CAMPO LARGO

Conte davanti a Schlein, la leadership riapre i conti nel centrosinistra

L’ultimo sondaggio Ipsos premia il leader M5S. Ma il dato più pesante per il Pd è la difficoltà di Schlein a tenere insieme anche il proprio elettorato

Conte al 38%, Schlein al 22% nelle ipotetiche primarie del campo progressista. Al ballottaggio il distacco aumenta, mentre Silvia Salis risulta la figura più apprezzata. Numeri che non scelgono ancora il candidato premier, ma rendono molto meno scontato chi possa guidare l’alternativa a Meloni.

Conte davanti a Schlein, la leadership riapre i conti nel centrosinistra

Il Pd resta il partito più forte dell’opposizione, ma questo non basta più a consegnargli automaticamente la leadership della coalizione. I sondaggi raccontano un elettorato progressista che guarda oltre i confini dei partiti molto più di quanto facciano ancora i loro dirigenti.

Giuseppe Conte arriva alla vigilia del confronto sul programma del campo largo con un numero che cambia almeno in parte i rapporti di forza al tavolo. Nell’ultimo sondaggio Ipsos illustrato da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera, tra gli elettori progressisti che dichiarano di voler partecipare a eventuali primarie il presidente del Movimento 5 Stelle raccoglie il 38%, Elly Schlein il 22%, mentre un possibile terzo candidato arriva già al 20%. Il 16% non ha ancora deciso e il restante 4% sceglierebbe scheda bianca o nulla.

Anche nell’ipotesi di ballottaggio, secondo Ipsos, la distanza resterebbe ampia. Conte salirebbe al 43%, contro il 30% di Schlein;considerando soltanto chi esprime una preferenza valida, il rapporto diventerebbe circa 59 a 41. Numeri ipotetici, naturalmente, anche perché quelle primarie non sono state ancora convocate e soltanto il 16% degli elettori progressisti si dice oggi certo di partecipare. Ma sono abbastanza netti da togliere alla segretaria del Pd una certezza sulla quale il centrosinistra ha spesso ragionato: che la guida della coalizione finisca naturalmente al leader del partito con più voti.

Conte pesca fuori dal M5S, Schlein molto meno

Il distacco è netto, ma il dato politicamente più significativo riguarda la provenienza dei consensi. Conte raccoglierebbe il 78% degli elettori del M5S, ma anche il 54% di quelli dell’area di sinistra e circa un quinto degli elettori del Pd. Schlein, al contrario, alle primarie sarebbe scelta soltanto dal 49% degli elettori democratici; il 20% dei suoi stessi elettori preferirebbe Conte, il 15% un terzo candidato e il resto rimarrebbe indeciso o non esprimerebbe una preferenza valida.

Per il Pd il dato acquista rilievo soprattutto perché la distanza dal Movimento 5 Stelle nelle intenzioni di voto non si trasferisce automaticamente su Schlein quando la scelta riguarda la guida dell’intera coalizione. Conte sembra oggi capace di raccogliere consensi oltre il proprio partito; Schlein conserva un buon livello di apprezzamento tra gli elettori democratici, ma fatica di più quando quel consenso deve trasformarsi in una preferenza per la leadership del campo progressista.

La stessa tendenza emerge anche da Only Numbers di Alessandra Ghisleri che, in uno scenario con più candidati, indica Conte al 38,8%, Schlein al 24,7% e Silvia Salis al 19,6%. Anche in questa rilevazione il leader del Movimento 5 Stelle raccoglie consensi oltre il proprio partito: oltre al 79% circa dei pentastellati, supera il 20% tra gli elettori Pd e arriva al 35% nell’area di Avs.

Il quadro cambia guardando al sondaggio Scenari Politici/Winpoll pubblicato cinque giorni prima, che in un confronto diretto tra Conte e Schlein dava la segretaria dem avanti 62 a 38. Uno scarto così forte rispetto a Ipsos dipende anche da condizioni diverse: cambiano l’istituto, il periodo della rilevazione e soprattutto la struttura della domanda. Un duello a due comprime le alternative, mentre l’ingresso di un terzo candidato redistribuisce i consensi e può modificare profondamente gli equilibri. Anche per questo, prima ancora dei nomi, il centrosinistra dovrà decidere come costruire la scelta del proprio leader.

Il terzo nome non è più soltanto un’ipotesi

Silvia Salis, che finora ha escluso una propria candidatura, compare comunque nella rilevazione Ipsos e complica ulteriormente il quadro. La sindaca di Genova ottiene l’indice di gradimento più alto nell’area progressista, 56, davanti a Conte a 55 e Schlein a 51. Ha sempre escluso finora di volersi candidare, ma la sua presenza nei sondaggi dimostra che una parte dell’elettorato continua a cercare una figura diversa dai due leader che dominano il confronto politico.

Anche il metodo con cui scegliere il candidato premier restituisce un elettorato poco disposto ad accettare automatismi: solo il 19% vorrebbe attribuire la leadership a chi guida il partito più votato, il 30% preferisce primarie aperte, mentre il 33% immagina prima la scelta di un “federatore” condiviso dai partiti e soltanto dopo una consacrazione attraverso le primarie. Più che un’investitura, agli elettori sembra interessare una figura capace di tenere insieme pezzi che ancora faticano a stare nella stessa coalizione.

Le divisioni emergono anche sui contenuti e sull’Ucraina diventano particolarmente nette: Ipsos rileva un’area progressista praticamente spaccata, con il 36% favorevole a proseguire il sostegno militare a Kyiv e il 38% orientato invece a interrompere l’invio di armi concentrando gli sforzi sulla diplomazia. Tra gli elettori Pd prevale il sostegno alle forniture militari, 44% contro 33%; tra quelli del M5S il 51% chiede invece di fermarle, mentre Avs si colloca più vicino alle posizioni dei Cinque Stelle.

Alla kermesse Nova del Movimento 5 Stelle, sabato Conte ha ribadito che sul no al riarmo e sull’invio di armi non intende “diluire” il mandato ricevuto dalla propria base per facilitare l’accordo con gli alleati, mentre quasi nelle stesse ore Schlein tornava a indicare nel programma comune il passaggio da costruire prima di affrontare la questione della leadership. Le distanze che Ipsos registra tra gli elettori si ritrovano quindi anche nelle posizioni con cui i due leader si preparano al confronto dentro la coalizione.

Prima il programma, ma anche quello divide

Rinviare la scelta del candidato permette di tenere fuori per ora la competizione personale, ma il programma comune resta comunque il terreno sul quale emergono le distanze più difficili da ricomporre.

Pd, M5S e Avs hanno già individuato diversi punti comuni, dal salario minimo alla sanità, dalla riduzione dell’orario di lavoro alle politiche energetiche, ma restano distanze sull’Ucraina, sul rapporto con l’Europa, sull’allargamento ai centristi e soprattutto sulla presenza di Matteo Renzi. Conte continua a guardare con diffidenza a Italia Viva, mentre Schlein ha scelto finora di non chiudere quella porta.

Sul perimetro della coalizione, gli elettori mostrano una disponibilità più ampia di quella che emerge dal confronto tra i partiti: nella stessa indagine Ipsos il 41% immagina un’alleanza più larga e, tra chi si esprime sull’ingresso di Italia Viva, prevalgono i favorevoli. La rilevazione di Ghisleri registra inoltre il 51,8% favorevole alla presenza dei renziani nel campo progressista, contro il 31,4% contrario, mentre il rifiuto resta maggioritario soprattutto tra gli elettori del Movimento 5 Stelle.

Il Pd è il partito più forte della coalizione, Conte risulta il candidato più competitivo in due sondaggi su tre, Salis raccoglie il gradimento più alto e un terzo degli elettori preferirebbe addirittura che i partiti individuassero un altro nome prima di arrivare alle primarie.

Nessuna di queste rilevazioni basta oggi a indicare chi sfiderà Giorgia Meloni alle prossime politiche, ma tutte suggeriscono che il peso dei partiti non sarà sufficiente da solo a determinare la leadership e che gli elettori della coalizione difficilmente seguiranno automaticamente la gerarchia stabilita dagli apparati.

Schlein continua a guidare il Pd e Conte il Movimento 5 Stelle, ma il campo largo non ha ancora individuato una leadership riconosciuta da tutto il proprio elettorato; i sondaggi, semmai, hanno reso quella scelta meno automatica e molto più aperta di quanto i rapporti di forza tra i partiti lascerebbero immaginare.

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FOTO: TG La7 / YouTube

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