Gli Stati Uniti hanno superato una soglia che fino a pochi anni fa sembrava remota: 40mila miliardi di dollari di debito federale, più del doppio rispetto al 2017. Il problema non è soltanto la dimensione del debito. Nel 2026 Washington spenderà oltre mille miliardi solo per gli interessi, mentre deficit strutturali, aumento della spesa e minori entrate continuano a spingere verso l’alto il conto.
Il debito americano supera 40mila miliardi di dollari e raddoppia in meno di dieci anni. Ma è il costo degli interessi a restringere sempre di più lo spazio di manovra della prima economia mondiale.
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Il debito nazionale degli Stati Uniti ha superato per la prima volta 40mila miliardi di dollari. I dati del Dipartimento del Tesoro indicano che il 18 agosto il totale ha raggiunto 40,05 trilioni, più del doppio rispetto al livello registrato nel 2017.
È un numero enorme, ma preso da solo racconta solo una parte della storia. Il debito federale cresce perché da anni Washington spende più di quanto incassa e finanzia la differenza emettendo nuovi titoli del Tesoro. Il Congressional Budget Office stima per il 2026 un deficit di 1,9 trilioni di dollari, pari al 5,8% del Pil, nonostante un’economia che non si trova in recessione.
La traiettoria prevista non indica un rapido riequilibrio. Secondo il CBO, il deficit dovrebbe arrivare a 3,1 trilioni nel 2036, mentre il debito detenuto dal pubblico salirebbe dal 101% del Pil nel 2026 al 120% dieci anni dopo, superando anche il precedente record raggiunto nel secondo dopoguerra.
Un trilione l’anno solo per pagare gli interessi
La parte che comincia a pesare maggiormente sul bilancio americano è il costo stesso del debito.
Nel 2025 gli interessi netti sono arrivati a circa 970 miliardi di dollari. Nel 2026 il CBO prevede che superino il trilione e, senza un cambiamento della traiettoria fiscale, possano raggiungere 2,1 trilioni nel 2036. In rapporto al Pil passerebbero dal 3,3 al 4,6%.
Significa che una quota crescente delle entrate federali viene utilizzata non per finanziare nuovi programmi, infrastrutture o difesa, ma semplicemente per remunerare il debito già accumulato. CBS sottolinea che gli Stati Uniti spendono ormai per gli interessi più di quanto destinino singolarmente alla difesa nazionale o a Medicare.
Questo meccanismo tende inoltre ad alimentarsi da solo: più debito richiede più interessi, gli interessi aumentano il deficit e il nuovo deficit deve essere finanziato con altro debito.
Non è il debito di un solo presidente
Attribuire i 40mila miliardi a una singola amministrazione sarebbe però fuorviante.
La crescita attraversa governi repubblicani e democratici e comprende gli effetti della crisi finanziaria del 2008, della pandemia, dell’invecchiamento della popolazione, dell’aumento della spesa per Social Security e Medicare, dei programmi militari e di una lunga successione di interventi fiscali.
Le scelte più recenti pesano comunque sulle prospettive future. Nell’ultima analisi del CBO, la legge di riconciliazione fiscale approvata nel 2025 aumenta i deficit previsti tra il 2026 e il 2035 di circa 4,7 trilioni di dollari, includendo gli effetti economici e i maggiori costi per interessi. Nello stesso scenario, l’aumento dei dazi riduce invece i deficit previsti di circa 3 trilioni.
La precedente valutazione della legge, effettuata nel 2025 su un diverso arco temporale e senza tutti gli effetti macroeconomici successivamente incorporati, stimava un impatto complessivo di circa 4,1 trilioni sul deficit fino al 2034, inclusi 718 miliardi di maggiori interessi.
Il debito non significa che l’America sia insolvente
Superare quota 40mila miliardi non significa che gli Stati Uniti siano vicini a non riuscire a pagare i propri debiti.
I Treasury restano uno degli strumenti finanziari centrali del sistema mondiale e gli Stati Uniti finanziano il debito nella propria valuta. Anche tra gli economisti non c’è accordo sulla velocità con cui l’aumento del debito possa trasformarsi in un problema economico immediato. CBS riporta posizioni secondo cui la forza dell’economia americana permette ancora di sostenere livelli molto elevati di indebitamento.
Il rischio riguarda soprattutto lo spazio di manovra futuro.
Una quota sempre maggiore del bilancio assorbita dagli interessi rende più costoso affrontare una recessione, finanziare programmi pubblici o reagire a una nuova emergenza. Lo stesso CBO definisce l’attuale traiettoria fiscale americana non sostenibile nel lungo periodo.
Una superpotenza con sempre meno margine
Il traguardo dei 40mila miliardi arriva mentre Washington continua a sostenere una presenza militare globale, aumenta alcune voci della spesa per la sicurezza e affronta contemporaneamente tensioni commerciali e geopolitiche.
La capacità economica americana resta enorme. Ma il costo per mantenerla è sempre più visibile nel bilancio federale: nel 2026 le uscite previste sono 7,4 trilioni di dollari, contro entrate per circa 5,6 trilioni. La differenza continua a essere finanziata ricorrendo al debito.
Il numero simbolico dei 40mila miliardi racconta quindi meno del suo ritmo di crescita. In meno di dieci anni il debito è raddoppiato e, secondo le proiezioni ufficiali, gli interessi continueranno a crescere più velocemente di molte altre componenti della spesa federale.
Per la prima economia mondiale la questione non è se domani riuscirà ancora a finanziarsi. È quanto del proprio potere economico sarà costretta a destinare, anno dopo anno, al pagamento delle decisioni prese ieri.
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