Sigfrido Ranucci non prepara una candidatura e non considera la politica il punto d’arrivo della vicenda che lo ha portato fuori dalla conduzione di Report. Intervenendo alla presentazione del suo libro Il ritorno della casta alla Garbatella, il giornalista ha indicato una prospettiva diversa: continuare a fare inchieste, anche fuori dal programma che ha guidato per anni, e proseguire il proprio impegno sui diritti civili.
La precisazione arriva mentre intorno al suo nome continua a circolare l’ipotesi di una discesa in campo, alimentata anche da un recente sondaggio Swg. Ma i numeri pubblicati dal TgLa7 raccontano un quadro molto meno netto di quello suggerito da alcuni titoli: soltanto il 7% degli intervistati risponde che Ranucci sarebbe «sicuramente» un buon leader politico, mentre il 20% considera possibile l’ipotesi. Il 39% risponde negativamente e il 26% non prende posizione.
Più che una candidatura, nelle parole di Ranucci emerge la volontà di riportare la discussione sul terreno che considera proprio: il giornalismo d’inchiesta e la libertà di continuare a esercitarlo.
«La politica mi teme come giornalista»
«Ma quale candidatura, ma quale politica: io voglio continuare a fare inchieste», ha detto Ranucci, sostenendo che la decisione della Rai di togliergli la conduzione di Report sia legata proprio al peso delle sue inchieste. «Forse la politica mi teme più come giornalista d’inchiesta», ha aggiunto, ricordando i 35 anni trascorsi in questo settore.
La posizione espressa alla Garbatella è più netta rispetto alla battuta fatta poco prima ai cronisti che gli chiedevano di una possibile candidatura: «Non ci penso. Poi se mi cacciano proprio dalla Rai…», aveva risposto sorridendo. Repubblica aveva interpretato quella frase come una porta lasciata aperta alla politica, ma successivamente Ranucci ha escluso esplicitamente di avere intenzione di candidarsi.
Il giornalista lega invece il proprio futuro alla possibilità di tornare sul campo. «Quello che mi piacerebbe fare è tornare a fare inchieste. Vedremo dove», ha spiegato, indicando anche l’intenzione di continuare a occuparsi di diritti civili e delle persone più fragili.
Cosa dice davvero il sondaggio Swg
La discussione sulla possibile candidatura nasce anche dal sondaggio Swg per il TgLa7 diffuso il 7 settembre. Alla domanda se Ranucci potrebbe essere un buon leader politico, il 7% risponde “sicuramente sì” e il 20% “può darsi”. Il 39% dice no, il 26% non sa e un ulteriore 8% afferma che lo avrebbe considerato adatto prima della vicenda Lavitola, ma non più dopo.
Il 63% richiamato dallo stesso Ranucci non corrisponde quindi alla percentuale di italiani che lo vorrebbe alla guida del Paese. Il giornalista lo ha indicato come un dato relativo alla propria credibilità e a quella maturata attraverso le conduzioni di Report. Anche La Stampa, riportando le sue dichiarazioni, distingue esplicitamente il 7% relativo a chi lo considera sicuramente un possibile leader politico dal 63% rivendicato sul terreno della credibilità.
La distinzione cambia sensibilmente il significato politico del sondaggio: esiste una quota di intervistati disponibile a prendere in considerazione Ranucci come possibile leader, ma non una maggioranza del Paese pronta ad affidargli la guida politica.
Lo scontro con la Rai resta aperto
Sul futuro pesa soprattutto la decisione presa dalla Rai alla fine di agosto di sostituire Ranucci alla conduzione di Report. Viale Mazzini aveva inizialmente indicato Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi come nuovi conduttori e aveva proposto a Ranucci tre diverse ipotesi di ricollocazione professionale. La scelta è stata contestata dal giornalista e ha provocato una forte reazione all’interno della redazione del programma.
Nei giorni successivi Presutti ha rinunciato alla conduzione, mentre Piervincenzi è rimasto tra i nomi designati e la Rai ha continuato il confronto con la redazione sulla nuova struttura del programma. Gli stessi giornalisti interni di Report avevano proclamato lo stato di agitazione, contestando una sostituzione di Ranucci che definivano non motivata dall’azienda.
Ranucci continua a leggere quella rimozione come una decisione che riguarda il tipo di giornalismo esercitato dal programma. La Rai, al contrario, ha presentato il cambio di conduzione come l’apertura di una nuova fase di Report, ribadendo la volontà di preservarne la vocazione investigativa.
La distanza resta quindi profonda, ma almeno per ora non conduce verso una candidatura. Ranucci rivendica piuttosto la possibilità di tornare a fare il lavoro che considera centrale nella propria storia professionale, lasciando aperta una domanda diversa da quella sulla sua eventuale carriera politica: dove potrà continuare a fare giornalismo d’inchiesta dopo Report.
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