Mentre Iran e Stati Uniti tornano a colpirsi attorno a Hormuz, emerge una collaborazione militare iniziata tre anni fa e mai interrotta. Il programma C430L porta alcuni dei maggiori specialisti missilistici russi dentro lo sviluppo iraniano di un’arma pensata soprattutto per il confronto navale.
Viaggi riservati, brevetti militari e i dati di un test iraniano analizzati dagli ingegneri russi: il programma C430L mostra fino a che punto Mosca sta entrando nello sviluppo dell’arsenale di Teheran.
Sono almeno tre anni che Mosca lavora con l’Iran su una capacità militare che Teheran da tempo cerca di trasformare in un’arma operativa: un missile da crociera supersonico capace di volare a bassa quota e arrivare su un bersaglio navale lasciando alle difese pochi secondi in più, o in meno, per reagire.
Il Financial Times ricostruisce il programma attraverso corrispondenza russa trapelata, registri di viaggio e brevetti militari. Il nome in codice è C430L. Sul versante russo lo gestisce Rosoboronexport, l’agenzia statale per l’esportazione degli armamenti, che coinvolge NPO Mashinostroyenia, uno dei centri storici della missilistica sovietica e russa. Il contratto con il ministero della Difesa iraniano è del novembre 2023, ma a quella data il lavoro è già cominciato.
Tre viaggi a Teheran prima ancora del contratto
I registri esaminati dal quotidiano britannico mostrano ripetuti spostamenti verso l’Iran di funzionari di Rosoboronexport e ingegneri di primo piano di NPO Mashinostroyenia.
Tra loro c’è Alexander Dergachev, allora vice responsabile dell’azienda e progettista capo per missili navali e sistemi da crociera. Alexander Chebakov, responsabile dei propulsori che utilizzano l’aria atmosferica, va a Teheran tre volte soltanto nel 2023; i brevetti russi lo indicano come specialista proprio nel controllo dei motori ramjet supersonici. Un altro tecnico coinvolto, Yuri Prokhorchuk, dirige il settore aerodinamica e balistica e compare tra gli inventori di un brevetto per un missile ad alta velocità destinato a bersagli navali e terrestri.
Nel luglio di quell’anno alla delegazione si aggiunge Vladislav Kuzmichev, responsabile per tecnologie della difesa e spazio di Rosoboronexport. Sarà lui a negoziare successivamente il contratto con Teheran.
La composizione delle missioni dice molto più di un generico accordo di cooperazione: a viaggiare non sono funzionari commerciali chiamati a discutere una vendita, ma progettisti che lavorano su propulsione, aerodinamica e missili navali.
Nel 2025 Mosca mette le mani sui dati del test iraniano
Due anni più tardi il C430L entra in una fase diversa. L’Iran ha costruito un proprio sistema ramjet e lo ha già provato in volo. Il materiale tecnico del test arriva a NPO Mashinostroyenia e gli ingegneri russi cominciano a lavorarci sopra.
Le loro domande riguardano il sistema di alimentazione, la stabilità della combustione, la presa d’aria, l’ugello e soprattutto ciò che è accaduto al motore dopo l’interruzione della telemetria, arrivata meno di un minuto dopo l’inizio della prova. Nell’aprile 2025 Rosoboronexport propone di mandare in Iran circa due dozzine di specialisti per proseguire le consultazioni. Prima della partenza chiede a Teheran nuove risposte proprio sui dati di quel volo.
L’Iran aveva dunque già un motore, un test e un progetto nazionale. La Russia entra nella fase in cui occorre capire perché certe prestazioni non siano state raggiunte e come correggere ciò che non funziona.
Il lavoro non si interrompe con la guerra. Una lettera di Rosoboronexport del giugno 2026 mostra che Mosca e Teheran stanno ancora discutendo i rapporti tecnici russi e una possibile fase successiva del programma. Non è chiaro se quella nuova fase sia poi effettivamente partita.
Un’arma che Teheran insegue da anni
Il problema non nasce nel 2023. L’Iran annuncia già nel 2016 l’intenzione di sviluppare missili antinave supersonici. Due anni dopo, due diplomatici iraniani vengono arrestati in Ucraina mentre cercano componenti e documentazione relativi al Kh-31A, missile antinave supersonico di origine sovietica. Nel 2019 un’azienda legata alla Difesa mostra Ali Khamenei mentre osserva un motore ramjet iraniano; nell’agosto 2023 l’agenzia Tasnim, vicina ai Pasdaran, sostiene che siano cominciati i test di un prototipo di missile da crociera supersonico.
Teheran ha nel frattempo costruito una vasta famiglia di missili balistici, droni e sistemi da crociera e presenta alcuni vettori come ipersonici. Quello che non risulta ancora schierato è un missile da crociera supersonico operativo basato su propulsione ramjet.
Il motore sfrutta la velocità già acquisita per comprimere l’aria che entra nella camera di combustione e permette di mantenere il volo supersonico senza il compressore di un normale turbogetto. Su una piattaforma antinave significa combinare velocità elevata e volo relativamente basso, restringendo la finestra nella quale radar e sistemi antimissile possono reagire.
Nel Golfo la destinazione strategica è evidente. Gli esperti consultati nell’inchiesta ritengono il programma orientato soprattutto verso missili antinave e armi per bersagli terrestri; l’acquisizione di quella tecnologia darebbe all’Iran una capacità nuova contro le unità della US Navy e le difese dei Paesi alleati di Washington.
Da Shahed a C430L, il rapporto con Mosca cambia
Per molto tempo il simbolo della cooperazione militare russo-iraniana è stato lo Shahed: droni iraniani consegnati alla Russia e poi prodotti anche sul territorio russo per la guerra in Ucraina.
Con il C430L la relazione percorre la strada inversa e cambia anche qualità. Mosca non fornisce soltanto materiale militare: mette a disposizione tecnici che possono intervenire sui problemi di progettazione di un sistema iraniano.
Il trasferimento lascia qualcosa che sopravvive a un’eventuale fornitura. Un lotto di missili può essere consumato; l’esperienza acquisita nel far funzionare un motore può finire nei programmi successivi dell’industria iraniana.
La cooperazione si allarga intanto ad altri settori. Mosca avrebbe concordato la fornitura dei sistemi antiaerei portatili Verba, mentre l’Iran ha ottenuto dalla Cina un satellite ad alta risoluzione poi utilizzato per osservare installazioni americane nella regione. Gli Stati Uniti hanno successivamente sanzionato il fornitore cinese Earth Eye, accusandolo di aver fornito immagini impiegabili negli attacchi iraniani.
Il C430L riemerge in un momento particolarmente delicato. Nelle ultime ore gli Stati Uniti hanno colpito radar, difese aeree, capacità navali e infrastrutture dei Pasdaran lungo la costa iraniana; Teheran ha risposto con missili e droni contro obiettivi americani in diversi Paesi della regione. Proprio martedì Vladimir Putin, incontrando Masoud Pezeshkian, ha detto che Mosca sta cercando di fornire all’Iran «l’aiuto» e i beni di cui ha bisogno in questa fase, senza precisarne la natura.
Il missile del C430L non risulta oggi operativo e non appartiene quindi all’arsenale utilizzato nella nuova battaglia attorno a Hormuz. Ma i documenti portano molto più vicino al presente il programma con cui Teheran cerca da anni di colmare una delle proprie lacune nel confronto navale con gli Stati Uniti.
Nel giugno scorso gli ingegneri russi stavano ancora preparando rapporti per l’Iran. Nel Golfo, intanto, la guerra che quel missile potrebbe un giorno essere chiamato a combattere è già ricominciata.
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