FIFA | LA CRISI

Infantino si scusa, la FIFA lo blinda: ritirato il piano da 4,2 miliardi, ma la rivolta non è finita

Dopo la riunione d’emergenza in Marocco, la FIFA scrive alle 211 federazioni e ammette gli errori sul progetto che avrebbe aperto ai privati il 20% della nuova società dei diritti commerciali. La dirigenza conferma però il pieno sostegno al presidente.

Prima il progetto che ha spaccato il calcio mondiale, poi il passo indietro e adesso le scuse. La FIFA prova a chiudere la crisi attorno a Gianni Infantino, ma UEFA e altre federazioni non sembrano pronte a voltare pagina.

Infantino si scusa, la FIFA lo blinda: ritirato il piano da 4,2 miliardi, ma la rivolta non è finita
Un progetto da 4,2 miliardi di dollari ha portato Gianni Infantino alla crisi più seria della sua presidenza: ora arrivano le scuse, ma la battaglia sul futuro della FIFA è tutt’altro che chiusa.

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La FIFA prova a mettere un punto alla tempesta, ma il punto interrogativo sul futuro di Gianni Infantino resta. Dopo giorni di scontri, accuse e prese di distanza, il presidente ha ottenuto il sostegno della propria dirigenza e l’organizzazione ha presentato le sue scuse alle federazioni per come è stato gestito il controverso progetto poi ritirato.

Secondo quanto ricostruito da Reuters, il chiarimento è arrivato al termine di una riunione di crisi a Rabat, in Marocco, alla quale hanno partecipato Infantino, il segretario generale Mattias Grafstrom e i vertici amministrativi della FIFA. Il risultato è una tregua interna: il management ha ribadito il proprio pieno sostegno al presidente e Infantino ha fatto altrettanto nei confronti dell’amministrazione.

Ma la vicenda che ha provocato lo scontro è tutt’altro che marginale.

Il progetto da 4,2 miliardi che ha fatto esplodere la FIFA

Al centro della crisi c’è FIFA Forward Enterprise, il progetto che prevedeva la creazione di una nuova società dedicata ai diritti commerciali dei Mondiali e di altre competizioni FIFA.

Il piano avrebbe aperto agli investitori privati il 20% della nuova entità, con l’obiettivo di raccogliere circa 4,2 miliardi di dollari.

La prospettiva di portare capitale privato dentro una parte così strategica del business FIFA ha però provocato una reazione violentissima, aggravata soprattutto dal metodo seguito. Confederazioni e federazioni hanno contestato di essere state sostanzialmente messe davanti a una decisione già confezionata, senza un confronto adeguato.

A rendere il dossier ancora più delicato è stata la presenza, tra i soggetti coinvolti, di Thrive Capital, società fondata da Joshua Kushner, fratello del genero di Donald Trump, Jared Kushner. Il rapporto particolarmente stretto tra Infantino e il presidente americano aveva già alimentato polemiche durante e dopo i Mondiali.

Alla fine il progetto è stato ritirato. Ma il passo indietro non è bastato a spegnere la crisi.

Le scuse alle 211 federazioni

Dopo la riunione di Rabat, la FIFA ha inviato una lettera ai componenti del Consiglio e alle 211 federazioni affiliate.

Il messaggio ammette che sono stati commessi errori nella gestione del progetto e che il processo avrebbe dovuto essere condotto diversamente. La FIFA ha inoltre annunciato una revisione interna, i cui risultati saranno presentati al Consiglio.

È un’ammissione significativa per un’organizzazione che soltanto pochi giorni prima sembrava intenzionata a difendere il progetto.

Ma le scuse sono accompagnate da un altro messaggio molto meno conciliante: con il piano ormai ritirato, la FIFA sostiene che difenderà la propria integrità e la propria governance dagli attacchi che considera ingiustificati.

In sostanza, Rabat produce una linea abbastanza chiara: ammissione degli errori sul metodo, nessuna resa sulla leadership.

UEFA e CONCACAF non voltano pagina

Il problema per Infantino è che fuori dalla sede FIFA il fronte critico resta ampio.

La UEFA ha dichiarato di aver perso fiducia nella sua leadership. Una posizione condivisa dalla CONCACAF, mentre la Confederazione asiatica ha duramente contestato la gestione di un progetto presentato senza un adeguato processo di consultazione.

Anche Luis Figo è intervenuto chiedendo le dimissioni del presidente FIFA.

European Leagues, l’organizzazione che rappresenta più di 1.300 club europei, ha inoltre avvertito che la FIFA non può continuare ad assumere unilateralmente decisioni capaci di incidere su società, giocatori e tifosi.

Ed esiste perfino una strada statutaria per trasformare il malcontento in una sfida formale: se almeno 43 federazioni affiliate lo chiedessero per iscritto, potrebbe essere convocato un Congresso straordinario.

Infantino ha ancora molti voti dalla sua parte

Considerare Infantino già sconfitto, tuttavia, sarebbe prematuro.

Il presidente conserva una rete di sostegno importante, soprattutto tra federazioni che negli anni hanno beneficiato dei programmi di finanziamento della FIFA. Dirigenti africani hanno già manifestato appoggio, mentre Qatar, Kuwait, Libano, Sri Lanka, Indonesia e Filippine sono tra i Paesi che hanno espresso sostegno.

Anche il Marocco si è schierato con Infantino dopo il ritiro del progetto. Una circostanza particolarmente delicata perché il Paese ospiterà insieme a Spagna e Portogallo i Mondiali del 2030 e punta alla finale. La FIFA ha respinto come false le ricostruzioni secondo cui Infantino avrebbe promesso a Rabat la partita decisiva in cambio dell’appoggio.

E soprattutto, a pochi mesi dall’elezione presidenziale prevista a marzo, non è ancora emerso un avversario capace di raccogliere il fronte anti-Infantino.

È questo il vero paradosso della crisi. Infantino appare molto più vulnerabile rispetto a una settimana fa, ma rimane ancora l’uomo da battere.

Le scuse possono chiudere il caso solo se le federazioni decideranno di considerarle sufficienti. In caso contrario, il piano da 4,2 miliardi sarà stato soltanto il detonatore di una battaglia molto più grande: quella per il controllo della FIFA fino al 2031.

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FOTO: Gianni Infantino, presidente della FIFA, Fotogramma dal video di FRANCE 24 Español / YouTube

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