Putin parla di pace mentre Kiev resta sotto i droni russi
ladimir Putin e Narendra Modi durante l’incontro in cui il presidente russo ha parlato degli sforzi per porre fine alla guerra in Ucraina.

UCRAINA

Putin parla di pace mentre Kiev resta sotto i droni russi

Il presidente russo assicura a Modi che Mosca lavora per chiudere la guerra, ma la capitale ucraina affronta il quinto giorno consecutivo di attacchi. Zelensky prepara intanto una nuova missione americana con Witkoff e Kushner.

Le parole di Vladimir Putin sulla ricerca di una soluzione pacifica arrivano mentre la pressione militare russa sull’Ucraina torna a salire. Kiev vive da giorni sotto attacchi continui e il negoziato resta sospeso tra dichiarazioni concilianti, richieste incompatibili e una guerra che continua a consumare uomini, infrastrutture e consenso politico.

Putin torna a parlare di pace, ma mentre incontra Modi e assicura che Mosca vuole chiudere il conflitto, Kiev affronta una nuova ondata di droni russi e Washington prepara un altro tentativo diplomatico con Zelensky.

Vladimir Putin dice che la Russia sta lavorando per porre fine alla guerra in Ucraina, ma le sue parole arrivano mentre il conflitto entra in una nuova fase di pressione militare sulla capitale. Nell’incontro con il premier indiano Narendra Modi a Bishkek, il presidente russo ha sostenuto che Mosca si sta muovendo nella direzione indicata dall’India, che continua a chiedere la cessazione delle ostilità e una soluzione politica. Modi ha ribadito che la guerra deve finire e che New Delhi sosterrà ogni iniziativa capace di favorire la pace.

La distanza tra il linguaggio diplomatico e ciò che accade sul terreno resta però evidente. Kiev e la sua regione sono entrate nel quinto giorno consecutivo di attacchi con droni russi, accompagnati da allarmi quasi continui che hanno inciso sui trasporti e sulla vita quotidiana della capitale. Secondo Volodymyr Zelensky, nell’arco di quattro giorni Mosca avrebbe lanciato circa 1.500 droni, più della metà dei quali a reazione, nel tentativo di mettere sotto pressione le difese ucraine e di logorare progressivamente la capacità del Paese di proteggere infrastrutture e centri abitati.

L’escalation non riguarda soltanto Kiev. Negli ultimi giorni gli attacchi russi hanno interessato anche infrastrutture logistiche, depositi, attività industriali e strutture commerciali in diverse regioni ucraine. Uno dei raid più gravi ha colpito un deposito di munizioni nell’area di Kiev, provocando una serie di esplosioni secondarie e un bilancio di decine di vittime. Zelensky ha successivamente accusato anche le autorità ucraine di gravi responsabilità per la presenza del deposito vicino alle abitazioni civili, mentre continuano le operazioni di bonifica e ricerca nell’area colpita.

Sul fronte diplomatico, Kyiv prova intanto a tenere aperto il canale con Washington. Zelensky ha riferito di avere avuto una conversazione “dettagliata e costruttiva” con Steve Witkoff e Jared Kushner, i due inviati americani coinvolti nei tentativi di riaprire un negoziato con Mosca. Le parti stanno discutendo le date di una loro visita in Ucraina, che secondo il presidente ucraino potrebbe aiutare a definire nuove proposte per arrivare a un accordo.

Il confronto resta comunque bloccato sui nodi territoriali e sulle condizioni politiche di una possibile intesa. Zelensky continua a sostenere che esista una finestra diplomatica per una mediazione americana, mentre Mosca insiste sulla necessità che qualsiasi accordo rifletta la situazione sul terreno e le proprie rivendicazioni sul Donbass. Nelle ultime settimane Kyiv ha consegnato agli interlocutori americani nuove proposte, ma le posizioni restano ancora molto distanti e la prosecuzione degli attacchi rende più difficile trasformare il dialogo in un negoziato stabile.

A rendere ancora più delicato il quadro interviene la ricostruzione pubblicata dall’Economist, secondo cui Putin avrebbe maturato la convinzione che un’ulteriore escalation sia necessaria anche per ragioni di stabilità interna. Il settimanale britannico descrive un Cremlino sempre più preoccupato dall’erosione del consenso verso una guerra lunga e costosa e sostiene, citando fonti vicine al potere russo, che Putin considererebbe una conclusione del conflitto senza risultati territoriali sufficienti come un segnale di debolezza capace di danneggiare la tenuta del sistema politico.

Nella stessa ricostruzione compare anche il passaggio più duro, secondo cui il presidente russo avrebbe confidato in passato ai propri collaboratori di temere conseguenze personali gravissime se la guerra si chiudesse senza una vittoria riconoscibile, soprattutto senza il controllo del Donbass. Si tratta di una ricostruzione giornalistica basata su fonti interne e non di una dichiarazione pubblica verificabile di Putin, ma il quadro descritto dal settimanale coincide con una fase in cui il Cremlino continua ad aumentare la pressione militare mentre mantiene aperto il linguaggio della trattativa.

Le prossime settimane diranno quanto spazio resti davvero per una mediazione. Modi continua a offrire sostegno a una soluzione negoziata, Washington tenta di ricostruire un canale diretto tra le parti e Zelensky insiste sulla necessità di accelerare prima che la guerra entri in una fase ancora più difficile. Sul terreno, però, i segnali immediati arrivano soprattutto dai droni che continuano a colpire l’Ucraina e da una campagna militare che Mosca non mostra, per ora, di voler rallentare.

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FOTO: : Frame video CNN-News18 / YouTube

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