Trump e le tv, il boicottaggio finisce sotto indagine antitrust
Donald Trump risponde alle domande dei giornalisti alla Casa Bianca.

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Trump e le tv, il boicottaggio finisce sotto indagine antitrust

Il Dipartimento di Giustizia esamina lo stop coordinato alla copertura della Casa Bianca

Il Dipartimento di Giustizia americano ha aperto un’indagine antitrust su ABC, CBS, CNN, NBC e Fox News per verificare se la decisione congiunta di sospendere temporaneamente la copertura televisiva della Casa Bianca abbia violato lo Sherman Act. L’iniziativa arriva dopo lo scontro di settembre sugli accrediti revocati a CNN, Politico e MS NOW e sposta su un terreno completamente diverso una controversia nata come questione di accesso alla stampa.

Una protesta sulla libertà di stampa viene ora esaminata come possibile accordo tra concorrenti.

Il caso nasce il 19 settembre, quando la Casa Bianca ha escluso i giornalisti delle tre testate, sostenendo che l’accesso alla presidenza costituisse un «privilegio, non un diritto». CNN, Politico e MS NOW hanno reagito facendo causa all’amministrazione e sostenendo che la revoca degli accrediti fosse una ritorsione per una copertura sgradita; contemporaneamente le cinque reti che compongono il principale pool televisivo della Casa Bianca hanno sospeso la copertura in solidarietà e rifiutato di fornire immagini sostitutive.

Il pool televisivo sotto la lente dell’Antitrust

Il punto sul quale si concentra ora il Dipartimento di Giustizia è proprio la natura coordinata della decisione. ABC, CBS, CNN, Fox News e NBC sono concorrenti sul mercato televisivo, ma per seguire il presidente operano normalmente all’interno di un sistema comune: condividono i costi, si alternano nell’organizzazione della copertura e distribuiscono le immagini anche alle altre emittenti del Paese. Quando tutte e cinque hanno deciso di interrompere contemporaneamente il servizio, quella collaborazione è diventata il presupposto dell’indagine antitrust.

Il Dipartimento non sostiene, almeno per ora, che sia stata commessa una violazione e, attraverso una portavoce, precisa che l’Antitrust Division sta verificando se il comportamento delle reti possa rientrare nelle forme di boicottaggio collettivo vietate dallo Sherman Act, la legge federale che colpisce gli accordi tra concorrenti capaci di restringere irragionevolmente la concorrenza. La normativa consente di intervenire contro alcune forme di coordinamento tra imprese, ma l’apertura dell’inchiesta non equivale a una conclusione sulla liceità della protesta delle televisioni.

La particolarità del caso è evidente: il coordinamento che viene esaminato dal Dipartimento di Giustizia non nasce per fissare prezzi, dividersi clienti o impedire l’ingresso di un concorrente, ma all’interno di un sistema creato dalle stesse reti per garantire una copertura continua e condivisa della presidenza. Sarà quindi determinante capire se lo stop collettivo possa essere trattato come un comportamento anticoncorrenziale oppure se debba essere valutato nel contesto della protesta per l’accesso alla Casa Bianca.

Gli accrediti restituiti dal giudice

La sospensione della copertura è terminata dopo l’intervento del giudice federale Timothy Kelly, che il 24 settembre ha ritenuto probabilmente incostituzionale il divieto imposto alle tre testate e ha ordinato all’amministrazione di restituire immediatamente gli accrediti. La copertura televisiva è quindi ripresa, anche se le controversie sull’accesso ad alcuni eventi presidenziali e sulla partecipazione al pool non si sono esaurite.

CNN, MS NOW e Politico hanno continuato infatti a chiedere alla giustizia federale una protezione più stabile, sostenendo che l’esclusione sia stata determinata dalle critiche del presidente alle loro notizie e costituisca una discriminazione fondata sul contenuto editoriale. L’amministrazione replica che la Casa Bianca possa imporre criteri di accesso e che le esclusioni siano state motivate da violazioni degli standard giornalistici e da problemi legati alla diffusione di informazioni sensibili. Il giudice dovrà pronunciarsi nuovamente sulla richiesta di mantenere bloccato il divieto.

La pressione sui media cambia strumento

Con l’apertura dell’indagine antitrust, il contenzioso sugli accrediti si allarga quindi su due piani distinti: da una parte tre organizzazioni giornalistiche chiedono ai tribunali di stabilire fino a che punto la Casa Bianca possa selezionare le testate autorizzate a seguire direttamente il presidente; dall’altra il Dipartimento di Giustizia valuta se la risposta collettiva delle principali reti televisive abbia oltrepassato i limiti imposti alle imprese concorrenti.

Il Committee to Protect Journalists ha criticato l’iniziativa, sostenendo che gli strumenti antitrust non dovrebbero essere utilizzati per intimidire le organizzazioni che difendono l’accesso della stampa. Il Dipartimento di Giustizia mantiene invece la questione sul terreno della concorrenza e sostiene di voler semplicemente accertare se sia stata violata la legge.

Il meccanismo sotto esame è quello che da anni consente a reti concorrenti di collaborare per garantire una copertura condivisa della presidenza; quando la stessa infrastruttura viene usata per sospendere insieme il servizio, il terreno si sposta dalla libertà di stampa alla concorrenza. La contesa sugli accrediti alla Casa Bianca si allarga così a una questione molto più delicata: fino a che punto le televisioni possono coordinarsi per opporsi alle regole imposte dall’amministrazione senza esporsi a un intervento dell’Antitrust?

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FOTO: Sky News / YouTube

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