I repubblicani continuano ad avere più denaro dei democratici e in molti collegi restano avanti, ma hanno cominciato a spendere anche dove non pensavano di dover combattere. A poco più di un mese dalle elezioni di metà mandato, la difesa della maggioranza alla Camera passa ormai anche da territori che Donald Trump aveva conquistato agevolmente nel 2024.
Dal primo settembre i grandi gruppi conservatori hanno aperto il portafoglio in almeno 39 collegi nei quali non avevano ancora investito: la corsa alle midterm si allarga proprio mentre economia e caro vita trasformano il malcontento verso Trump in un problema per tutto il Partito repubblicano.
Per capire quanto sia cambiata la campagna elettorale americana non serve partire dai sondaggi su Donald Trump, che pure mostrano un declino su più fronti, ma seguire il denaro del Partito repubblicano. Dal primo settembre i maggiori gruppi conservatori e alcuni dei principali finanziatori del GOP hanno infatti iniziato a spendere in almeno 39 collegi della Camera: distretti nei quali finora non avevano investito perché considerati solidamente repubblicani e nei quali i candidati del partito risultano ancora avanti nei sondaggi. La leadership, però, non ritiene più quel vantaggio sufficiente e sta spingendo decine di campagne a trattare ogni collegio come contendibile perché nemmeno i distretti che Trump aveva vinto con margini a doppia cifra nel 2024 sono considerati al riparo.
È un cambio di strategia che dice più di molte dichiarazioni pubbliche. Se un partito inizia a spendere in collegi che fino a poche settimane fa considerava al sicuro, significa che la mappa del rischio si è ampliata e che i dati interni raccontano una competizione diversa da quella immaginata a inizio anno. I repubblicani hanno risorse enormi e presentano questa offensiva come una polizza per evitare nuovi fronti democratici, ma la scelta di proteggere anche le roccaforti rivela quanto il margine di sicurezza si sia assottigliato.
Il denaro arriva dove il GOP non pensava di averne bisogno
Gli esempi attraversano Stati e collegi molto diversi. In Wisconsin, i gruppi conservatori hanno investito un milione e mezzo di dollari per Bryan Steil, in un distretto che Trump aveva vinto nel 2024 con quattro punti e mezzo di margine. In North Carolina sono arrivati i primi finanziamenti esterni per Gregory Murphy, nonostante il suo collegio fosse stato conquistato da Trump con quattordici punti e continui a essere classificato come solidamente repubblicano dal Cook Political Report. Il segnale più forte arriva però dal sud del Texas: circa due milioni di dollari per difendere Monica De La Cruz in un distretto che due anni fa Trump aveva vinto di diciotto punti e che ora Cook considera in bilico.
Il GOP non sta quindi abbandonando le competizioni più difficili per trincerarsi nei propri territori, ma utilizza la propria superiorità finanziaria per allargare il perimetro della difesa. I gruppi repubblicani hanno prenotato almeno 888 milioni di dollari di pubblicità per le ultime settimane della campagna, contro i 666 milioni dei democratici, e da Labor Day i super PAC conservatori hanno speso quasi il doppio dei loro avversari. Il denaro può ancora fare una differenza enorme il 3 novembre, soprattutto in una Camera nella quale ai democratici basta guadagnare quattro seggi per strappare la maggioranza, ma una parte crescente di quelle risorse serve ormai a proteggere candidati che avrebbero dovuto affrontare una campagna molto più tranquilla.
Il caro vita cambia anche la mappa elettorale
A spingere l’allargamento della difesa repubblicana sono soprattutto le condizioni economiche. Benzina, energia e fertilizzanti stanno colpendo duramente le aree agricole del Midwest, e candidati e strateghi del GOP parlano di un clima particolarmente difficile in Iowa, Kansas e negli altri Stati dove l’aumento del diesel incide direttamente su aziende, trasporti e famiglie. Le campagne si comportano ormai come se fossero indietro anche dove i sondaggi pubblici le danno in vantaggio, temendo che il voto di novembre intercetti un’insoddisfazione più ampia verso le politiche della Casa Bianca.
La dinamica che sta mettendo sotto pressione il Partito repubblicano è iniziata ben prima di settembre, quando inflazione e guerra con l’Iran hanno fatto scendere il gradimento di Trump ai livelli più bassi dell’anno e hanno eroso una parte del consenso repubblicano . Nelle preferenze per il Congresso i democratici hanno aperto così un vantaggio inedito per questa fase della corsa e anche se la fotografia nazionale non determina automaticamente il risultato nei singoli distretti, spiega però perché i dirigenti repubblicani non siano più disposti a fidarsi delle vecchie mappe elettorali.
In più l’economia sta modificando il rapporto tra la Casa Bianca e alcuni candidati del partito, costretti a rispondere, prima ancora che a Trump, ai propri elettori. In Iowa e Michigan, Ashley Hinson e Mike Rogers, dopo aver sostenuto inizialmente la conduzione della guerra con l’Iran, ne hanno chiesto una rapida conclusione, collegando apertamente il conflitto all’aumento dei prezzi del carburante; altri esponenti repubblicani hanno invece appoggiato iniziative per limitare i poteri presidenziali sulla guerra. Non si tratta di una conversione improvvisa alla linea democratica, ma della necessità di prendere le distanze da scelte diventate difficili da difendere quando arrivano direttamente alla pompa di benzina.
Trump resta necessario, ma non basta più
Il paradosso repubblicano è evidente: Trump è ancora essenziale per mobilitare una parte decisiva dell’elettorato conservatore, ma può diventare un peso nelle competizioni più equilibrate. Il partito continua a puntare sulla sua capacità di portare alle urne elettori che votano poco nelle midterm, tanto da aver costruito intorno a lui la convention di settembre e la strategia di mobilitazione. Alcuni candidati, però, temono che quella stessa identificazione con la Casa Bianca possa costare voti nei distretti dove indipendenti e moderati determinano l’esito.
La vulnerabilità repubblicana si vede soprattutto nei collegi che due anni fa avevano contribuito alla vittoria trumpiana. E mentre il partito investe centinaia di milioni per evitare che il malcontento economico trasformi le midterm in un giudizio sulla presidenza, in South Texas, nelle aree agricole del Midwest e in parte dei sobborghi, il GOP si trova a difendere margini che sembravano garantire tranquillità per l’intero ciclo elettorale. Non è un’indicazione che quei seggi siano già orientati verso i democratici, né che la capacità finanziaria repubblicana non possa incidere nelle ultime settimane; è però il segnale che la vittoria del 2024 non rende più automaticamente sicuro un territorio.
Per anni Trump ha imposto al Partito repubblicano la convinzione che la sua leadership fosse sufficiente a garantire sicurezza elettorale. A cinque settimane dalle midterm però neppure la gigantesca macchina finanziaria messa in campo dal GOP nei collegi nei quali pensava di vincere facile offre più garanzie.
RotoNotizie | © riproduzione riservata
FOTO: La Repubblica/YouTube – frame video
