L’ESTATE ESTREMA

Europa in fiamme e senz’acqua: incendi in Grecia, il Danubio ferma il nucleare in Ungheria

Il fuoco divora la Grecia mentre la siccità prosciuga i grandi fiumi europei e arriva a colpire la produzione di energia. Due emergenze diverse, ma unite da un’estate che sta mettendo sotto pressione territori, infrastrutture e servizi essenziali.

Oltre cento abitazioni distrutte vicino ad Atene, evacuazioni a Cefalonia e quasi 500 vigili del fuoco mobilitati. In Ungheria il livello record del Danubio costringe allo stop la centrale di Paks.

Europa in fiamme e senz’acqua: incendi in Grecia, il Danubio ferma il nucleare in Ungheria
La Grecia brucia, il Danubio è ai minimi e l’Ungheria deve fermare la sua unica centrale nucleare: l’estate estrema colpisce il cuore dell’Europa.

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L’Europa brucia e, nello stesso tempo, resta senza l’acqua necessaria a far funzionare alcune delle sue infrastrutture più importanti. In Grecia nuovi incendi avanzano tra villaggi, coste e aree militari; in Ungheria il Danubio è sceso a livelli tanto bassi da imporre il fermo della centrale nucleare di Paks, l’unica del Paese.

È il doppio volto dell’emergenza che attraversa il continente dopo settimane di caldo eccezionale e precipitazioni insufficienti: da una parte le fiamme, dall’altra una siccità che non riguarda più soltanto agricoltura e navigazione, ma entra direttamente nel sistema energetico europeo.

Grecia, oltre cento case distrutte dal fuoco

La situazione più grave si registra nell’area di Porto Germeno, sul Golfo di Corinto, circa 60 chilometri a nord-ovest di Atene. L’incendio ha già distrutto più di cento abitazioni e, dopo aver superato un rilievo montuoso, ha raggiunto l’insediamento di Veniza e un poligono militare, dove le alte temperature hanno provocato l’esplosione di ordigni rimasti sul terreno.

La diminuzione del vento ha rallentato l’avanzata del fronte, ma non ha chiuso l’emergenza. Le autorità stanno concentrando gli sforzi per evitare che le fiamme raggiungano Megara, importante centro costiero dell’Attica occidentale. Secondo le prime stime riportate dalla stampa greca, l’area percorsa dal fuoco potrebbe aver già superato i 10 mila ettari.

Sul campo operano quasi 500 vigili del fuoco, affiancati da mezzi pesanti, squadre aeree e contingenti arrivati da Francia e Romania. Nei villaggi minacciati anche gli abitanti cercano di difendere le proprie case, mentre le squadre di soccorso restano impegnate su un fronte troppo esteso per essere presidiato in ogni punto.

Una nuova emergenza è scoppiata anche a Cefalonia. Durante la notte diversi centri della parte meridionale dell’isola ionica sono stati evacuati dopo lo sviluppo di un incendio nella zona di Pastra, aggiungendo un’altra area turistica alla mappa delle evacuazioni.

Il Danubio ai minimi mette in crisi l’Ungheria

Centinaia di chilometri più a nord, non sono le fiamme ma l’assenza d’acqua a creare una crisi nazionale. Il livello del Danubio è sceso ai minimi storici in Ungheria e potrebbe diminuire ancora nei prossimi giorni, rendendo impossibile il normale raffreddamento della centrale nucleare di Paks.

L’impianto, che dispone di quattro reattori di costruzione russa e di una potenza complessiva di circa due gigawatt, era già stato ridotto a poco più del 10% della capacità. Il fermo completo rappresenta il primo episodio di questo tipo in oltre quarant’anni di attività e arriva proprio mentre il Paese si prepara a una nuova ondata di caldo con temperature vicine ai 40 gradi.

Il primo ministro Peter Magyar ha definito decisivi i prossimi cinque giorni e ha chiesto a imprese, amministrazioni pubbliche e famiglie di ridurre o rinviare i consumi elettrici nelle ore serali, in particolare tra le 17 e le 22. Il governo sta inoltre valutando restrizioni obbligatorie per le aziende con i consumi più elevati.

Lo stop di Paks obbligherà l’Ungheria a ricorrere maggiormente all’elettricità importata, con un possibile costo compreso tra 100 e 200 miliardi di fiorini. La crisi idrica ha già provocato limitazioni all’uso dell’acqua in oltre cento città e località, oltre a problemi per il trasporto fluviale e il turismo.

Fiumi in secca e produzione energetica ridotta

La discesa del Danubio non riguarda soltanto l’Ungheria. In Serbia il fiume ha raggiunto il livello più basso dal 1985 e la principale centrale idroelettrica del Paese ha ridotto la produzione giornaliera ad appena il 20% della capacità. Anche il Reno e altri grandi corsi d’acqua europei risentono della prolungata assenza di precipitazioni.

In Francia e Spagna alcuni dei vasti incendi degli ultimi giorni risultano in fase di contenimento, ma restano attivi focolai e riprese delle fiamme. Nella provincia spagnola di Cáceres circa 800 persone, evacuate sabato, hanno potuto fare ritorno nelle proprie abitazioni, pur con l’obbligo di restare al chiuso mentre proseguono le operazioni di spegnimento.

L’estate che colpisce anche le infrastrutture

L’emergenza non è più soltanto ambientale. La scarsità d’acqua sta interferendo con la produzione elettrica, il trasporto delle merci, il turismo e la capacità delle città di garantire i servizi essenziali proprio nei giorni in cui l’aumento delle temperature spinge verso l’alto la domanda di energia.

Gli scienziati collegano la maggiore intensità delle ondate di caldo e delle condizioni favorevoli agli incendi agli effetti del cambiamento climatico. Ciò che sta accadendo tra Grecia e Ungheria mostra però un passaggio ulteriore: gli eventi estremi non danneggiano soltanto il territorio, ma possono mettere contemporaneamente sotto pressione reti energetiche, riserve idriche e sicurezza delle popolazioni

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