VERSO IL 2027

Conte sfida Meloni, Schlein prova a tenere unito il centrosinistra

Il leader M5S lancia il “tocca a noi” e ribadisce il no alle armi a Kiev. La segretaria Pd: “Non ci divideremo come nel 2022”

Dal palco di Nova Giuseppe Conte apre la sfida politica a Giorgia Meloni e presenta una piattaforma progressista che guarda già alle prossime elezioni. Elly Schlein riconosce le differenze sull’Ucraina ma mette un limite netto: il centrosinistra non può permettersi una nuova divisione.

Conte alza il profilo e guarda al dopo Meloni, mentre Schlein prova a tenere insieme una coalizione che sulla guerra in Ucraina continua ad avere posizioni diverse.

Giuseppe Conte sceglie il palco di Nova, al World Join Center di Milano, per spingere il Movimento 5 Stelle dentro una fase politica che guarda ormai apertamente alle prossime elezioni. Davanti alla platea pentastellata il messaggio viene ripetuto fino a diventare il filo conduttore dell’intervento: “Tocca a noi”. Un’espressione che accompagna il passaggio dalla critica al governo alla costruzione di una proposta alternativa e che colloca il leader M5S dentro una competizione già proiettata verso il 2027.

Il punto politico più delicato resta però quello che continua a separare il Movimento 5 Stelle dal Partito democratico: le armi all’Ucraina. Conte arriva sul palco dopo aver ricevuto dalla base un mandato netto e ribadisce che su questo, come sugli altri punti approvati durante il percorso di Nova, il Movimento non intende “indietreggiare di un millimetro”. La linea resta quindi distante da quella del Pd, che continua a sostenere l’invio di armi a Kiev fino a quando non si aprirà una reale prospettiva negoziale.

Schlein: le differenze restano, ma niente nuovo 2022

Elly Schlein non nasconde il problema, ma prova a disinnescarne le conseguenze politiche. Intervistata da Enrico Mentana, la segretaria del Pd riconosce che sul dossier ucraino esistono posizioni diverse e rivendica il confronto tra le forze dell’opposizione, fissando però un confine che guarda direttamente alla prossima campagna elettorale: “Nessuno di noi intende mai più fare il favore alla destra di dividerci come è successo nel 2022”.

La risposta fotografa il nodo sul quale il centrosinistra dovrà misurarsi nei prossimi mesi. Conte vuole mantenere una linea autonoma sui temi che considera identitari per il Movimento, mentre Schlein prova a impedire che le differenze si trasformino nuovamente in una frattura elettorale. La segretaria dem sottolinea inoltre di aver ritrovato nel programma elaborato a Nova “molte cose condivisibili e sovrapponibili” con le proposte del Pd, segnale di una ricerca di terreno comune che procede nonostante le divergenze sulla politica estera.

Il percorso che ha portato al documento finale di Nova ha coinvolto, secondo quanto riferito dal Movimento, circa 17mila partecipanti, una parte consistente dei quali non proveniente direttamente dal M5S. Conte prova così a presentare il risultato non come una piattaforma costruita esclusivamente dentro il partito, ma come la base di un progetto più ampio, capace di parlare a un’area politica che vada oltre il perimetro pentastellato.

Conte contro Meloni: le “tre firme” nel mirino

Conte riserva a Giorgia Meloni la parte più dura dell’intervento, riprendendo le parole della premier su chi “non ama l’Italia” e rovesciandole contro Palazzo Chigi, accusato di aver assunto decisioni contrarie all’interesse nazionale. Il passaggio più applaudito arriva quando il leader M5S mette in fila quelle che definisce “tre firme su tre errori clamorosi”: il nuovo Patto di stabilità europeo, il piano di riarmo e l’impegno assunto in sede Nato sull’aumento della spesa per la difesa.

Sul palco, quelle tre decisioni diventano il simbolo della politica economica e internazionale del governo, fino al gesto con cui l’ex premier strappa i fogli che idealmente rappresentano le firme contestate. Nella sua ricostruzione, le nuove regole europee produrranno tagli pesanti a sanità e scuola, il riarmo finirà per rafforzare soprattutto la Germania e l’aumento della spesa militare sottrarrà risorse ad altri settori.

La critica si allarga anche alle scelte sulla giustizia, con la promessa di cancellare una serie di interventi approvati dall’attuale maggioranza, dal superamento dell’abuso d’ufficio alle norme sulla Corte dei conti, fino ai provvedimenti che secondo il Movimento limitano intercettazioni e strumenti investigativi. La “tabula rasa” evocata dal palco dovrebbe precedere quella che Conte continua a chiamare “Alleanza per la Costituzione”, formula con cui prova a riunire le diverse proposte sotto un unico riferimento politico.

La sfida non è soltanto a Meloni

A Milano Conte tiene insieme due partite che da qui al 2027 saranno inevitabilmente intrecciate: lo scontro con il governo e la costruzione di un’alternativa dentro il campo progressista. Se Meloni è ormai indicata apertamente come l’avversaria da battere, il rapporto con le altre opposizioni resta il passaggio più delicato, perché un progetto comune dovrà riuscire a far convivere programmi e sensibilità ancora distanti su alcuni temi centrali, a partire dall’Ucraina.

Conte difende l’autonomia politica del Movimento, mentre Schlein evita di trasformare le differenze in un terreno di rottura. Il punto su cui entrambi sembrano convergere è la necessità di non ripetere lo schema del 2022, quando le opposizioni arrivarono alle urne divise e consegnarono al centrodestra una maggioranza netta in Parlamento. Da qui in avanti la tenuta dell’alleanza dipenderà quindi dalla capacità di assorbire i dissensi senza cancellarli, soprattutto sui dossier più sensibili come l’Ucraina.

Il 2027 resta ancora lontano sul calendario, ma il posizionamento dei principali protagonisti è già entrato nella fase preelettorale. Meloni usa Fenix per consolidare il proprio spazio e attaccare le opposizioni, Conte risponde da Milano con un programma alternativo e con un messaggio rivolto direttamente alla guida del Paese, mentre Schlein prova a tenere aperto il terreno dell’alleanza. Per il centrosinistra la sfida non sarà soltanto trovare punti comuni, ma impedire che le differenze più profonde, a partire da quelle sulla politica estera, tornino a diventare decisive nel momento del voto.

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Rossano Matarazzo

Project Manager Rotonotizie - Editore Worldcoast -

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