Capelli, perché in autunno cadono di più
La caduta dei capelli può aumentare tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno seguendo il normale ciclo del follicolo.

CAMBIO DI STAGIONE

Capelli, perché in autunno cadono di più

Tra settembre e ottobre la caduta può aumentare davvero: anche il follicolo segue una stagionalità.

L’aumento può essere abbastanza evidente da far temere un diradamento, ma spesso è il risultato di cambiamenti iniziati settimane prima nel normale ciclo biologico del capello.

l picco di settembre non nasce necessariamente a settembre: gli studi indicano che una quota maggiore di follicoli entra nella fase di riposo durante l’estate e raggiunge la caduta solo nelle settimane successive.

Il capello non cresce continuamente, ogni follicolo attraversa periodicamente una lunga fase di crescita, chiamata anagen, una breve fase di transizione, il catagen, e una fase di riposo, il telogen, al termine della quale il fusto viene progressivamente eliminato e lascia spazio a un nuovo ciclo. Proprio la percentuale di capelli che si trova in queste diverse fasi sembra cambiare nel corso dell’anno.

Uno studio condotto su 823 donne e pubblicato sulla rivista Dermatology ha osservato una periodicità annuale nella crescita e nella caduta, con la maggiore proporzione di capelli in fase telogen durante l’estate e un secondo picco, meno marcato, in primavera. I valori più bassi venivano invece registrati verso la fine dell’inverno.

Il fenomeno non riguarda soltanto le donne, come mostra una ricerca pubblicata sul British Journal of Dermatology che, seguendo per diciotto mesi un gruppo di uomini sani e monitorandone regolarmente il ciclo dei capelli, rilevò come la quota dei follicoli in fase di crescita raggiungesse il massimo a marzo per poi diminuire progressivamente fino a settembre, mentre la caduta toccava il picco tra agosto e settembre, con valori più che doppi rispetto a quelli registrati durante l’inverno precedente.

La caduta di settembre comincia mesi prima

La caduta che si nota all’inizio dell’autunno, infatti, spesso comincia molto prima. Quando il capello entra nella fase di riposo non cade subito, ma resta nel follicolo ancora per settimane prima di staccarsi; per questo l’aumento osservato tra settembre e ottobre può essere la conseguenza di un cambiamento iniziato già durante l’estate.

Altri studi di lunga durata hanno confermato una periodicità annuale, individuando la quota più elevata di capelli in telogen tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. La relazione con le ore di luce e con altri fattori climatici è stata osservata, ma il meccanismo che determina questa stagionalità nell’essere umano non è ancora completamente chiarito.

Una ricerca condotta su quasi 2.900 persone aveva inoltre rilevato una maggiore frequenza di effluvio telogen tra luglio e ottobre e ipotizzato un possibile ruolo dell’esposizione alla luce solare e ai raggi ultravioletti. Si tratta però di una possibile spiegazione, non di una causa definitivamente dimostrata, e gli stessi studi invitano a considerare la stagionalità del capello come un fenomeno biologico complesso anziché come una semplice reazione all’abbassamento delle temperature.

Il fatto che una ricerca condotta in Cile abbia osservato una maggiore percentuale di capelli in telogen durante l’estate rispetto all’inverno rafforza inoltre l’ipotesi che contino la stagione e il ciclo luce-buio più del semplice mese indicato sul calendario.

Perdere capelli non significa necessariamente perderli definitivamente

Perdere più capelli per alcune settimane, in effetti, non significa necessariamente che sia in corso un diradamento progressivo: l’American Academy of Dermatology considera fisiologico un ricambio di circa 50-100 capelli al giorno, mentre l’ingresso contemporaneo di un numero maggiore di follicoli nella fase telogen può provocare un effluvio, cioè un aumento temporaneo della caduta.

Il capello che cade alla fine del proprio ciclo non implica necessariamente che quel follicolo abbia smesso di funzionare, difatti nella normale alternanza delle fasi, il follicolo può tornare a produrre un nuovo capello, motivo per cui alcune settimane di maggiore perdita non equivalgono automaticamente a un’alopecia.

Il problema cambia quando la caduta non segue più un andamento transitorio ma continua nel tempo, si accompagna a un diradamento visibile oppure compaiono zone nelle quali i capelli diventano progressivamente meno numerosi. Anche stress intenso, febbre, interventi chirurgici, dimagrimenti importanti, gravidanza e parto o alcune malattie possono determinare un effluvio telogen che diventa evidente soltanto alcuni mesi dopo l’evento che lo ha provocato.

Questo ritardo spiega anche perché sia facile attribuire al cambio di stagione una caduta che in realtà ha un’altra origine. Se un episodio febbrile o un periodo di forte stress si è verificato all’inizio dell’estate, l’aumento dei capelli persi può comparire proprio a settembre e sovrapporsi alla normale stagionalità.

Quando il cambio di stagione non basta a spiegare tutto

Una maggiore quantità di capelli persi per alcune settimane può quindi rientrare nella fisiologia, soprattutto se la densità complessiva della chioma rimane invariata. Quando invece il fenomeno persiste, il diradamento diventa evidente oppure la caduta assume caratteristiche diverse dal solito, il cambio di stagione non dovrebbe diventare una spiegazione automatica che rimanda qualsiasi controllo.

La differenza più importante non è infatti quanti capelli si trovino occasionalmente nella doccia, ma ciò che accade alla densità della chioma nel tempo. Una caduta temporanea può essere seguita dalla ricrescita, mentre un progressivo assottigliamento richiede di capire se dietro vi siano altri fattori e, se necessario, una valutazione dermatologica.

L’autunno, dunque, non possiede un interruttore capace di far cadere improvvisamente i capelli; quello che vediamo tra settembre e ottobre è spesso la parte visibile di un ciclo iniziato molto prima, regolato da ritmi biologici che gli studi hanno effettivamente osservato ma dei quali la scienza non ha ancora chiarito ogni passaggio.

Cosa fare quando la caduta aumenta

Quando la caduta resta compatibile con un normale ricambio stagionale, non servono interventi aggressivi. È più utile evitare di stressare ulteriormente il capello con trattamenti molto frequenti, calore eccessivo o acconciature troppo tese, mantenendo invece una routine delicata e regolare.

Anche l’alimentazione conta, soprattutto se negli ultimi mesi ci sono stati dimagrimenti importanti o regimi molto restrittivi. Proteine, ferro, zinco e altri micronutrienti partecipano alla normale attività del follicolo, ma gli integratori non andrebbero assunti automaticamente: se esiste una carenza va individuata, mentre prenderli senza necessità non accelera la ricrescita.

Più che contare ogni capello perso, conviene osservare come cambia la densità della chioma nel tempo. Se dopo alcune settimane la caduta rallenta e non compaiono aree più rade, il fenomeno può rientrare nel normale andamento stagionale; quando invece continua per mesi, aumenta progressivamente o si associa a un diradamento evidente, è opportuno rivolgersi a un dermatologo per escludere cause diverse dal semplice cambio di stagione.

n altre parole, la caduta autunnale si osserva più che si combatte: finché resta transitoria e non modifica la densità dei capelli, il tempo è spesso il primo alleato della ricrescita.

FOTO: Getty Images via Canva

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