LA PARTITA DEL 2027

Meloni scrive la legge per vincere, ma consegna le chiavi a Vannacci

La nuova legge elettorale dovrebbe mettere al sicuro la maggioranza uscita dalle urne. Ma la crescita di Roberto Vannacci introduce un paradosso: Giorgia Meloni può aver bisogno proprio dell’avversario che sta indebolendo la sua coalizione.

Il premio di maggioranza scatta oltre il 42%, mentre Futuro Nazionale sale al 7,6% sottraendo voti al centrodestra. La riforma pensata per garantire stabilità può trasformare il generale nell’uomo decisivo delle prossime elezioni.

Meloni scrive la legge per vincere, ma consegna le chiavi a Vannacci
La nuova legge elettorale dovrebbe proteggere Giorgia Meloni, ma la crescita di Roberto Vannacci può trasformare il generale nell’uomo decisivo delle elezioni del 2027.

Puoi trovare i nostri contenuti anche su Google Discover.


La riforma nasce per ridurre l’incertezza. Un sistema interamente proporzionale, un premio di seggi per la coalizione che supera il 42% e una maggioranza parlamentare assicurata al blocco vincente.

Sulla carta è il meccanismo con cui Giorgia Meloni prova a evitare che le elezioni del 2027 producano un Parlamento senza numeri sufficienti per governare. Nella realtà, però, la nuova legge può consegnare un potere negoziale enorme a Roberto Vannacci.

La Camera ha approvato il provvedimento il 16 luglio con 217 voti favorevoli, 152 contrari e due astensioni. La riforma elimina i collegi uninominali e prevede un premio di 70 deputati e 35 senatori per la coalizione che ottiene più del 42% dei voti. Il numero complessivo degli eletti del blocco vincente non potrà comunque superare 220 seggi alla Camera e 113 al Senato. Il testo deve ancora ottenere il via libera definitivo di Palazzo Madama.

Il problema per Meloni è che, mentre il Parlamento cambia le regole del gioco, sta cambiando anche il campo sul quale quelle regole dovranno essere applicate.

Vannacci cresce e il centrodestra scende sotto la soglia

Futuro Nazionale, il movimento fondato dall’ex generale dopo la rottura con la Lega, è arrivato al 7,6% nell’ultima rilevazione YouTrend riportata da Reuters. Ha superato da tempo il partito di Matteo Salvini e si è avvicinato a Forza Italia, diventando la quinta forza politica italiana.

Non cresce ai margini del sistema. Pesca soprattutto nello stesso elettorato sul quale si regge la maggioranza: sottrae consensi alla Lega, intercetta una parte degli elettori di Fratelli d’Italia e riporta alle urne cittadini che non avevano votato alle Europee del 2024. Fratelli d’Italia resta nettamente il primo partito con il 26,4%, ma mostra una flessione, mentre la coalizione perde terreno sul proprio lato destro.

La media dei sondaggi considerata da YouTrend colloca l’area progressista al 44,3% e l’attuale centrodestra al 42,2%. Sono numeri provvisori, non una previsione del risultato elettorale, ma descrivono con precisione il dilemma: senza Vannacci la coalizione di governo rischia di restare sotto la soglia decisiva; con Vannacci può superarla e assicurarsi il premio.

La nuova legge, dunque, non neutralizza Futuro Nazionale. Ne aumenta il valore.

Il premio trasforma un rivale in un alleato necessario

Con il sistema attuale la competizione nei collegi uninominali può premiare la coalizione più capace di presentarsi unita sul territorio. La riforma cancella quei collegi e concentra tutto sul risultato proporzionale nazionale e sul superamento del 42%.

È qui che Vannacci diventa decisivo. Ogni voto sottratto alla Lega o a Fratelli d’Italia indebolisce il centrodestra se Futuro Nazionale corre da solo. Lo stesso voto torna invece utile alla maggioranza nel momento in cui il generale entra nella coalizione.

Le simulazioni di YouTrend mostrano che un’alleanza di destra comprendente Futuro Nazionale potrebbe raggiungere la maggioranza, mentre una corsa separata del nuovo movimento aumenterebbe le possibilità di vittoria del centrosinistra. L’esito non dipende quindi soltanto dalla legge o dalla forza di Meloni, ma dalla collocazione scelta da un partito nato pochi mesi fa.

Il paradosso è politico prima ancora che elettorale. La riforma viene presentata come uno strumento di governabilità, ma rende più costosa qualsiasi frattura all’interno di uno dei due schieramenti. Più Vannacci cresce, più Meloni deve scegliere tra il rischio di perderlo e il prezzo necessario per inglobarlo.

L’accordo che sposterebbe ancora più a destra la coalizione

Accogliere Futuro Nazionale non sarebbe un semplice allargamento numerico.

Vannacci costruisce il proprio spazio politico insistendo sulla “remigrazione”, sull’espulsione degli immigrati e dei loro discendenti, sulla difesa della famiglia tradizionale e su una linea identitaria più radicale di quella adottata dalla maggioranza durante gli anni di governo.

Per entrare nella coalizione chiederebbe inevitabilmente visibilità, candidature, peso nella definizione del programma e la possibilità di rivendicare risultati davanti al proprio elettorato. Meloni guadagnerebbe i voti necessari ad avvicinarsi o superare il 42%, ma accetterebbe un alleato capace di condizionarne la linea politica.

La disponibilità degli elettori esiste, ma non è uniforme. Quasi due terzi dei sostenitori di Vannacci sarebbero favorevoli a un’intesa con il centrodestra e anche la maggioranza degli elettori di Fratelli d’Italia guarderebbe positivamente all’accordo. La prospettiva incontra invece una netta freddezza tra gli elettori della Lega e di Forza Italia.

Meloni dovrebbe quindi allargare la coalizione verso destra senza perdere il suo settore più moderato e senza rendere ancora più evidente la crisi di Salvini.

La crisi della Lega modifica gli equilibri della maggioranza

Il primo effetto dell’ascesa di Vannacci si vede nella Lega. Il partito che nel 2019 aveva raggiunto il 34% è sceso intorno al 6%, stretto tra il predominio di Fratelli d’Italia e la concorrenza di Futuro Nazionale. Il movimento dell’ex generale non si limita a sottrargli voti: mette in discussione la funzione politica di Salvini all’interno della coalizione.

Per anni il leader leghista ha rappresentato l’ala più radicale del centrodestra, quella capace di tenere insieme immigrazione, sovranismo e protesta contro le istituzioni europee. Ora Vannacci occupa quello spazio con maggiore libertà, perché non porta la responsabilità delle decisioni assunte dal governo e può presentarsi come alternativa anche agli ex compagni di partito.

Meloni si trova così davanti a una coalizione nella quale il partner storico perde forza, mentre il nuovo concorrente esterno cresce. Includere Vannacci significa riconoscere il ridimensionamento della Lega; lasciarlo fuori significa consentirgli di sottrarre i voti necessari al premio di maggioranza.

La legge non blinda Meloni, cambia il prezzo delle alleanze

La riforma elettorale non garantisce automaticamente la vittoria al centrodestra. Garantisce una maggioranza parlamentare soltanto a chi riesce prima a costruire una coalizione capace di raggiungere la soglia richiesta.

È una differenza decisiva. La stabilità promessa dalla legge arriva dopo il voto, ma per ottenerla serve un’unità politica più larga prima del voto. In un sistema ormai quasi bipolare, anche un partito del 6 o del 7% può determinare quale schieramento superi il 42% e quale resti escluso dal premio.

Vannacci non dispone ancora di una struttura paragonabile a quella dei partiti tradizionali e i sondaggi possono cambiare rapidamente. La legge, inoltre, deve ancora completare il proprio percorso al Senato e potrebbe subire modifiche. Ma il suo potere negoziale esiste già perché nasce dalla combinazione tra due elementi: la crescita di Futuro Nazionale e una soglia elettorale che rende ogni punto percentuale decisivo.

La riforma era stata concepita per trasformare un vantaggio elettorale anche limitato in una maggioranza stabile. Può riuscirci, ma introduce una conseguenza che la premier non controlla interamente: chi possiede i voti mancanti può decidere il prezzo dell’accordo.

Meloni continua a essere il centro indiscusso della destra italiana. La legge pensata per proteggerne la leadership, però, rischia di costringerla a condividere le chiavi della prossima maggioranza con l’uomo che sta crescendo proprio contro i suoi alleati.

RotoNotizie |  © riproduzione riservata

TAG

Lascia un commento