La nuova inchiesta sul delitto di Chiara Poggi entra nella fase decisiva. Da una parte la Procura di Pavia prepara il possibile processo ad Andrea Sempio, dall’altra emergono elementi che potrebbero incidere sulla condanna definitiva di Alberto Stasi.

A quasi vent’anni dal delitto, il caso Garlasco torna a muoversi su due binari opposti: un nuovo possibile imputato e una condanna definitiva che potrebbe essere rimessa in discussione.
La Procura di Pavia ha chiuso per la seconda volta le indagini su Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi e si prepara a decidere se chiederne il rinvio a giudizio. A diciannove anni dal delitto di Garlasco, gli accertamenti condotti negli ultimi mesi non riguardano però soltanto il nuovo indagato: nell’esame del materiale raccolto nel 2007 sono emersi risultati che chiamano nuovamente in causa alcune delle prove utilizzate contro Alberto Stasi, condannato in via definitiva a sedici anni di carcere.
Nelle nuove consulenze depositate dai pubblici ministeri vengono confermati diversi elementi ritenuti rilevanti per la posizione di Sempio. Tra questi figurano la traccia palmare numero 33 e gli accertamenti sull’impronta lasciata da una scarpa con suola a pallini trovata nella villetta di via Pascoli. Le dimensioni della calzatura, secondo i consulenti della Procura, sarebbero compatibili con quelle del piede di Sempio.
La difesa, affidata agli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, contesta però che gli approfondimenti svolti abbiano prodotto prove realmente nuove e attende ora di esaminare tutta la documentazione depositata con l’avviso di conclusione delle indagini. Solo dopo questa fase la Procura deciderà se chiedere il processo per l’accusa di omicidio aggravato.
Le analisi sui pedali della bicicletta di Stasi
Tra i documenti riesaminati dagli investigatori compaiono anche i dati relativi alle analisi effettuate nel 2007 sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. Il materiale genetico rilevato allora era stato attribuito a Chiara Poggi, ma la rilettura dei dati grezzi avrebbe fatto emergere due verifiche successive che non confermavano quel risultato.
Secondo quanto ricostruito durante la nuova indagine, le due controanalisi sarebbero state eseguite il giorno successivo al primo test e avrebbero dato esito negativo. Il loro risultato, tuttavia, non risulterebbe nella documentazione acquisita durante il processo a Stasi e non sarebbe quindi stato sottoposto alla valutazione dei giudici.
È su questo passaggio che si concentra ora l’attenzione dei suoi difensori, Giada Bocellari e Antonio De Rensis. Stasi ha chiesto che venga ricostruito fino in fondo ciò che accadde durante gli accertamenti del 2007 e i suoi legali stanno valutando se il materiale recuperato possa essere utilizzato in una futura richiesta di revisione della condanna.
Prima di arrivare a una conclusione sarà però necessario stabilire con precisione che cosa rappresentassero quelle analisi, quale valore avessero all’interno degli accertamenti complessivi e perché il loro risultato non compaia tra gli atti processuali. La sentenza contro Stasi resta definitiva e le nuove verifiche, da sole, non ne modificano gli effetti.
Le verifiche sul lavoro svolto nel 2007
La Procura ha ascoltato anche alcuni degli uomini del Ris che parteciparono agli accertamenti dell’epoca, compreso Luciano Garofano, allora comandante del reparto di Parma. Garofano ha escluso che vi siano state irregolarità e ha difeso il lavoro svolto dai suoi uomini, mentre gli investigatori cercano di ricostruire il percorso seguito dai campioni, dai risultati di laboratorio e dalla documentazione successivamente confluita nel fascicolo.
La questione riguarda quindi non soltanto l’esistenza delle due controanalisi, ma anche il modo in cui furono registrate, conservate e trasmesse. Per la difesa di Stasi si tratta di chiarire se i giudici abbiano avuto a disposizione tutti gli elementi prodotti dagli accertamenti scientifici; per la Procura occorre invece stabilire che cosa sia realmente accaduto prima di attribuire a quelle verifiche un significato processuale.
Nel frattempo l’indagine su Sempio procede autonomamente. La possibile revisione della condanna di Stasi non costituisce una prova contro di lui, così come l’eventuale processo a Sempio non cancella automaticamente la sentenza pronunciata nei confronti dell’ex fidanzato di Chiara Poggi. Sono questioni diverse, che oggi finiscono però nello stesso quadro investigativo perché gli accertamenti disposti su un nuovo indagato hanno riportato all’attenzione della magistratura materiale raccolto durante la prima inchiesta.
Per Andrea Sempio le prossime settimane serviranno a definire se la Procura ritenga sufficienti gli elementi raccolti per sostenere l’accusa davanti a un giudice. Per Alberto Stasi, invece, saranno i suoi difensori a decidere se quanto emerso possa giustificare una richiesta di revisione, un procedimento che richiede nuovi elementi capaci di incidere sulla solidità della condanna già passata in giudicato.
A quasi vent’anni dalla morte di Chiara Poggi, l’indagine aperta su Sempio ha dunque prodotto un risultato che va oltre la sua posizione personale: mentre i magistrati valutano se portarlo a processo, tornano sotto esame anche alcuni passaggi dell’inchiesta e delle analisi scientifiche che contribuirono alla condanna di Stasi.
RotoNotizie | © riproduzione riservata
FOTO: ©Frame Rai/YouTube
