LA GUERRA CHE BLOCCA IL RACCOLTO

Kiev offre a Mosca una tregua nel Mar Nero, Zelensky chiede agli Usa più Patriot

La Russia non ha ancora risposto. Nelle stesse ore Mosca colpisce il porto di Izmail e il presidente ucraino prepara l’inverno chiedendo almeno il 5% degli intercettori Patriot americani.

L’Ucraina propone di sospendere reciprocamente gli attacchi contro navi e obiettivi civili nel Mar Nero. Le esportazioni di cereali ucraine sono crollate del 76%, mentre anche i terminal russi di Novorossijsk finiscono sotto pressione.

Kiev offre a Mosca una tregua nel Mar Nero, Zelensky chiede agli Usa più Patriot
Kiev offre a Mosca una tregua nel Mar Nero mentre la guerra blocca navi, porti e raccolti; Zelensky chiede agli Stati Uniti più Patriot per superare l’inverno.

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L’Ucraina ha proposto alla Russia una tregua limitata al Mar Nero: entrambe le parti dovrebbero interrompere gli attacchi contro le navi e gli obiettivi civili presenti nell’area. Non sarebbe un cessate il fuoco generale né l’inizio di un negoziato politico sulla fine della guerra, ma un accordo destinato a proteggere le rotte commerciali dalle quali dipendono le esportazioni dei due Paesi.

La proposta è stata trasmessa da Kiev attraverso un Paese terzo, secondo una fonte informata sul dossier citata da Reuters. Mosca non ha ancora risposto. Il viceministro degli Esteri russo Alexander Grushko ha dichiarato che il Cremlino ha ricevuto diversi suggerimenti informali, ma nessuna offerta ufficiale.

La Turchia aveva già invitato Russia e Ucraina a concordare una moratoria sugli attacchi nel Mar Nero. Non è stato però confermato che Ankara sia il tramite utilizzato da Kiev.

Una tregua per il grano, non per il fronte

La proposta arriva quando la guerra navale comincia a danneggiare contemporaneamente entrambe le economie. Gli attacchi russi contro porti e navi hanno quasi paralizzato il corridoio utilizzato dall’Ucraina per esportare cereali. Nei primi giorni di agosto le spedizioni sono diminuite del 76% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Circa il 90% delle esportazioni ucraine di grano, mais e girasole passa normalmente attraverso il Mar Nero. Il Paese fornisce approssimativamente il 6% del frumento e l’11% del mais commercializzati nel mondo: un’interruzione prolungata può quindi colpire soprattutto gli Stati africani e mediorientali maggiormente dipendenti dalle importazioni.

Kiev è nel pieno della raccolta del grano e si prepara a quella del mais, ma i silos cominciano a riempirsi mentre le alternative via ferrovia e lungo il Danubio non riescono ad assorbire i volumi bloccati nei porti.

Odesa e Novorossijsk, la pressione diventa reciproca

La Russia ha intensificato i bombardamenti contro le infrastrutture portuali dell’Ucraina meridionale. Giovedì è stato colpito Izmail, il principale porto cerealicolo ucraino sul Danubio: l’attacco ha danneggiato le strutture e interrotto l’energia elettrica in parte della città. La Romania ha fatto decollare due caccia dopo che un bersaglio aereo è entrato brevemente nel suo spazio aereo.

L’Ucraina ha risposto portando la guerra nei porti russi. Un attacco contro Novorossijsk ha costretto Mosca a sospendere per due giorni le operazioni nei tre terminal affacciati sul Mar Nero, riducendo anche la capacità russa di esportare cereali.

È questa vulnerabilità reciproca a spiegare la proposta: nessuna delle due parti rinuncia alla guerra, ma entrambe hanno interesse a impedire che il confronto navale distrugga le rotte utilizzate per finanziare le rispettive economie.

Zelensky prepara l’inverno e chiede più Patriot

Mentre tenta di aprire una tregua sul mare, Volodymyr Zelensky cerca negli Stati Uniti le difese necessarie a proteggere le città ucraine. Il presidente afferma che Kiev dispone oggi di circa l’1% delle scorte americane di intercettori Patriot e chiede di poterne acquistare almeno il 5% per affrontare l’inverno.

Secondo Zelensky, una quota pari al 10% consentirebbe di neutralizzare gli attacchi balistici russi. È una valutazione del governo ucraino, ma mostra la gravità della carenza: le forniture di intercettori PAC-3 si sono ridotte anche perché la guerra contro l’Iran ha assorbito una parte crescente delle disponibilità statunitensi.

Nel solo mese di luglio la Russia avrebbe lanciato oltre 450 missili contro l’Ucraina, più della metà dei quali balistici, secondo i dati forniti dall’Aeronautica militare ucraina.

La proposta sul Mar Nero non interrompe dunque la guerra. Se Mosca l’accettasse, aprirebbe però un primo spazio operativo nel quale le due parti riconoscono che colpire indiscriminatamente porti e naviglio commerciale rischia di produrre un danno superiore al vantaggio militare.

Per ora il segnale è partito da Kiev. La risposta del Cremlino dirà se il grano può ottenere ciò che la diplomazia non è ancora riuscita a conquistare: almeno una tregua circoscritta dentro una guerra che continua.

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Foto: Frame da un video di repertorio del canale del Presidente/Youtube

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