequivocabile all’establishment: le regole in democrazia non si impongono.

Il governo di Renzi perciò finisce qui.  Almeno dovrebbe.  La supremazia del NO, con un margine di venti punti, mette fine ad una campagna governativa per il Si tanto lunga quanto vergognosa, se non altro per sproporzione di strumenti e risorse a disposizione di Renzi; aspetto che nessun media  ha veramente processato.

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Questo risultato comunque è un risultato degli italiani. Ne di una parte politica, né solo di chi ha votato no. 

Si è votato su un principio per respingere la protervia narcisista di un governo che ha tentato di nutrirci con potenti narcotici, pur di cambiare la Carta Costituzionale; ma l’arroganza percorre molte strade e si concretizza in atti vendicativi che tornano al mittente.  

Così Renzi poco dopo la mezzanotte si dimette e a botta calda, con una espressione quasi umana e parossistica, lasciando oneri e onori ai vincitori,  ammette una personale sconfitta mentre assapora sotto sotto il suo personale risultato politico che gli regala, con un partito spaccato e frammentato, un 40% di consensi che stanno lì come un macigno.

E di questo possibile che nessuno si accorge?

Maria Cristina Franconi

 ©riproduzione riservata

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