Abdul El-Sayed conquista per un soffio le primarie democratiche del Michigan e trasforma uno degli Stati chiave delle elezioni di novembre in un nuovo terreno di scontro sulla direzione del partito, su Israele e sull’eredità politica di Donald Trump.

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El-Sayed batte l’establishment democratico
Abdul El-Sayed ha vinto le primarie democratiche per il Senato in Michigan, imponendosi sulla deputata moderata Haley Stevens al termine di una sfida rimasta aperta fino alle ultime schede. Con il 99% dei voti stimati scrutinato, il medico ed ex dirigente della sanità pubblica è al 48,5%, contro il 47,5% della rivale.
Un margine di circa 15mila voti su quasi un milione e mezzo di preferenze che basta però a produrre un risultato politico molto più largo. El-Sayed era sostenuto dall’ala progressista, con Bernie Sanders ed Elizabeth Warren, mentre Stevens aveva dalla sua pezzi importanti dell’establishment democratico, a partire dal leader della minoranza al Senato Chuck Schumer e dalla governatrice del Michigan Gretchen Whitmer.
La sfida era diventata anche uno dei terreni più evidenti dello scontro interno ai Democratici sulla politica americana verso Israele. El-Sayed ha costruito parte della propria campagna sulla richiesta di fermare gli aiuti militari statunitensi incondizionati a Israele, mentre gruppi filo-israeliani hanno investito decine di milioni di dollari nella competizione a sostegno di Stevens.
L’attacco di Trump
Donald Trump ha accolto immediatamente il risultato trasformandolo in un’arma per la campagna repubblicana.
«Grandi notizie per il Partito Repubblicano», ha scritto il presidente sui social, definendo El-Sayed «un perdente comunista che odia gli ebrei e Israele».
Un attacco destinato a indicare già il terreno sul quale i Repubblicani proveranno a spostare la campagna elettorale. El-Sayed, che respinge l’etichetta di socialista, accusa invece il fronte trumpiano di utilizzare la sua fede musulmana e persino il suo nome completo per spaventare gli elettori.
A novembre la sfida con Mike Rogers
Il vincitore democratico affronterà a novembre l’ex deputato repubblicano Mike Rogers, sostenuto da Trump. In palio c’è il seggio lasciato libero dal senatore democratico Gary Peters e, soprattutto, uno degli Stati che potrebbero decidere gli equilibri del prossimo Senato.
Il Michigan non è infatti una roccaforte sicura per nessuno. Trump lo ha conquistato in due delle ultime tre elezioni presidenziali e una sconfitta democratica renderebbe ancora più difficile la strada del partito verso la maggioranza al Senato.
Per questo il risultato delle primarie va oltre El-Sayed. Il voto mette alla prova una tesi che attraversa da mesi il Partito Democratico: se per riconquistare gli elettori sia necessario cercare il centro oppure puntare su una proposta più nettamente progressista e anti-establishment.
El-Sayed arriva all’appuntamento di novembre con un altro possibile primato: se eletto, diventerebbe il primo musulmano nella storia degli Stati Uniti a entrare al Senato. La sua vittoria trasforma così il Michigan in uno dei laboratori politici più delicati delle elezioni di metà mandato
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Foto: Abdul El-Sayed fotogramma tratto dal canale AP su YouTube, minuto 13:28.
