CONTI CORRENTI E DIRITTI

Conto di base, 7 milioni potrebbero averlo gratis ma sono solo 180mila: il richiamo di Bankitalia

È nato per garantire a tutti l’accesso ai servizi bancari essenziali, soprattutto a chi ha meno risorse. Ma tra chi potrebbe ottenerlo gratuitamente e chi realmente lo utilizza c’è un divario enorme.

Banche, Poste e operatori chiamati a rimuovere gli ostacoli entro il 30 novembre. Intanto il diritto al conto è già arrivato in Parlamento e anche in Europa si chiede di rafforzare le tutele.

Conto di base, 7 milioni potrebbero averlo gratis ma sono solo 180mila: il richiamo di Bankitalia
Il conto pensato per chi ha meno risorse esiste per legge, ma troppo spesso non viene proposto o diventa difficile da ottenere: Bankitalia dà agli operatori fino al 30 novembre per correggere le procedure.

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Il conto esiste, il diritto pure. Eppure qualcosa, evidentemente, non funziona. In Italia oltre sette milioni di residenti potrebbero potenzialmente avere gratuitamente un conto di base, ma alla fine del 2025 quelli effettivamente attivi erano appena 180mila. Una distanza tale da spingere la Banca d’Italia a intervenire direttamente su banche, Poste Italiane e altri prestatori di servizi di pagamento.

Negli Orientamenti di Vigilanza pubblicati il 5 agosto, l’Istituto chiede agli operatori di eliminare gli ostacoli che ancora limitano l’accesso a uno strumento concepito proprio per combattere l’esclusione finanziaria. Il problema non riguarda soltanto la scarsa conoscenza del prodotto: l’attività di vigilanza ha fatto emergere situazioni nelle quali il conto viene poco pubblicizzato, non adeguatamente proposto o reso più difficile da ottenere.

Sette milioni di potenziali beneficiari, appena 180mila conti

È questo il dato che rende il caso particolarmente significativo. Il conto di base non è un prodotto riservato a una piccola nicchia: nasce per consentire l’accesso alle operazioni bancarie essenziali e la legge obbliga gli intermediari che offrono conti di pagamento a metterlo a disposizione dei consumatori che ne hanno i requisiti.

Permette di ricevere bonifici, accreditare stipendio o pensione, effettuare pagamenti, prelevare contanti e utilizzare una carta di debito. Non comprende invece strumenti come fidi, assegni o conto titoli e non consente di andare in rosso.

Eppure la sua diffusione resta marginale rispetto alla platea potenziale. Ed è proprio sulla distanza tra diritto formale e accesso reale che si concentra adesso la Vigilanza.

Chi può avere il conto di base gratis

Per le fasce economicamente più deboli il vantaggio è molto concreto.

Chi ha un ISEE inferiore a 11.600 euro può ottenere il conto di base senza pagare il canone e senza imposta di bollo.

Per i pensionati con un reddito lordo annuo inferiore a 18mila euro il canone è invece gratuito, ma resta l’imposta di bollo da 34,20 euro l’anno; cambiano inoltre numero e tipologia delle operazioni comprese.

La gratuità non significa però operatività illimitata: superato il numero di operazioni previsto possono essere applicati costi aggiuntivi.

Bankitalia alle banche: il conto va anche proposto

È probabilmente il passaggio più importante dell’intervento. Non basta che il conto di base esista formalmente nell’offerta dell’intermediario.

Bankitalia chiede che sia reso chiaramente visibile tra i prodotti disponibili, che mantenga tutti i servizi essenziali previsti e che venga esplicitamente proposto alla clientela vulnerabile come alternativa a soluzioni più costose o complesse. Agli operatori viene inoltre chiesto di valutare il passaggio senza costi al conto di base per i clienti che possiedono i requisiti per ottenerlo gratuitamente.

La tutela comprende anche chi vive ai margini dei circuiti finanziari tradizionali. Il diritto riguarda i consumatori che soggiornano legalmente nell’Unione europea, comprese le persone senza fissa dimora e i richiedenti asilo.

Un eventuale rifiuto legato alla disciplina antiriciclaggio non può essere automatico sulla base della semplice appartenenza del cliente a una categoria ritenuta più rischiosa: la situazione deve essere valutata individualmente.

Gli intermediari hanno adesso una data precisa sul calendario: entro il 30 novembre dovranno controllare procedure e modalità di rapporto con la clientela ed eliminare gli ostacoli ancora presenti. Le eventuali carenze residue dovranno essere comunicate alla Banca d’Italia insieme a un piano per correggerle.

Il diritto al conto è già arrivato in Parlamento

Il richiamo della Vigilanza arriva mentre al Senato è già aperta una discussione più ampia sul diritto di accesso ai servizi bancari.

Il disegno di legge S.1595, già approvato dalla Camera e ora all’esame della commissione Finanze di Palazzo Madama, affronta la questione introducendo un obbligo per le banche di stipulare un conto corrente con chi ne faccia richiesta, ferme restando le esigenze legate alla normativa antiriciclaggio. Senato

Non è la stessa cosa del conto di base. Ed è proprio questa distinzione a rendere interessante la posizione espressa dalla Banca d’Italia nell’audizione del 21 luglio.

Secondo l’Istituto, per garantire ai consumatori l’accesso ai servizi essenziali esiste già uno strumento più mirato: il conto di base. Un eventuale ampliamento del diritto al conto potrebbe invece avere particolare valore per imprenditori, professionisti e altri soggetti che oggi non beneficiano delle stesse garanzie previste per i consumatori. Tra il 2019 e il 2025 Bankitalia ha ricevuto circa 280 esposti da clienti non consumatori per difficoltà nell’apertura o nel mantenimento di un conto di pagamento. Audizione Banca d’Italia

Il problema non è soltanto italiano

La stessa frattura tra diritto scritto e accesso effettivo emerge anche a livello europeo.

Nel marzo 2026 il Financial Services User Group, organismo consultivo della Commissione europea, ha chiesto una revisione della direttiva sui conti di pagamento. Tra le proposte ci sono la gratuità del conto di base per i cittadini vulnerabili in tutta l’Unione, una maggiore visibilità delle offerte e persino l’obbligo per gli operatori di proporre il conto di base come opzione predefinita.

Il documento segnala difficoltà di accesso e scarsa informazione in diversi Stati membri. Si tratta di una posizione del gruppo consultivo, non ancora di una decisione legislativa della Commissione, ma indica con chiarezza che il problema individuato oggi da Bankitalia ha una dimensione europea. Commissione europea – FSUG

E il tema potrebbe diventare ancora più importante in futuro. La stessa Banca d’Italia ricorda che il modello del conto di base è stato preso come riferimento nei lavori europei per garantire l’accesso ai servizi essenziali legati all’euro digitale.

Il paradosso, quindi, è tutto nei numeri: uno strumento costruito per impedire che la fragilità economica diventi esclusione bancaria potrebbe essere gratuito per milioni di persone, ma resta utilizzato da una frazione minima della platea potenziale. Entro novembre, almeno sul fronte degli ostacoli posti dagli intermediari, Bankitalia vuole capire perché.

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Foto credit: Targa della Banca d’Italia all’ingresso di Palazzo Koch a Roma – fotogramma dal video di Banca D’Italia- Eurosistema/Youtube

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