La Procura di Pavia continua a indagare sull’omicidio di Chiara Poggi e si prepara a chiedere il processo per Andrea Sempio. Nelle nuove carte, però, emergono anche documenti e accertamenti del 2007 che allora non entrarono nel fascicolo giudiziario.
Diciannove anni dopo il delitto, l’inchiesta di Garlasco non riguarda più soltanto chi possa aver ucciso Chiara Poggi: i magistrati stanno ricostruendo anche che cosa accadde nei laboratori e negli atti della prima indagine.
Una relazione di tredici pagine sulla personalità di Alberto Stasi, priva di data e firma e mai depositata nel procedimento, è stata trovata tra la documentazione acquisita dalla Procura di Pavia al Ris di Parma. Nello stesso archivio gli investigatori stanno ricostruendo la storia degli esami effettuati nel 2007 sui pedali della bicicletta di Stasi e quella di alcuni reperti biologici successivamente distrutti, aprendo un fronte che riguarda ormai non soltanto le nuove accuse ad Andrea Sempio, ma anche il modo in cui vennero gestiti alcuni passaggi della prima inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi.
La Procura ha chiuso per la seconda volta, il 28 settembre, le indagini su Sempio e si avvia verso la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio aggravato, dopo avere depositato nuove consulenze sul Dna e sull’impronta di scarpa. Alberto Stasi resta intanto l’unico condannato in via definitiva, con una pena di sedici anni, ma tutti gli atti raccolti a Pavia sono stati trasmessi anche alla Procura generale di Milano, che dovrà valutare se esistano elementi nuovi e decisivi per una possibile revisione del processo.
Una relazione su Stasi che nel fascicolo non c’era
Il documento emerso nelle ultime settimane porta nell’intestazione il nome della psicologa e criminologa Alessandra Bramante e contiene commenti sui verbali resi da Stasi tra il 13 e il 22 agosto 2007, insieme a valutazioni sul carattere dell’allora fidanzato di Chiara. Non risulta però commissionato dalla Procura di Vigevano, non fu depositato alle parti e non presenta né una data né la firma della professionista, che ha negato di averlo redatto sostenendo che una propria relazione sarebbe stata necessariamente sottoscritta e datata.
Il contenuto alterna considerazioni psicologiche a osservazioni molto vicine al lavoro investigativo, con annotazioni sulle dichiarazioni di Stasi, richieste di verificare telefonate, attività sul computer e presunte contraddizioni nei suoi racconti. La sua effettiva origine e il percorso seguito da quelle tredici pagine sono ora tra gli aspetti sui quali gli inquirenti stanno cercando chiarimenti, anche perché la presenza del documento negli archivi del Ris non coincide con la documentazione consegnata all’epoca al procedimento.
I risultati discordanti sui pedali della bicicletta
Le analisi genetiche eseguite nel 2007 sui pedali della bicicletta sequestrata a Stasi presentano una sequenza che oggi viene nuovamente esaminata. Nel settembre di quell’anno un primo test aveva restituito un profilo attribuito a Chiara Poggi, mentre due successive analisi effettuate il giorno seguente diedero risultato negativo e non entrarono nel fascicolo processuale; proprio questa discordanza è tornata alla luce attraverso i dati grezzi acquisiti dalla Procura.
I consulenti dei pm Carlo Previderè e Pierangela Grignani continuano a considerare solido il primo risultato positivo, ma hanno rilevato che la mancata conferma negli esami successivi avrebbe meritato ulteriori approfondimenti. La difesa di Stasi sostiene invece che quella sequenza renda il dato analiticamente incoerente e non sufficientemente affidabile sul piano probatorio, una contrapposizione tecnica destinata ad avere un peso anche nell’eventuale percorso di revisione.
Il tenente colonnello Alessandro Coli, che nel 2007 lavorava nella sezione di Biologia del Ris, ha riferito recentemente ai magistrati di ricordare proprio quella anomalia e il confronto che ne era seguito all’interno del laboratorio. Secondo il suo racconto, il fatto che un primo prelievo avesse restituito Dna e quelli successivi nulla era apparso insolito anche allora, senza che dagli atti acquisiti emerga un approfondimento capace di spiegare definitivamente la discrepanza.
I reperti eliminati nel 2016
Alla ricostruzione degli esami si aggiunge la vicenda di alcuni materiali conservati dal Ris, tra cui provette contenenti estratti biologici ottenuti durante gli accertamenti sul caso. Secondo la documentazione acquisita dalla Procura, parte di questo materiale sarebbe stata distrutta nel 2016 su disposizione dell’allora responsabile degli accertamenti genetici, mentre l’autorizzazione giudiziaria allo smaltimento dei reperti sarebbe arrivata soltanto sei anni dopo.
La circostanza non dimostra da sola che sia stato commesso un illecito e proprio su procedure, responsabilità e natura del materiale eliminato sono in corso verifiche. La questione ha però assunto un rilievo tale da provocare l’intervento del comandante generale dei Carabinieri Salvatore Luongo, che ha assicurato piena collaborazione con la magistratura e ha dichiarato che, qualora emergessero responsabilità individuali, «chi ha sbagliato ne risponderà in ogni sede».
Le nuove indagini stanno quindi procedendo su due piani che inevitabilmente si incrociano: la Procura di Pavia sostiene di avere raccolto elementi sufficienti per portare Andrea Sempio davanti a un giudice, mentre la difesa di Stasi guarda alle stesse carte per valutare una possibile revisione della condanna definitiva. Tra i due percorsi riaffiora però un terzo livello, quello dell’inchiesta originaria, con documenti rimasti fuori dal processo, analisi dal risultato contrastante e reperti che oggi non possono più essere sottoposti a nuovi accertamenti.
RotoNotizie | © riproduzione riservata
