In primavera era ancora una possibilità. Adesso il Pacifico si sta scaldando abbastanza rapidamente da far entrare il Niño 2026-27 nella ristretta cerchia degli eventi che potrebbero lasciare un segno nella climatologia moderna. Il Mediterraneo guarda soprattutto ai prossimi mesi.
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A marzo la NOAA assegnava al possibile El Niño 2026 una probabilità ancora relativamente contenuta di diventare forte. Cinque mesi dopo il quadro è completamente diverso. Il Climate Prediction Center statunitense parla ormai di un evento in rafforzamento e attribuisce oltre il 90% di probabilità al raggiungimento della categoria “molto forte” durante l’autunno e l’inverno dell’emisfero settentrionale.
Il dato più impressionante riguarda il trimestre ottobre-dicembre. Secondo l’aggiornamento NOAA del 13 agosto, esiste un 69% di probabilità che l’indice utilizzato per misurarne l’intensità raggiunga almeno +2,5 °C, una soglia che collocherebbe l’evento tra i più forti osservati dal 1950. Nel Pacifico orientale le anomalie della temperatura superficiale hanno già superato i 2 °C e, sotto la superficie, sono state rilevate anomalie termiche fino a +10 °C.
Non è più quindi la nascita di El Niño a fare notizia. Quella è ormai acquisita. È la velocità con cui sta aumentando la sua forza.
Il Met Office alza ancora l’asticella
Negli ultimi giorni è arrivata una previsione ancora più estrema dal Met Office britannico. Alcune simulazioni portano l’anomalia delle acque del Pacifico equatoriale oltre i 3 °C, abbastanza da mettere l’evento 2026 in competizione con i più potenti mai registrati. Reuters riferisce che i previsori britannici considerano possibile un El Niño senza precedenti nella storia osservativa recente.
Qui però occorre separare due concetti che nei titoli meteorologici finiscono spesso mescolati.
Un El Niño eccezionalmente forte non significa automaticamente che ogni regione del pianeta avrà un autunno eccezionale. Il fenomeno altera la circolazione atmosferica su scala globale e modifica le probabilità di determinate configurazioni meteorologiche. Non consegna invece, con mesi di anticipo, il calendario delle perturbazioni che attraverseranno Roma, Milano o Palermo.
La stessa NOAA lo specifica nel suo ultimo bollettino: aumentando l’intensità dell’evento aumentano anche le possibilità di osservarne gli effetti tipici, ma quegli effetti non sono garantiti ovunque.
E in Italia?
Per l’Europa la fotografia più recente arriva dalle previsioni stagionali di Copernicus. I modelli mostrano per l’autunno un segnale verso precipitazioni superiori alla media nelle regioni meridionali e occidentali del continente. L’Italia si trova quindi dentro un’area da osservare con particolare attenzione.
Ma è lo stesso Copernicus ad aggiungere l’avvertenza decisiva: sull’Europa l’incertezza è maggiore e la capacità previsionale dei modelli è inferiore rispetto alle regioni tropicali, dove l’influenza di El Niño è molto più diretta.
Tradotto: non possiamo scrivere oggi che l’Italia avrà un autunno alluvionale. Possiamo invece dire che le probabilità stanno spostandosi verso una stagione più calda della norma e, soprattutto su parte dell’Europa meridionale, più piovosa.
Sul fronte delle temperature il segnale è infatti molto più netto. Copernicus indica per quasi tutta Europa una probabilità elevata che le temperature stagionali risultino nella fascia più calda della distribuzione climatica.
È una combinazione da seguire: temperature elevate, Mediterraneo che arriva dall’estate con grandi quantità di calore accumulate e maggiori possibilità di fasi perturbate non significano automaticamente eventi estremi, ma possono fornire più energia e umidità alle perturbazioni quando le configurazioni atmosferiche diventano favorevoli.
Il rischio maggiore è confondere una tendenza con una previsione
El Niño nasce a migliaia di chilometri dall’Italia e i suoi effetti europei devono attraversare una catena di interazioni atmosferiche molto più complessa rispetto a quella osservata nel Pacifico o nelle regioni tropicali.
Per questo nei prossimi mesi sarà molto facile leggere previsioni che attribuiranno al Niño qualsiasi temporale, ondata di caldo o alluvione.
Sarebbe un errore.
Quello che sappiamo oggi è più interessante proprio perché è meno spettacolare: il sistema climatico globale sta entrando in una fase caratterizzata da un El Niño potenzialmente eccezionale, mentre i modelli stagionali vedono sull’Europa meridionale un autunno con temperature probabilmente sopra la media e un segnale verso precipitazioni più abbondanti.
Il prossimo aggiornamento ufficiale NOAA sull’ENSO è previsto per il 10 settembre. Sarà uno dei primi appuntamenti utili per capire se quel 69% di probabilità di un Niño storico continuerà a salire oppure se il Pacifico comincerà a frenare.
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