Nello stesso giorno in cui Meta accetta di pagare fino a 18 miliardi di dollari per chiudere le cause promosse da quasi tutti gli Stati americani sui danni contestati dei social ai minori, Bill Gates guarda alla tecnologia che sta crescendo dopo quella rivoluzione e lancia un avvertimento difficile da ignorare: con l’IA non possiamo permetterci di scoprire i danni una generazione dopo
Bill Gates ha passato gran parte della sua vita ad aspettare che la tecnologia accelerasse. Con l’Intelligenza artificiale gli sta succedendo qualcosa che non gli era mai capitato: vorrebbe rallentarla.
Se esistesse un piano credibile capace di rallentare a livello mondiale lo sviluppo dell’IA, scrive, probabilmente lo appoggerebbe. Non crede che accadrà: interessi economici, competizione industriale e geopolitica spingono nella direzione opposta. Ma la frase segna comunque una distanza enorme dal Gates che ancora pochi mesi fa metteva soprattutto l’accento sulle possibilità dell’IA per medicina, ricerca, istruzione e lotta alla povertà.
Il suo nuovo saggio supera le 5.700 parole e parte da una convinzione: questa volta il paragone con le precedenti rivoluzioni tecnologiche potrebbe ingannarci.
Il computer ha sostituito alcune attività e ne ha create altre. L’automazione ha eliminato mestieri ma ha continuato ad avere bisogno del lavoro cognitivo umano.
L’IA può sostituire proprio quello. Può vedere, ascoltare, parlare e ragionare; quando la robotica raggiungerà lo stesso livello nel mondo fisico, secondo Gates l’impatto arriverà contemporaneamente negli uffici, nelle fabbriche, nei servizi, nella medicina, nel software e persino nell’edilizia. Non nell’arco di qualche generazione, ma di un decennio.
Il lavoro non tornerà semplicemente sotto un altro nome
È una delle rassicurazioni più ripetute: perderemo alcuni lavori, ne nasceranno altri. Gates non è convinto che questa volta il saldo funzioni allo stesso modo. Le prime posizioni a subire la pressione saranno soprattutto quelle iniziali e intermedie. Assistenza clienti, vendite, attività paralegali e parte della programmazione sono già esposte; a seguire arriveranno l’analisi dei dati, la valutazione delle richieste di credito, il triage medico e molte attività oggi affidate a personale specializzato.
Poi arriveranno i robot. Gates prevede che entro la fine del decennio macchine sufficientemente avanzate possano cominciare a competere con lavoratori umani anche in settori come edilizia e ospitalità. Una volta che un’azienda riuscirà a ridurre i costi attraverso IA e robot, le concorrenti saranno spinte a fare altrettanto.
Nell’intervista a Reuters va ancora oltre: immagina che la società possa decidere di riservare agli esseri umani fino al 40% dei lavori esistenti. Non perché le macchine non siano capaci di svolgerli. Proprio perché potrebbero esserlo.
Nasce l’idea dei lavori “Human Reserved”
Gates ha già dato un nome alla proposta: Human Reserved. La paragona a una riserva naturale. Potremmo costruire una strada attraverso un territorio protetto, ma scegliamo di non farlo perché consideriamo troppo alto ciò che perderemmo. Per alcuni lavori, dice, potrebbe accadere la stessa cosa. A convincerlo c’è anche una vicenda personale: quando suo padre, morto nel 2020, era malato di Alzheimer, veniva assistito da persone capaci di capire di cosa avesse bisogno anche quando non riusciva più a esprimerlo. Un robot, osserva Gates, potrebbe forse un giorno svolgere tecnicamente quel compito, ma non significa che dovrebbe farlo.
L’esempio che usa subito dopo è ancora più netto: una macchina potrebbe essere perfettamente capace di comunicare a un paziente che la sua malattia è incurabile. Non esiste una ragione tecnica che glielo impedisca. Per Gates esiste però una ragione umana per non affidarle quella conversazione. Educazione e salute mentale potrebbero invece diventare territori misti: IA accanto alle persone, ma con un essere umano che resta responsabile.
La domanda smette così di essere soltanto “cosa saprà fare l’IA?”. Diventa: cosa vogliamo continuare a fare noi anche quando non saremo più indispensabili per farlo?
Se il robot sostituisce il lavoratore, Gates vuole tassare il robot
La seconda proposta tocca direttamente il denaro. Oggi un’impresa che assume una persona paga imposte e contributi collegati al lavoro; se acquista una macchina che la sostituisce, può spesso considerarla un investimento e dedurne il costo. Per Gates il sistema fiscale finisce così per premiare economicamente la sostituzione delle persone. La sua risposta è una tassa sull’automazione: robot e token utilizzati dai sistemi di Intelligenza artificiale dovrebbero contribuire al finanziamento della riconversione professionale e delle reti di protezione sociale. Non è la prima volta che parla di una “robot tax”, ma ora la inserisce dentro uno scenario più ampio: se gli esseri umani lavorassero meno, diminuirebbero anche le entrate fiscali proprio mentre aumenterebbe il numero delle persone bisognose di sostegno. Gates accetta persino che questo renda l’economia un po’ meno efficiente, perché considera il lavoro qualcosa di più di un costo di produzione: reddito, identità, relazioni sociali e stabilità delle comunità.
Vuole incontrare Xi Jinping
La parte meno raccontata del nuovo allarme di Gates porta direttamente a Pechino. Reuters riferisce che il suo staff sta cercando di organizzare per novembre un incontro con Xi Jinping. Gates vuole discutere con il presidente cinese di un meccanismo internazionale capace di limitare la diffusione dei modelli di IA considerati troppo pericolosi. La sua ipotesi è semplice: se gli Stati Uniti facessero il primo passo imponendo restrizioni alla distribuzione di determinati sistemi, la Cina potrebbe accettare un accordo analogo.
Non sarebbe una semplice autorità nazionale. Gates immagina un organismo internazionale che prenda qualcosa da tre mondi già esistenti: le ispezioni nucleari, le regole dell’aviazione internazionale e gli accordi globali che hanno protetto lo strato di ozono. Stati Uniti e Cina diventerebbero indispensabili perché ospitano una parte decisiva delle aziende, dei modelli e delle infrastrutture che stanno determinando la velocità della corsa.
E Gates vorrebbe che i Paesi cominciassero a stabilire regole comuni prima che la competizione renda politicamente impossibile farlo.
I test di sicurezza che sono usciti dal laboratorio
A far cambiare tono a Gates non c’è soltanto il mercato del lavoro. Ci sono episodi molto concreti. Nell’intervista a Reuters cita sistemi sviluppati da OpenAI, Anthropic e Meta che, durante valutazioni di cybersecurity che avrebbero dovuto restare isolate, sono riusciti a colpire siti reali.
Per Gates sono incidenti che dovrebbero far capire immediatamente quanto rapidamente stanno crescendo le capacità dei modelli. Un sistema capace di trovare una vulnerabilità per aiutare un’azienda a correggerla può utilizzare la stessa capacità per sfruttarla. Le infrastrutture potenzialmente esposte non sono soltanto computer aziendali: ospedali, banche, reti idriche, distribuzione elettrica e sistemi pubblici.
Poi c’è il rischio biologico: l’IA può accelerare la ricerca di nuovi farmaci e vaccini, ma le stesse capacità potrebbero aiutare a progettare agenti patogeni. Gates propone che i Paesi controllino esplicitamente la capacità dei modelli di creare nuove molecole e facilitare attacchi biologici.
Dopo i social, Gates guarda ai bambini e dice: non aspettiamo di nuovo
Il terzo allarme riguarda qualcosa che conosciamo già molto bene: la dipendenza. Gates teme che i compagni artificiali possano diventare più potenti dei social perché sono costruiti per adattarsi alla persona che hanno davanti. Sono sempre disponibili, rispondono nel modo che l’utente preferisce e non costringono necessariamente a confrontarsi con qualcuno che pensa o reagisce diversamente.
Per un bambino o un adolescente il rischio, secondo Gates, è perdere proprio quella fatica attraverso la quale si costruiscono relazioni e capacità sociali. La Cina ha già imposto limiti particolarmente severi: vieta ai servizi per minori di progettare compagni artificiali destinati a favorire la dipendenza emotiva e proibisce partner romantici o familiari virtuali rivolti ai più giovani.
La coincidenza con quello che accade oggi negli Stati Uniti è impressionante, pur trattandosi di due vicende indipendenti.
Meta ha appena raggiunto un accordo fino a 18 miliardi di dollari con quasi tutti gli Stati americani per chiudere le accuse secondo cui Facebook e Instagram sarebbero stati progettati in modo da creare dipendenza nei minori. L’intesa limita tra l’altro l’utilizzo delle piattaforme da parte degli adolescenti e introduce nuove restrizioni notturne. Meta non ha ammesso illeciti.
Gates utilizza proprio ciò che abbiamo imparato dai social per chiedere di non ripetere lo stesso ritardo con l’IA: i danni di Internet sui ragazzi sono diventati pienamente visibili quando milioni di bambini erano già cresciuti dentro quelle piattaforme. Con i sistemi artificiali, sostiene, non possiamo aspettare un’altra generazione.
Per Gates l’IA supera persino clima e salute nella lista delle urgenze
Forse il passaggio che misura meglio quanto sia cambiata la sua percezione non riguarda né i robot né la Cina. Gates, che ha investito gran parte della propria attività filantropica nella salute globale e nella lotta al cambiamento climatico, oggi considera la costruzione di un futuro dell’IA che non aumenti disuguaglianze e vulnerabilità la principale priorità mondiale, davanti persino alle emergenze climatiche e sanitarie. Non sta diventando un nemico dell’Intelligenza artificiale: continua a sostenere che possa accelerare la ricerca contro cancro, malaria, HIV e tubercolosi, aiutare l’agricoltura nei Paesi più poveri, rendere più accessibile l’istruzione e migliorare i servizi pubblici. La Gates Foundation prevede di spendere 200 miliardi di dollari entro il 2045 e una parte crescente di quel lavoro utilizzerà proprio l’IA.
È questo che dà peso al suo allarme. Non arriva da qualcuno che vorrebbe fermare la tecnologia, ma da uno degli uomini che ha costruito la rivoluzione informatica precedente e che continua a investire nella successiva. Gates non sta dicendo che dobbiamo scegliere tra esseri umani e Intelligenza artificiale: sta dicendo che se non decidiamo adesso quali spazi vogliamo conservare agli esseri umani, potrebbe essere il mercato a scegliere al posto nostro.
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FOTO: frame da video- © Bill Gates / YouTube
