Il testo tornato a Montecitorio dopo le modifiche del Senato cambia il peso delle forze minori dentro le coalizioni. Consensi che non bastano a ottenere seggi possono diventare decisivi per conquistare il premio di governabilità.
Una lista poco sopra l’1% può restare fuori dal riparto proporzionale e nello stesso tempo fornire alla coalizione i voti che le permettono di superare il 42%.
Una lista che raccoglie poco più dell’1% può restare esclusa dalla distribuzione proporzionale dei seggi e nello stesso tempo fornire alla propria coalizione i voti decisivi per conquistare il premio di governabilità. È uno degli effetti meno evidenti della nuova legge elettorale tornata alla Camera dopo le modifiche del Senato, dove la soglia del 42% nasconde un meccanismo destinato a incidere direttamente sulla costruzione delle alleanze prima ancora che gli elettori entrino nelle urne.
Il testo ha superato giovedì il primo passaggio nell’Aula di Montecitorio, con la bocciatura a scrutinio segreto delle pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni. La maggioranza ha retto con 229 voti contrari e 151 favorevoli alle pregiudiziali, mentre il confronto si sposta ora sugli articoli modificati dal Senato e sul voto finale previsto per la prossima settimana.
La regola più conosciuta stabilisce che la lista o la coalizione arrivata prima possa ottenere il premio soltanto se raggiunge almeno il 42% dei voti validi sia alla Camera sia al Senato. Meno noto è il modo in cui quel 42% viene calcolato. Dopo il passaggio a Palazzo Madama, nella cifra elettorale della coalizione confluiscono infatti i voti raccolti da tutte le liste che ne fanno parte, senza escludere quelle rimaste sotto la soglia del 3% prevista per l’accesso al riparto proporzionale.
I voti che valgono per la coalizione ma non allo stesso modo per i partiti
Le due soglie svolgono funzioni diverse: il 42% decide se la coalizione può accedere al premio; il 3% stabilisce invece quali liste partecipano normalmente alla distribuzione proporzionale dei seggi. All’interno di una coalizione che abbia superato il 10%, tutte le liste oltre il 3% vengono ammesse al riparto e, tra quelle rimaste sotto, viene recuperata soltanto quella che ha ottenuto più voti. Le altre restano fuori dalla distribuzione proporzionale, ma i consensi che hanno raccolto continuano a concorrere al totale della coalizione utilizzato per verificare il raggiungimento del 42%.
Basta una simulazione per capire quanto possa diventare importante questa differenza. Una coalizione potrebbe arrivare al 42,2% sommando un partito al 36,5%, un secondo al 3,2% e due alleati minori rispettivamente all’1,4 e all’1,1%. Tutti e quattro i risultati concorrerebbero al 42,2% necessario per il premio. Nel riparto proporzionale entrerebbero automaticamente i primi due e, attraverso il meccanismo di recupero, la lista all’1,4%; quella all’1,1% resterebbe invece sotto soglia. Senza proprio quell’1,1%, però, la coalizione si fermerebbe al 41,1% e il premio non scatterebbe.
Non è una conseguenza accidentale del testo, la Camera aveva inizialmente scelto la soluzione opposta, escludendo dal totale coalizionale i voti delle liste non ammesse ai seggi, fatta eccezione per la migliore tra quelle sotto il 3%. Il Senato ha cancellato quella regola e ha stabilito che nella cifra della coalizione vengano conteggiati tutti i voti delle liste collegate. Il dossier parlamentare ricostruisce espressamente il passaggio e segnala come questa scelta possa diventare decisiva quando la competizione è equilibrata.
Gli alleati piccoli smettono di essere voti dispersi
La modifica restituisce quindi un peso politico anche alle liste minori: con una soglia fissata al 42%, infatti, qualche decimale può decidere se il premio scatta oppure no e anche un alleato sotto il 3% può diventare decisivo per la coalizione.
Allo stesso tempo si apre una competizione interna tra gli alleati minori visto che se più liste rimangono sotto il 3%, soltanto quella con il risultato migliore viene ammessa al riparto proporzionale insieme alle forze maggiori della coalizione. Le altre possono dunque risultare determinanti per far superare il 42% all’intero schieramento senza ottenere lo stesso trattamento nella distribuzione ordinaria dei seggi. La differenza tra l’1,5 e l’1,4%, in uno scenario del genere, non riguarderebbe soltanto qualche decimale di consenso, ma potrebbe stabilire quale delle due liste resta dentro il Parlamento attraverso la quota proporzionale.
Il 42% deve essere raggiunto due volte
Il collegamento imposto tra Camera e Senato rende inoltre ancora più delicata la soglia. Non basta superare il 42% in uno dei due rami del Parlamento: deve farlo la stessa coalizione o lista che risulti prima in entrambe le votazioni. Se alla Camera arriva al 42,3% e al Senato si ferma al 41,9%, oppure se nelle due Camere prevalgono soggetti diversi, il premio non viene assegnato da nessuna parte e tutti i seggi tornano alla distribuzione proporzionale.
Il salto tra i due risultati è quindi netto: al raggiungimento della soglia, il sistema riserva 70 seggi alla Camera e 35 al Senato alle liste circoscrizionali presentate per il premio; tuttavia se anche una sola delle condizioni viene meno, quel meccanismo scompare completamente. I 105 seggi non vengono peraltro aggiunti a quelli che il vincitore avrebbe ottenuto in un riparto integralmente proporzionale: vengono sottratti preventivamente dal totale da distribuire con quel metodo. Alla Camera, per esempio, restano 314 seggi da ripartire proporzionalmente una volta accantonati i 70 del premio.
I 70 seggi riservati alla Camera non si traducono quindi automaticamente in 70 deputati in più rispetto a un sistema interamente proporzionale. Il Servizio Studi della Camera calcola che, con una coalizione esattamente al 42% e senza dispersione di voti sotto soglia, il vantaggio effettivo sarebbe di 41 seggi. Il premio resta comunque costruito per portare il vincitore alla maggioranza assoluta, entro il limite massimo di 220 deputati e 113 senatori, ai quali per la Camera possono aggiungersi gli eventuali eletti nella circoscrizione Estero.
Nel testo oggi all’esame della Camera il 42% non misura soltanto la forza della coalizione arrivata prima, ma anche la capacità di sommare voti che possono avere un peso diverso nella successiva distribuzione dei seggi. Anche i consensi raccolti da una lista che non supera la propria soglia possono infatti contribuire a far scattare il premio per l’intero schieramento.
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FOTO: Schede elettorali – Sky TG24/YouTube
