VOTO IN GERMANIA

Berlino svolta a sinistra, Die Linke vince puntando sulla crisi degli affitti

Elif Eralp porta il partito al 25,3% e supera la CDU. Nel programma il passaggio al pubblico di circa 220mila abitazioni

Die Linke conquista il primo posto nelle elezioni di Berlino quasi raddoppiando il proprio consenso e infligge una nuova sconfitta alla CDU del cancelliere Friedrich Merz. A spingere Elif Eralp è soprattutto la questione abitativa, diventata il principale problema sociale della capitale tedesca.

Berlino svolta a sinistra, Die Linke vince puntando sulla crisi degli affitti

A Berlino il voto si è giocato prima di tutto sulla casa: mentre gli affitti corrono, Die Linke vince promettendo di sottrarre 220mila alloggi alla speculazione privata.

Berlino sceglie Die Linke e consegna alla sinistra radicale una vittoria che ridisegna gli equilibri politici della capitale tedesca. Il partito guidato nella competizione cittadina da Elif Eralp ha ottenuto il 25,3% dei voti, precedendo nettamente la CDU al 19%, l’AfD intorno al 16% e la SPD ferma al 12,1%. Un risultato che quasi raddoppia il precedente consenso della Linke e apre la possibilità che Eralp diventi la prima sindaca-governatrice di Berlino espressione del partito nato anche dall’eredità della Germania orientale.

La vittoria arriva soprattutto da una campagna costruita intorno al problema che negli ultimi anni ha cambiato profondamente la vita nella capitale: la casa. Affitti sempre più alti, scarsità di appartamenti accessibili e pressione crescente degli investimenti immobiliari hanno trasformato la questione abitativa nel principale terreno politico della consultazione. Dal 2014 i canoni a Berlino sono quasi raddoppiati e le stime della città indicano la necessità di circa 211mila nuove abitazioni entro il 2040.

Eralp rilancia la nazionalizzazione degli alloggi

Nelle prime dichiarazioni dopo il voto, Eralp ha definito l’aumento degli affitti “il più grande problema sociale” della città e ha confermato l’intenzione di procedere con il trasferimento al settore pubblico di una parte consistente del patrimonio oggi controllato dai grandi gruppi immobiliari privati. Il progetto riguarderebbe circa 220mila abitazioni e riprende una battaglia che a Berlino dura da anni.

Nel referendum cittadino del 2021, il 58% dei votanti si pronunciò a favore di una legge che consentisse di portare sotto controllo pubblico le abitazioni appartenenti ai maggiori proprietari immobiliari. Quel voto non produsse automaticamente il provvedimento richiesto e la questione rimase aperta, ma Die Linke l’ha riportata al centro della campagna elettorale promettendo di “spingere la speculazione fuori da Berlino”.

Il progetto resta difficile da tradurre in pratica, perché la SPD ha stimato in circa 20 miliardi di euro il costo necessario per acquisire gli immobili, mentre un recente sondaggio Infratest Dimap citato da Reuters indica che oggi soltanto il 37% degli intervistati sarebbe favorevole alla nazionalizzazione. La vittoria elettorale consegna quindi a Eralp un forte mandato politico sulla questione abitativa, ma non elimina né gli ostacoli finanziari né quelli legati alla costruzione della futura maggioranza.

CDU e SPD pagano la crisi dei partiti tradizionali

A pagare il risultato berlinese sono soprattutto le due forze che per decenni hanno dominato la politica tedesca: la CDU del cancelliere Friedrich Merz perde la guida della capitale, mentre la SPD scende poco sopra il 12% e viene superata nettamente non soltanto dalla Linke ma anche dall’AfD.

Il risultato si inserisce in una fase molto difficile per Merz, alle prese con il rallentamento dell’economia, l’aumento del costo della vita e una crescente insoddisfazione verso il governo federale. Nello stesso giorno la CDU ha subito un risultato ancora più pesante nel Meclemburgo-Pomerania Occidentale, dove è scesa al 4,9%, mentre l’AfD ha conquistato il primo posto con il 38,3%. Lo stesso cancelliere ha definito l’insieme dei risultati un “disastro”, pur confermando l’intenzione di proseguire con il programma di riforme.

A Berlino il malcontento prende però una direzione diversa rispetto a quella emersa in altre regioni orientali: l’AfD cresce e raggiunge il proprio miglior risultato cittadino, ma la perdita di consenso di CDU e SPD premia soprattutto la Linke. Ne emerge una polarizzazione sempre più evidente, con la destra radicale dominante in parte dell’Est e la sinistra radicale capace di imporsi nella capitale facendo leva soprattutto sulle questioni sociali.

La coalizione sarà il primo banco di prova

La guida di Berlino resta però legata alla costruzione di una maggioranza, perché SPD e Verdi hanno aperto alla possibilità di una coalizione con Die Linke ma i negoziati si annunciano complessi. Il leader dei Verdi, Felix Banaszak, ha già chiesto chiarimenti sulle accuse di antisemitismo rivolte ad alcune componenti berlinesi della Linke, indicando un impegno esplicito su questo terreno come condizione per un accordo. Il partito respinge l’accusa di antisemitismo sistematico e sostiene di contrastare ogni forma di discriminazione.

Per Eralp il passaggio dalla vittoria alla costruzione di un governo determinerà anche il destino della proposta più ambiziosa della campagna. Trasferire al pubblico 220mila appartamenti richiederebbe infatti non soltanto una maggioranza politica, ma una soluzione sostenibile sul piano finanziario e giuridico.

Il voto del 20 settembre lascia quindi a Berlino un messaggio politico molto netto: la crisi della casa ha spostato più consenso di molti dei temi che dominano il dibattito nazionale, dall’immigrazione alla sicurezza. Die Linke ha intercettato quel disagio promettendo un intervento radicale sul mercato immobiliare e ha trasformato gli affitti nel terreno sul quale battere sia la CDU sia una SPD che proprio nella capitale aveva costruito una parte importante della propria storia politica, aprendo ora una fase in cui la vera prova sarà tradurre quella promessa in governo.

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FOTO: DRM News / YouTube – frame dalla diretta

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