Presutti e Piervincenzi sono stati scelti per il dopo Ranucci, ma l’annuncio invece di chiudere il caso ne ha aperto un altro. Gli inviati storici di Report non riconoscono il nuovo corso deciso dalla Rai.

La Rai ha trovato i due nuovi conduttori di Report, ma non ha ancora risolto il problema del dopo Ranucci. La scelta di Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, comunicata venerdì pomeriggio da Viale Mazzini, ha provocato una reazione durissima tra gli inviati del programma, che giudicano la soluzione «completamente irricevibile» e si dichiarano pronti ad abbandonare la trasmissione se l’azienda non tornerà sui propri passi.
Lo strappo si è consumato nel giro di poche ore. Mentre la Rai presentava la conduzione a due come l’inizio di una nuova fase per uno dei programmi più importanti del servizio pubblico, dentro Report maturava una lettura opposta. Gli inviati contestano innanzitutto il metodo con cui si è arrivati alla decisione e sostengono di aver appreso i nomi dei nuovi conduttori dalle agenzie, dopo settimane nelle quali avevano chiesto all’azienda un confronto sul futuro della trasmissione.
A rendere ancora più evidente la frattura è arrivata la decisione di Giulio Valesini e Bernardo Iovene. Ai due giornalisti storici era stato proposto di assumere il ruolo di capi-autori nella nuova organizzazione del programma, ma entrambi hanno rifiutato.
La scelta della Rai e il no della squadra
Presutti e Piervincenzi arrivano alla conduzione dopo aver vinto la selezione Rai per giornalisti professionisti. Presutti lavora già da anni a Report, dove ha realizzato diverse inchieste; Piervincenzi ha alle spalle una lunga esperienza nei programmi di approfondimento e nel giornalismo sul campo.
“Report, chi sono Presutti e Piervincenzi”
Il curriculum dei due nuovi conduttori non ha però ricomposto il rapporto tra la Rai e la squadra della trasmissione. Nella presa di posizione diffusa dopo l’annuncio, gli inviati richiamano la storia editoriale costruita negli anni e contestano una scelta che considerano lontana dalle richieste avanzate nelle ultime settimane.
Il contrasto precede infatti la nomina di Presutti e Piervincenzi. Gli inviati avevano già scritto ai vertici Rai chiedendo continuità per Report e sostenendo la permanenza di Ranucci alla guida del programma. Con l’ufficializzazione del cambio di conduzione quella richiesta è stata definitivamente respinta e la contestazione si è trasformata nella minaccia di un addio collettivo.
Ranucci non accetta le tre alternative
Anche Sigfrido Ranucci ha fatto sapere di non considerare chiusa la vicenda. La Rai gli ha prospettato tre possibili ricollocazioni: un incarico al Tg3, il ritorno a RaiNews oppure una sede di corrispondenza all’estero, indicata nel Cairo.
Da Favignana, dove venerdì sera era impegnato con il suo spettacolo teatrale, Ranucci ha escluso di voler accettare le soluzioni proposte. Ha contestato la scelta di allontanarlo da Report dopo anni alla guida del programma e ha reagito con particolare durezza all’ipotesi egiziana, ricordando di vivere sotto scorta e facendo riferimento al caso di Giulio Regeni.
Il giornalista ha inoltre annunciato di voler continuare la propria battaglia sul terreno della libertà di stampa, mentre attorno alla decisione della Rai si è aperto inevitabilmente anche lo scontro politico.
Il problema adesso è chi resterà a Report
La nuova stagione ha quindi due conduttori, ma la composizione della squadra che dovrebbe lavorare con loro è diventata improvvisamente incerta. Ed è una variabile tutt’altro che secondaria per una trasmissione costruita negli anni attorno a inchieste che richiedono mesi di lavoro, fonti consolidate e giornalisti abituati a seguire gli stessi dossier nel tempo.
Presutti conosce dall’interno questa macchina e Piervincenzi arriva con un’esperienza riconosciuta nel giornalismo d’inchiesta. La loro nomina, però, si inserisce in una rottura che precede entrambi e che riguarda il rapporto tra la squadra storica del programma e i vertici dell’azienda.
In una trasmissione come Report, gli inviati non sono semplicemente i giornalisti che compaiono nei servizi. Sono quelli che seguono per mesi gli stessi dossier, costruiscono rapporti con le fonti, raccolgono documenti, verificano segnalazioni e portano avanti inchieste che spesso attraversano più stagioni. Una parte della forza del programma nasce proprio da questa continuità: perdere contemporaneamente diversi giornalisti significherebbe disperdere competenze, conoscenze e relazioni accumulate negli anni.
Per questo la minaccia di un addio collettivo pesa molto più di una normale contestazione interna. La Rai ha deciso chi prenderà il posto di Ranucci davanti alle telecamere. Adesso deve capire quanti di quelli che fino a ieri costruivano Report dietro quelle telecamere saranno ancora lì quando inizierà la nuova stagione.
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