FRANCIA

Francia, 256mila in piazza: Lecornu libera tre giorni nei licei per il confronto

Scontri a Parigi e lacrimogeni in diverse città nel giorno della mobilitazione nazionale. Gli organizzatori rivendicano 450mila partecipanti, il governo prova ad aprire uno spazio di discussione dentro le scuole.

La protesta nata nei licei entra in una nuova fase e costringe l’esecutivo a modificare l’organizzazione scolastica fino a venerdì. Restano però intatte le richieste su personale, edifici e risorse che hanno acceso il movimento.

Francia, 256mila in piazza: Lecornu libera tre giorni nei licei per il confronto

Questa volta non esiste una legge da cancellare per riportare gli studenti in aula: la protesta francese chiede risorse per servizi che una parte del Paese considera già troppo indeboliti.

La protesta che da oltre due settimane attraversa la Francia non è nata contro una singola riforma, ma dentro scuole nelle quali studenti e insegnanti denunciano carenze di personale, classi sovraffollate ed edifici deteriorati. Partito a metà settembre dalla regione parigina, il movimento si è progressivamente esteso al resto del Paese e oggi entra in una nuova fase con il coinvolgimento delle università e il sostegno delle organizzazioni sindacali alla giornata nazionale di mobilitazione.

La giornata nazionale del 6 ottobre ha dato alla mobilitazione la dimensione più ampia raggiunta finora, con stime molto distanti sulla partecipazione. Il ministero dell’Interno ha contato 256mila manifestanti in tutta la Francia, 56mila dei quali a Parigi, mentre le organizzazioni studentesche e sindacali hanno rivendicato 450mila presenze a livello nazionale e 100mila nella capitale. A Parigi, nei pressi di Place de la Nation, gruppi di manifestanti hanno lanciato oggetti contro le forze dell’ordine, mentre scontri e uso di lacrimogeni sono stati registrati anche a Rennes, Lione e Strasburgo.

Sébastien Lecornu ha risposto annunciando una sospensione delle normali attività didattiche tra mercoledì e venerdì per consentire ai licei di organizzare momenti di confronto interno. Il provvedimento non equivale a una chiusura generalizzata delle scuole: il governo parla di una completa riorganizzazione degli orari, affidando a presidi e gruppi dirigenti il compito di utilizzare quel tempo per discutere con gli studenti. È la prima risposta immediata dell’esecutivo che modifica concretamente la vita scolastica dall’inizio della mobilitazione, mentre restano aperti i dossier più difficili su sostituzioni dei docenti, condizioni degli edifici e risorse.

Le richieste degli studenti incontrano il vincolo dei conti

Il primo ministro Sébastien Lecornu ha chiesto ai ministri di presentare entro la fine di ottobre proposte sulle sostituzioni dei docenti, sull’organizzazione delle giornate scolastiche e sulle condizioni degli edifici, riconoscendo quindi almeno una parte dei problemi sollevati dagli studenti. Lo spazio finanziario per intervenire resta però ristretto, perché il progetto di bilancio per il 2027 prevede circa 43 miliardi di euro di risparmi nel tentativo di ridurre il deficit e contenere un debito pubblico che continua a preoccupare investitori e istituzioni europee.

Gli studenti chiedono più personale e investimenti proprio mentre il governo tenta di contenere la spesa, in un quadro reso ancora più difficile dall’aumento dei costi di finanziamento, dalla frammentazione parlamentare e dal confronto sempre più acceso su quali servizi proteggere e dove concentrare i risparmi. La protesta dei licei finisce così per portare in primo piano una questione che Parigi avrebbe comunque dovuto affrontare: come risanare i conti senza indebolire ulteriormente servizi pubblici che una parte del Paese considera già sotto pressione.

Gli scontri diventano parte della crisi

La mobilitazione è stata accompagnata anche da violenze e da una risposta molto dura delle forze dell’ordine. Dall’inizio delle proteste sono state fermate oltre 5.000 persone, in larga maggioranza minorenni, mentre diversi episodi hanno aperto un confronto sui metodi utilizzati dalla polizia. A Lens un ragazzo di 15 anni ha perso una mano dopo l’esplosione di una granata durante gli scontri; sull’accaduto è stata aperta un’indagine e resta da chiarire con precisione la dinamica dell’incidente.

Il governo attribuisce una parte delle violenze a gruppi che avrebbero cercato di sfruttare la mobilitazione e accusa La France Insoumise di alimentare il movimento, una lettura respinta dal partito di Jean-Luc Mélenchon. La partecipazione dei sindacati alla giornata del 6 ottobre allarga comunque la protesta oltre il perimetro originario dei licei e aumenta il rischio che rivendicazioni differenti confluiscano in un malcontento più generale verso condizioni dei servizi pubblici, costo della vita e politiche di bilancio.

Una protesta più difficile da chiudere

Lecornu può accelerare le sostituzioni, finanziare interventi urgenti o modificare alcuni aspetti dell’organizzazione scolastica, ma le richieste avanzate dagli studenti non hanno una soluzione unica né immediata. Rispondere in modo strutturale significa trovare personale e risorse mentre il governo sta tentando contemporaneamente di ridurre una spesa pubblica che considera non più sostenibile ai livelli attuali.

Da mercoledì il confronto entrerà direttamente nei licei attraverso la riorganizzazione delle attività annunciata dal governo, mentre fuori dalle scuole restano sul tavolo le richieste che hanno alimentato la protesta e un bilancio 2027 costruito su decine di miliardi di risparmi.

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FOTO: © TG2000/YouTube

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