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Allergico ai cani? CRISPR elimina il principale allergene: due beagle aprono una strada nuova

Bailey e Alfie non producono più Can f 1, la proteina responsabile di gran parte delle reazioni allergiche ai cani. Il primo test sull’uomo non ha provocato reazioni, ma siamo ancora all’inizio.

Per milioni di persone amare i cani significa anche starnuti, occhi che lacrimano e, nei casi peggiori, asma. Due beagle geneticamente modificati mostrano per la prima volta che si potrebbe intervenire non sull’allergia dell’uomo, ma direttamente sulla sua origine.

Allergico ai cani? CRISPR elimina il principale allergene: due beagle aprono una strada nuova
E se invece di curare chi è allergico modificassimo ciò che provoca l’allergia? Due beagle chiamati Bailey e Alfie sono il primo tentativo riuscito di farlo.

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Per chi è allergico ai cani, la soluzione più efficace è spesso anche la più spiacevole: tenersi a distanza. Antistaminici, pulizie, filtri e perfino razze vendute come “ipoallergeniche” possono aiutare, ma il problema rimane lì. Il cane continua a produrre le proteine alle quali il sistema immunitario reagisce.

Un gruppo di ricercatori ha provato allora a capovolgere completamente il problema: invece di intervenire sulla persona allergica, ha modificato geneticamente il cane.

Il risultato sono Bailey e Alfie, due beagle femmine che non producono più Can f 1, il principale allergene del cane. Lo studio, appena pubblicato su The CRISPR Journal, rappresenta la prima dimostrazione riuscita di questo approccio nei cani.

Il problema non è semplicemente il pelo

Quando diciamo di essere “allergici al pelo del cane” stiamo semplificando. A provocare la reazione sono soprattutto alcune proteine prodotte dall’animale e diffuse attraverso saliva, forfora e pelo.

Una delle più importanti è Can f 1. Nelle persone sensibilizzate può essere riconosciuta dal sistema immunitario come una minaccia e scatenare la produzione di IgE, gli anticorpi coinvolti nelle reazioni allergiche.

Ed è proprio Can f 1 che i ricercatori di Kindred Companion Sciences hanno deciso di eliminare alla fonte.

Con CRISPR-Cas9, una tecnologia che permette di intervenire in punti precisi del DNA, hanno disattivato nelle cellule di un beagle il gene necessario alla produzione della proteina. Le cellule modificate sono state poi utilizzate con una tecnica di trasferimento nucleare per creare gli embrioni.

Ne sono stati prodotti 25. Due sono arrivati alla nascita, il 22 settembre 2024: Bailey e Alfie.

Bailey e Alfie non producono più l’allergene

La parte decisiva è arrivata dopo.

Analizzando saliva, pelo e forfora dei due beagle, i ricercatori non hanno rilevato Can f 1. La stessa proteina era invece chiaramente presente nei campioni di un beagle non modificato e anche in quelli di un barboncino e di un goldendoodle, due cani spesso associati all’idea di razza “ipoallergenica”.

Finora Bailey e Alfie mostrano crescita e sviluppo nella norma e gli esami veterinari non hanno evidenziato anomalie clinicamente apparenti. Anche le analisi genetiche effettuate dai ricercatori non hanno rilevato modifiche indesiderate nei siti esaminati.

Ma mancava ancora la domanda che interessa davvero a chi soffre di allergia: un essere umano reagisce oppure no?

Il primo test su una persona allergica

I ricercatori hanno utilizzato estratti di saliva, pelo e forfora per effettuare uno skin prick test su una persona sensibilizzata proprio a Can f 1.

Con il materiale proveniente da un beagle normale è comparsa la reazione cutanea. Lo stesso è accaduto con i campioni di barboncino e goldendoodle.

Con Bailey e Alfie, invece, non è comparsa una reazione rilevabile.

Il volontario era Matt Walker, autore principale dello studio, fondatore e amministratore delegato della società che ha sviluppato i due cani. Walker è allergico ai cani e vive ormai da quasi due anni con Bailey.

È un risultato notevole. Ma è anche esattamente il punto nel quale bisogna fermarsi prima di trasformare due beagle in una rivoluzione già compiuta.

Significa che avremo cani che non provocano allergia?

Non ancora.

Il test è stato eseguito su una sola persona, peraltro sensibilizzata a Can f 1 e non agli altri allergeni canini verificati. E Can f 1, sebbene sia il principale, non è l’unica proteina capace di provocare allergia.

Questo significa che eliminare Can f 1 potrebbe fare una differenza enorme per molte persone, ma non rende automaticamente un cane incapace di provocare qualsiasi reazione allergica.

Anche Bailey e Alfie sono soltanto due animali. Sarà necessario seguirne la salute nel tempo, studiare un numero molto maggiore di cani e soprattutto verificare la risposta su gruppi più ampi e differenti di persone allergiche.

Lo stesso studio si presenta infatti come una prova di principio, non come la dimostrazione definitiva dell’esistenza del “cane ipoallergenico”.

C’è poi un altro elemento da considerare: la ricerca è stata finanziata internamente dalla società che sta sviluppando la tecnologia; due degli autori dichiarano interessi finanziari nell’azienda ed è stata depositata una domanda di brevetto. I risultati sono stati sottoposti a peer review, ma sarà importante che vengano confermati anche da ulteriori studi.

La vera novità è cambiare il bersaglio

Ed è forse questo l’aspetto più interessante della ricerca.

Finora, davanti a un’allergia, abbiamo cercato soprattutto di proteggere l’essere umano dall’allergene o di modificare la risposta del suo sistema immunitario. Qui il ragionamento viene rovesciato: eliminare l’allergene direttamente alla fonte.

Bailey e Alfie non significano che domani troveremo beagle “anti-allergia” in allevamento. Al momento questi cani non sono commercialmente disponibili e la modifica è ancora sperimentale.

Dimostrano però che, almeno per uno dei principali allergeni del cane, intervenire alla fonte è biologicamente possibile.

Per chi ha sempre desiderato un cane e ha dovuto rinunciarci per l’allergia, è ancora una promessa lontana. Ma per la prima volta quella promessa ha quattro zampe.

RotoNotizie |  © riproduzione riservata

FOTO: Kindred Companion Sciences

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