Starshield, l’ordine partì dalla Casa Bianca
Un drone delle forze ucraine equipaggiato con un sistema di comunicazione durante le operazioni. La limitazione di Starshield ha creato difficoltà temporanee alle capacità operative di Kyiv.

GUERRA IN UCRAINA

Starshield, l’ordine partì dalla Casa Bianca

La restrizione ha ostacolato per alcune ore le operazioni dei droni ucraini.

La decisione è stata trasmessa al Pentagono mentre cresceva la tensione tra Washington e Kyiv, ma resta da chiarire chi, all’interno dell’amministrazione americana, abbia impartito l’ordine e quale obiettivo abbia guidato la scelta di limitare il servizio.

Per alcune ore i droni ucraini hanno perso una parte della loro capacità operativa: ora emerge che l’ordine non arrivò da SpaceX, ma dall’interno della Casa Bianca.

È arrivato dalla Casa Bianca l’ordine di limitare Starshield, il servizio satellitare militare utilizzato dall’Ucraina per le comunicazioni sul campo e nelle operazioni con i droni. La disposizione è stata trasmessa ai vertici del Pentagono e ha ridotto temporaneamente il funzionamento dei terminali installati sui mezzi in rapido movimento, creando difficoltà nelle missioni contro le forze russe e nell’impiego dei droni intercettori utilizzati per abbattere gli Shahed.

Le forze ucraine non erano state avvertite della modifica e hanno cercato chiarimenti a Washington dopo essersi accorte che i ricevitori militari non funzionavano più normalmente quando venivano utilizzati ad alta velocità. Il servizio è stato successivamente ripristinato e i terminali sono tornati operativi in movimento, anche se al momento con un limite indicato in circa 160 chilometri orari.

La ricostruzione chiarisce soprattutto un punto rimasto incerto nei primi giorni del caso: la restrizione non sarebbe dipesa da una scelta autonoma di SpaceX. Elon Musk aveva già precisato che i sistemi Starshield utilizzati dall’Ucraina sono controllati dal governo americano e che eventuali limiti alla velocità o all’impiego vengono stabiliti dalle autorità statunitensi. Ora tre funzionari informati sulla vicenda indicano nella Casa Bianca l’origine della disposizione inviata al Dipartimento della Difesa.

Resta invece da capire chi abbia materialmente deciso la stretta. Un alto funzionario americano ha escluso che l’ordine sia arrivato personalmente da Donald Trump, mentre la Casa Bianca non ha chiarito se la richiesta possa essere partita da altri esponenti dell’amministrazione. L’incertezza pesa anche per il momento nel quale la limitazione è stata introdotta, durante una fase di rapido deterioramento dei rapporti tra Washington e Kyiv.

Pochi giorni prima, il 9 ottobre, Jared Kushner e Steve Witkoff avevano contestato ai rappresentanti ucraini la prosecuzione degli attacchi contro le raffinerie russe nonostante le ripetute richieste americane di interromperli. Trump attribuisce a quelle operazioni parte dell’aumento dei prezzi dell’energia negli Stati Uniti, mentre la sua amministrazione sta cercando di riportare Mosca al negoziato.

Non ci sono elementi che consentano di collegare direttamente la limitazione di Starshield alla pressione americana sulle raffinerie russe, e trasformare la coincidenza temporale in una relazione accertata significherebbe andare oltre i fatti disponibili. Il punto politico aperto dalla vicenda resta comunque rilevante: durante uno scontro con Kyiv, una decisione presa all’interno dell’amministrazione americana ha inciso concretamente su una tecnologia ormai inserita nelle operazioni militari ucraine, senza sospendere formalmente gli aiuti né ritirare un sistema d’arma.

Starshield è tornato a funzionare, ma il ripristino del servizio non cancella il precedente. Per alcune ore l’Ucraina ha visto ridursi una capacità utilizzata sia per colpire le forze russe sia per difendersi dai droni di Mosca, e a provocarlo non è stato un guasto sul campo ma una disposizione arrivata da Washington. Resta da sapere chi l’abbia firmata e, soprattutto, per quale ragione.

RotoNotizie |  © riproduzione riservata

FOTO: TODAY/YouTube

TAG

Lascia un commento