NOTTE DI FUOCO

Kiev sotto attacco, 16 morti: i missili balistici russi bucano le difese ucraine

Mosca colpisce la capitale con missili e 168 droni. Zelensky denuncia la carenza di intercettori Patriot, mentre Kiev risponde attaccando raffinerie e infrastrutture petrolifere in territorio russo.

Una notte di bombardamenti lascia almeno 16 morti e più di 40 feriti a Kiev e nella regione circostante. La difesa ucraina intercetta quasi il 90% dei droni e gran parte dei missili da crociera, ma non riesce a fermare i vettori balistici più veloci. La guerra aerea si intensifica anche sul territorio russo, dove Kiev rivendica attacchi contro la raffineria TANECO e il terminal petrolifero di Taman

Kiev sotto attacco, 16 morti: i missili balistici russi bucano le difese ucraine
Sedici morti nell’ultimo attacco russo contro Kiev. I missili balistici superano le difese ucraine mentre Zelensky torna a chiedere intercettori Patriot agli alleati.

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La Russia ha colpito Kiev e la regione circostante con una delle più pesanti offensive aeree delle ultime settimane. L’attacco, iniziato nella notte e proseguito per quasi nove ore, ha provocato almeno 16 morti e oltre 40 feriti. Quindici delle vittime sono state registrate nella capitale, una nella regione di Kiev.

Il bersaglio principale è stato nuovamente Kiev. Nel distretto di Solomianskyi i piani superiori di un edificio residenziale di nove piani sono stati distrutti. Danni sono stati segnalati anche in altri quartieri, dove sono stati colpiti una scuola, una struttura sanitaria pediatrica, magazzini e altri edifici civili. Il sindaco Vitali Klitschko ha proclamato per venerdì una giornata di lutto.

Secondo l’aeronautica ucraina, Mosca ha utilizzato decine di missili balistici, da crociera e ipersonici insieme a 168 droni. Le difese sono riuscite ad abbattere quasi il 90% dei velivoli senza pilota e la maggioranza dei missili da crociera. I vettori balistici, molto più difficili da intercettare, hanno invece superato le difese.

Zelensky: senza Patriot si continua a morire

Volodymyr Zelensky torna ad attribuire una parte della vulnerabilità delle città ucraine alla carenza di intercettori per i sistemi Patriot.

Il presidente sostiene che le scorte non siano state reintegrate con sufficiente rapidità e ricorda che il Patriot rimane l’unico sistema a disposizione dell’Ucraina capace di contrastare efficacemente i missili balistici russi. Per Kiev ogni intercettore disponibile significa la possibilità concreta di impedire che un missile raggiunga un quartiere residenziale o un’infrastruttura civile.

La richiesta arriva in una fase nella quale le disponibilità occidentali sono sotto pressione anche per la guerra in Medio Oriente. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha indicato il rafforzamento delle capacità antibalistiche ucraine come una delle priorità più urgenti nei colloqui con gli Stati membri e i partner.

Mosca presenta invece un quadro differente degli obiettivi. Il ministero della Difesa russo sostiene di avere colpito impianti destinati alla produzione di componenti per droni e missili ucraini, un deposito militare e un centro logistico nell’area di Kiev. Le dichiarazioni russe non modificano però il bilancio dei danni registrati nelle aree residenziali della capitale.

L’attacco si allarga oltre Kiev

I bombardamenti hanno interessato anche la regione del Mar Nero e Odessa, dove gli attacchi contro porti e infrastrutture stanno già limitando le esportazioni agricole ucraine.

La notte ha avuto conseguenze anche oltre i confini dell’Ucraina. Un drone è precipitato in Romania, Paese membro della NATO e dell’Unione europea, mentre un altro è caduto in territorio moldavo. La Polonia ha attivato velivoli militari, sistemi di difesa aerea e radar durante l’offensiva russa; in Romania sono decollati anche due F-18 spagnoli impegnati nella missione di sorveglianza dello spazio aereo.

L’intensificazione degli attacchi russi coincide con una crescente capacità ucraina di portare la guerra molto più in profondità nel territorio della Federazione.

Kiev colpisce il petrolio russo

Lo Stato maggiore ucraino ha annunciato di avere colpito la raffineria TANECO, nella regione russa del Tatarstan, e il terminal petrolifero Tamanneftegaz, nella regione di Krasnodar. Gli attacchi, effettuati tra mercoledì e la notte successiva, avrebbero provocato incendi in entrambi i siti.

La raffineria del Tatarstan si trova a circa mille chilometri a est di Mosca. Kiev continua così la strategia di colpire raffinerie, depositi, terminali petroliferi e infrastrutture logistiche considerate funzionali alla capacità russa di finanziare e sostenere la guerra.

Mosca sostiene a sua volta che le proprie difese abbiano abbattuto 726 droni ucraini durante la notte sopra diverse regioni russe, la Crimea occupata e i mari Nero e d’Azov. Il numero è una dichiarazione del ministero della Difesa russo e non è stato verificato indipendentemente. Se confermato nelle dimensioni, rappresenterebbe una delle più grandi offensive ucraine con droni dall’inizio della guerra.

La guerra continua mentre il negoziato resta fermo

La nuova offensiva arriva mentre gli sforzi diplomatici non producono ancora una ripresa concreta del negoziato.

L’Ucraina ha consegnato ai mediatori americani Steve Witkoff e Jared Kushner le proprie proposte per un possibile piano di pace. Mosca afferma però di non avere ancora ricevuto proposte specifiche per nuovi incontri con gli Stati Uniti, pur dichiarandosi pronta a organizzare rapidamente un colloquio qualora arrivasse una richiesta.

Sul campo, intanto, la pressione aumenta in entrambe le direzioni. La Russia utilizza la propria superiorità nei missili balistici per colpire le città ucraine, mentre Kiev prova a trasferire parte del costo della guerra sul territorio russo attraverso una campagna sempre più estesa contro energia e logistica.

Il bilancio di Kiev mostra quanto la disponibilità di sistemi antimissile sia diventata determinante. L’Ucraina riesce a intercettare una parte consistente dell’offensiva russa, ma ciò che attraversa la difesa continua ad avere conseguenze devastanti sulle città.

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