Morbillo in Bangladesh, l’epidemia delle vaccinazioni mancate
Un reparto ospedaliero affollato. L'epidemia di morbillo in Bangladesh ha provocato un forte aumento dei ricoveri, mettendo sotto pressione le strutture sanitarie.

SANITÀ INTERNAZIONALE

Morbillo in Bangladesh, l’epidemia delle vaccinazioni mancate

Oltre 211mila casi sospetti e 1.186 decessi tra confermati e sospetti. Un'inchiesta Reuters ricostruisce le lacune nella prevenzione e nella risposta sanitaria, mentre l'OMS avverte che il calo della copertura vaccinale può compromettere anche sistemi consolidati.

Il Bangladesh sta affrontando una delle più gravi epidemie di morbillo del 2026, dopo che le interruzioni nelle forniture di vaccini e il peggioramento della copertura immunitaria hanno lasciato numerosi bambini esposti al contagio. Un’emergenza che mette in discussione l’efficacia dei programmi sanitari quando alle carenze organizzative si aggiungono dati incompleti sulla popolazione da proteggere.

Il caso del Bangladesh mostra quanto rapidamente possano andare perduti i risultati ottenuti attraverso anni di vaccinazioni, quando le interruzioni dei programmi sanitari lasciano intere fasce della popolazione senza protezione.

Oltre 211mila casi sospetti, l’emergenza continua

Dal 15 marzo al 16 ottobre 2026, le autorità sanitarie del Bangladesh hanno registrato 211.040 casi sospetti di morbillo, dei quali 22.972 confermati in laboratorio. Il bilancio comprende 1.186 decessi associati alla malattia, ma soltanto 104 risultano attribuiti a casi confermati, mentre gli altri 1.082 riguardano pazienti deceduti con sintomi compatibili. Una distinzione indispensabile per interpretare correttamente la portata dell’emergenza, che ha già comportato oltre 187mila ricoveri e continua a impegnare strutture sanitarie sottoposte a una pressione elevatissima.

Particolarmente difficile la situazione nella regione nordorientale di Sylhet, dove l’afflusso di pazienti ha superato in alcuni casi la capacità degli ospedali. Il morbillo, infezione virale altamente contagiosa, può provocare complicazioni respiratorie e neurologiche gravi, con rischi maggiori per i bambini piccoli, le persone malnutrite e quelle con un sistema immunitario compromesso. L’Organizzazione mondiale della sanità considera elevato il rischio sanitario nazionale, anche per la presenza di numerosi bambini che non hanno ricevuto il ciclo vaccinale completo.

Da modello vaccinale a crisi sanitaria

Il Bangladesh aveva costruito negli ultimi decenni un programma di immunizzazione riconosciuto per i risultati raggiunti nella prevenzione di numerose malattie infantili. Secondo le stime dell’OMS e dell’UNICEF, nel 2024 la copertura contro il morbillo aveva raggiunto il 96% per la prima dose e il 93% per la seconda, percentuali che nel 2025 sono scese rispettivamente al 90% e all’86%.

L’arretramento si è verificato durante una fase di forte instabilità politica, seguita alle proteste che nel 2024 avevano portato alla fine del governo di Sheikh Hasina. Alle difficoltà amministrative si sono aggiunti ritardi nell’approvvigionamento dei vaccini, agitazioni del personale sanitario e interruzioni delle campagne supplementari, già assenti su scala nazionale da diversi anni. La progressiva diminuzione della copertura ha ampliato il numero dei bambini suscettibili all’infezione, creando le condizioni per una diffusione che le autorità non sono ancora riuscite a interrompere.

Un’inchiesta pubblicata da Reuters il 17 ottobre ha portato alla luce ulteriori criticità nella gestione dell’emergenza, attraverso documenti dell’OMS e testimonianze raccolte tra operatori sanitari, esperti e famiglie. Il problema non è stato soltanto garantire la disponibilità dei vaccini, ma identificare correttamente i bambini da raggiungere, organizzare gli interventi nei territori più difficili e informare le famiglie delle possibilità di immunizzazione.

Quattro milioni di bambini in più rispetto alle stime della campagna

Uno degli elementi più significativi emersi dall’inchiesta riguarda la campagna straordinaria avviata nella primavera del 2026, che aveva consentito di vaccinare quasi 20 milioni di bambini. Il governo aveva annunciato di aver raggiunto l’intera popolazione della fascia d’età interessata, ma un successivo intervento sanitario, rivolto allo stesso gruppo, ha utilizzato un elenco di riferimento che comprendeva circa quattro milioni di bambini in più.

La differenza non dimostra che tutti quei bambini fossero rimasti senza vaccinazione, ma solleva interrogativi sull’attendibilità delle stime utilizzate e sulla capacità del sistema di raggiungere le comunità più isolate. La documentazione esaminata da Reuters indica inoltre che, per accelerare l’avvio della campagna, le autorità avevano effettuato un solo ciclo di verifiche preparatorie anziché i quattro normalmente previsti, riducendo i controlli sulla disponibilità delle strutture, sulle risorse necessarie e sulla popolazione da vaccinare.

Le difficoltà sono emerse anche attraverso l’elevata presenza di bambini non immunizzati tra i casi confermati dopo la campagna straordinaria. Un risultato che mostra i limiti di interventi anche molto estesi quando non riescono a raggiungere proprio le persone maggiormente esposte, soprattutto nelle zone rurali e nelle comunità con minore accesso ai servizi sanitari.

L’avvertimento dell’OMS riguarda anche gli altri Paesi

Il morbillo è una delle malattie infettive più contagiose e per prevenirne la circolazione sostenuta l’OMS raccomanda una copertura di almeno il 95% con entrambe le dosi, mantenuta in modo omogeneo anche a livello locale. Il raggiungimento di percentuali elevate su scala nazionale può infatti nascondere territori o gruppi di popolazione nei quali la protezione rimane insufficiente, favorendo nuovi focolai.

Il caso del Bangladesh assume una rilevanza internazionale perché dimostra come i risultati ottenuti attraverso la vaccinazione richiedano continuità nelle forniture, personale sanitario disponibile e sistemi informativi affidabili. Le cause dell’insufficiente copertura possono cambiare da un Paese all’altro, dalle difficoltà di accesso ai servizi alla diffidenza verso le vaccinazioni, ma la conseguenza sanitaria è comune: l’accumulo di persone suscettibili permette a un virus altamente trasmissibile di tornare a circolare.

I dati globali dell’UNICEF mostrano che nel 2025 la prima dose del vaccino contro il morbillo ha raggiunto l’86% dei bambini, lasciandone circa 19 milioni senza quella protezione. Una situazione che rende particolarmente importante il mantenimento dei programmi ordinari, perché le campagne organizzate dopo l’inizio di un’epidemia intervengono quando il contagio ha già raggiunto una parte della popolazione.

Il Bangladesh ha avviato una revisione indipendente del proprio programma vaccinale, con il sostegno dell’OMS e di altri organismi internazionali, per individuare le carenze nella distribuzione, nella sorveglianza epidemiologica e nell’organizzazione degli interventi. L’esito di questa valutazione sarà importante per comprendere quali correttivi possano ristabilire una copertura adeguata, mentre l’esperienza del Paese offre già una lezione per la sanità pubblica internazionale: il numero delle dosi somministrate non è sufficiente a misurare il successo della prevenzione se il sistema non riesce a identificare e proteggere tutti i bambini che ne hanno bisogno.

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FOTO: Fotogramma da Seputar iNews RCTI / YouTube.

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