Alexander Zverev torna sul campo che nel 2020 gli aveva lasciato una delle sconfitte più dolorose della carriera e questa volta non permette alla storia di ripetersi. Ben Shelton prova a riaprire la finale nel terzo set, ma il tedesco riprende immediatamente il controllo e chiude dopo tre ore e 33 minuti.
Alexander Zverev è il nuovo campione degli US Open. Il tedesco batte Ben Shelton 6-3, 7-6, 5-7, 6-2 e conquista a New York il secondo titolo Slam della carriera, pochi mesi dopo il successo al Roland Garros. Una vittoria costruita attraverso il controllo della partita, la capacità di assorbire il momento migliore dell’avversario e soprattutto una calma che per gran parte della finale ha finito per diventare una delle differenze più evidenti tra i due giocatori.
L’ultima immagine racconta quasi meglio del punteggio la dimensione della serata. Zverev chiude il match point ma per qualche istante sembra non accorgersi che è finita. Poi arriva la consapevolezza: la finale è sua, New York è sua. Sullo stesso Arthur Ashe dove nel 2020 aveva perso contro Dominic Thiem dopo essersi trovato avanti di due set, il tedesco completa un percorso rimasto aperto per sei anni.
Zverev prende subito il controllo
La finale cambia direzione già nel game inaugurale. Zverev strappa immediatamente il servizio a Shelton e impone al match un andamento che l’americano sarà costretto a inseguire per quasi tutta la serata. Il primo set scorre senza che il tedesco perda mai realmente il controllo: difende il vantaggio conquistato in apertura e, quando Shelton serve per restare nel parziale, trova un secondo break che vale il 6-3.
Il secondo set racconta una partita più equilibrata. Shelton cresce nei propri turni di battuta, attraversa anche alcuni momenti delicati e annulla una palla break sul 2-2, mentre Zverev continua a gestire il servizio senza modificare il proprio atteggiamento. Il tedesco non forza continuamente il ritmo, sceglie quando accelerare e rimane quasi impermeabile alle oscillazioni emotive della finale.
Sul 6-5 arriva anche un set point in risposta, cancellato dall’americano. Si va al tie-break, ma l’equilibrio finisce lì: Zverev parte 5-0, sfrutta due mini-break e chiude 7-2. Due set a zero e la sensazione che il titolo stia prendendo con decisione la strada della Germania.
Shelton reagisce, la finale si riapre
Shelton, però, non accetta di uscire dalla sua prima finale Slam senza provare a cambiarne il corso. Nel terzo set il servizio americano diventa molto più difficile da attaccare e per lunghi tratti nessuno dei due concede aperture.
Zverev mantiene quella calma che aveva caratterizzato tutta la partita, ma sul 5-6 arriva il primo vero passaggio a vuoto. Shelton spinge in risposta, si procura tre set point consecutivi e sfrutta il secondo. Il 7-5 riporta l’Arthur Ashe dentro la finale e restituisce al pubblico di casa la possibilità di credere in una rimonta.
È il momento nel quale Zverev avrebbe potuto ritrovare davanti a sé i fantasmi di sei anni prima. Accade invece il contrario.
Nel quarto set Zverev non lascia spazio alla storia del 2020
Il tedesco apre il quarto parziale strappando immediatamente il servizio a Shelton. È una risposta tecnica ma soprattutto mentale al set appena perso. Non c’è esitazione, non c’è il bisogno di ricostruire lentamente la partita: Zverev torna subito a comandarla.
Anche un warning per time violation non modifica il suo atteggiamento. Poco dopo trova due punti di grande qualità dal lato del rovescio e conserva il margine. Sul 4-2 chiude inoltre il primo game a zero dalla metà del terzo set, continuando a dettare il gioco nonostante una percentuale di prime palle tutt’altro che dominante nel parziale.
Shelton prova a restare aggrappato alla finale, ma sul 4-2 commette alcuni errori che Zverev trasforma nell’occasione definitiva. Il tedesco arriva alla palla break e completa il lavoro anche a rete: 5-2. Dopo il cambio di campo serve per il titolo e questa volta non trema.
Sei anni dopo, il cerchio si chiude
Il 6-2 finale consegna a Zverev il secondo Slam della carriera e dà un significato particolare a una stagione nella quale il tedesco aveva già conquistato Parigi. New York, però, rappresenta qualcosa di diverso. Qui nel 2020 era arrivato a pochi punti dal titolo prima di perdere una finale che sembrava ormai nelle sue mani; qui torna sei anni dopo con un giocatore e una maturità differenti.
Shelton lascia il torneo dopo aver raggiunto la prima finale Slam della carriera e aver alimentato fino all’ultimo il sogno americano. Il terzo set dimostra che aveva ancora energie e tennis per provare a cambiare la partita, ma contro uno Zverev così ordinato e consapevole non è bastato.
Continua così anche l’attesa del tennis maschile statunitense, che non conquista uno Slam dal successo di Andy Roddick nel 2003. Nemmeno una finale giocata a New York davanti al pubblico di casa riesce a interrompere il digiuno.
Per la Germania, invece, l’Arthur Ashe torna a celebrare un proprio campione 37 anni dopo Boris Becker. Per Zverev significa soprattutto aver trasformato il luogo di una delle sconfitte che avevano segnato la sua carriera nel teatro del trionfo.
Sei anni fa da quel campo era uscito in lacrime. Questa volta ne esce campione.
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