Il Brasile prepara la risposta a Trump: la “reciprocità” dei dazi torna contro Washington

La legge brasiliana consente interventi su merci, servizi, investimenti e proprietà intellettuale. Lula mantiene aperto il negoziato, ma mette sul tavolo gli strumenti per rispondere a Washington.

Brasilia avvia il procedimento che può portare a contromisure contro gli Stati Uniti dopo i nuovi dazi del 25%. Per ora nessuna ritorsione immediata: la prima mossa è l’apertura delle consultazioni diplomatiche.

Il Brasile prepara la risposta a Trump: la “reciprocità” dei dazi torna contro Washington
La “reciprocità” commerciale voluta da Trump cambia direzione: il Brasile prepara la propria risposta, ma non ha ancora imposto controdazi.

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Donald Trump ha trasformato la reciprocità in una delle parole d’ordine della sua politica commerciale. Ora è il Brasile a impugnarla contro gli Stati Uniti. Il governo di Luiz Inácio Lula da Silva ha avviato un nuovo procedimento previsto dalla propria legge per valutare una risposta alle tariffe introdotte da Washington sulle merci brasiliane.

Il passaggio, annunciato il 13 agosto e riportato da Reuters, non equivale ancora all’applicazione di controdazi. È però qualcosa di più di una minaccia politica: la Camera brasiliana del commercio estero, la Camex, ha aperto l’esame formale delle misure statunitensi, mentre il ministero degli Esteri ha notificato Washington e richiesto l’avvio di consultazioni diplomatiche.

L’obiettivo dichiarato è provare a ridurre o annullare gli effetti dei dazi attraverso il negoziato. Se il confronto non produrrà risultati, Brasilia avrà già predisposto il percorso necessario per passare alle contromisure.

I dazi americani e il paradosso del surplus

Le nuove tariffe statunitensi, entrate in vigore il 22 luglio, prevedono un dazio aggiuntivo del 25% su un’ampia gamma di prodotti brasiliani, pur con diverse eccezioni. Secondo le stime del governo di Brasilia, la misura coinvolge circa il 18% delle esportazioni dirette negli Stati Uniti, per un valore vicino ai 7,4 miliardi di dollari.

Washington giustifica l’intervento richiamando presunte pratiche scorrette in diversi settori: commercio digitale, sistemi di pagamento, proprietà intellettuale, accesso al mercato dell’etanolo, tutela ambientale e contrasto alla corruzione. Il Brasile respinge questa impostazione e considera le tariffe arbitrarie e utilizzate come strumento di pressione politica.

C’è inoltre un elemento che rende lo scontro meno lineare di quanto suggerisca la retorica americana. Nel 2025 gli Stati Uniti hanno registrato con il Brasile un avanzo commerciale nei beni di 14,4 miliardi di dollari. I dazi, dunque, non servono a correggere un deficit statunitense: puntano a costringere Brasilia a modificare scelte e regole interne contestate dall’amministrazione Trump.

Che cosa può fare il Brasile

La legge brasiliana sulla reciprocità economica permette al governo di applicare dazi o altre restrizioni alle importazioni di beni e servizi provenienti dal Paese responsabile delle misure unilaterali. Consente inoltre di sospendere concessioni commerciali e sugli investimenti e, in circostanze eccezionali, alcuni obblighi relativi alla proprietà intellettuale.

Quest’ultimo passaggio potrebbe teoricamente interessare anche brevetti, licenze e diritti detenuti da società statunitensi. Non significa che Brasilia abbia già deciso di colpire questi settori: la legge mette a disposizione una gamma di strumenti dalla quale dovranno essere selezionate eventuali risposte proporzionate al danno subito.

Il procedimento prevede valutazioni tecniche, il possibile coinvolgimento delle imprese, una consultazione pubblica e una decisione finale della Camex. I prodotti americani eventualmente colpiti non sono quindi stati ancora individuati.

Il rischio di una spirale commerciale

La procedura ha soprattutto la funzione di aumentare il peso negoziale del Brasile. Lula può continuare a offrire il dialogo senza presentarsi al tavolo con una risposta affidata soltanto alle dichiarazioni politiche.

Il rischio, però, è che la reciprocità produca una nuova escalation. Negli atti con cui gli Stati Uniti hanno introdotto il dazio del 25%, Washington lascia intendere che eventuali ritorsioni brasiliane potrebbero essere considerate la prova che la pressione attuale non è sufficiente. Una risposta di Brasilia potrebbe quindi provocare un ulteriore irrigidimento americano.

È la contraddizione centrale della strategia dei dazi: uno strumento presentato come mezzo per ottenere concessioni può spingere gli altri Paesi a costruire barriere speculari. E quando una grande economia emergente come il Brasile adotta la stessa logica, la “reciprocità” smette di essere una leva controllata soltanto da Washington.

La partita non è ancora arrivata ai controdazi. Ma la loro possibilità, da oggi, non appartiene più alla sola retorica: è entrata ufficialmente nel confronto tra Lula e Trump.

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Foto: Credito immagine: Frame video dai canali Luiz Inácio Lula da Silva/YouTube e PoliticsJOE/YouTube; composizione grafica RotoNotizie.

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