Per la prima volta da marzo sui carburanti non resta alcuna riduzione fiscale straordinaria. La benzina scende leggermente, mentre sul diesel torna per intero l’accisa dopo mesi di interventi contro il caro-energia.
Lo sconto sul diesel è terminato, ma il meccanismo che avrebbe dovuto utilizzare il maggior gettito Iva per ridurre le accise non è entrato in funzione: da oggi il pieno torna senza protezione fiscale straordinaria.
Da oggi il gasolio perde lo sconto fiscale applicato nelle ultime settimane e l’accisa aumenta di 6,1 centesimi al litro, senza che entri contemporaneamente in funzione il meccanismo delle cosiddette accise mobili. Il taglio era valido fino al 5 ottobre e l’ultimo decreto aveva fissato l’aliquota ridotta fino a quella data; nella Gazzetta Ufficiale non è stato pubblicato il nuovo provvedimento interministeriale Mef-Mase necessario per utilizzare l’extragettito Iva derivante dall’aumento dei prezzi energetici e trasformarlo in una riduzione delle imposte sui carburanti.
La conseguenza è che, per la prima volta dallo scorso marzo, benzina e gasolio non beneficiano più di interventi fiscali straordinari introdotti dopo l’impennata dei prezzi energetici legata alla guerra tra Stati Uniti e Iran. Il ritorno dell’accisa piena non significa necessariamente che alla pompa il diesel aumenti nello stesso momento e della stessa misura, perché sul prezzo finale incidono anche quotazioni internazionali, margini degli operatori e politiche commerciali, ma elimina uno dei cuscinetti utilizzati dal governo durante i mesi di maggiore tensione.
I dati del Mimit mostrano una prima differenza nell’andamento dei due carburanti: martedì 6 ottobre il prezzo medio nazionale in modalità self service è di 2,043 euro al litro per la benzina e 2,244 euro per il gasolio, mentre sulle autostrade si sale rispettivamente a 2,054 e 2,267 euro. Rispetto alla rilevazione precedente, la benzina registra un lieve calo mentre il diesel passa da 2,242 a 2,244 euro al litro.
Nelle ultime settimane gli sconti decisi dalle compagnie e i price cap avevano contribuito a riportare verso il basso i listini dopo i picchi dell’estate, ma il livello resta molto superiore a quello precedente alla crisi energetica. Secondo le elaborazioni diffuse dal Codacons, prima della scadenza dello sconto il gasolio costava ancora oltre il 30% in più rispetto al periodo precedente al conflitto con l’Iran, nonostante i ribassi registrati a fine settembre.
L’attenzione si sposta quindi sulle prossime decisioni del governo e sull’eventuale attivazione delle accise mobili, lo strumento che consente di destinare il maggiore gettito Iva prodotto dall’aumento delle quotazioni petrolifere alla riduzione temporanea della tassazione sui carburanti. Per ora, però, il decreto non c’è e dal 6 ottobre il diesel torna a sopportare per intero l’accisa ordinaria.
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