La Roma prende subito il controllo del campo, soffoca il Lecce con il pressing e non gli concede mai il tempo di costruire una vera reazione. Al Via del Mare i giallorossi trasformano la superiorità tecnica e territoriale in una vittoria senza discussioni.

Tre gol nei primi 25 minuti raccontano meglio del risultato finale la superiorità della Roma a Lecce.
Due minuti e la partita è già chiusa
La Roma mette il Lecce sotto fin dalle prime battute e al 4’ è già avanti. La pressione giallorossa sporca l’uscita dei salentini, Malen raccoglie al limite e scarica il destro nell’angolo basso alla destra di Falcone. Il gol cambia subito la partita: il Lecce prova ad alzarsi, ma lascia metri alle spalle dei centrocampisti e la Roma comincia a trovare con continuità Soulé e Dybala tra le linee.
Malen è il riferimento più difficile da leggere. Viene incontro, poi attacca la profondità, costringe i tre centrali a scegliere continuamente se seguirlo o restare bassi. Intorno a lui si muovono Soulé e Wesley, mentre Koné e Cristante tengono la Roma corta e pronta a riaggredire appena perde palla. È proprio da un recupero alto che nasce il raddoppio al 23’: Soulé apre per Wesley, il brasiliano serve Malen in area e l’olandese si gira in un fazzoletto prima di battere ancora Falcone.
Il Lecce non riesce a uscire dalla pressione e due minuti dopo arriva anche lo 0-3. Soulé calcia da fuori, Falcone respinge corto e l’argentino resta dentro l’azione, raccogliendo la seconda palla e trovando la rete. In quel momento il problema dei salentini è evidente: la prima pressione della Roma non viene superata, le distanze si allungano e ogni pallone perso nella propria metà campo diventa immediatamente un’occasione.
Il Lecce non trova uscite, la Roma continua a entrare
Di Francesco prova a tenere la squadra compatta, ma il Lecce fatica soprattutto quando deve difendere frontalmente. La Roma trova spazio dentro e fuori, porta uomini oltre la linea del pallone e arriva con troppa facilità al limite dell’area. Soulé parte addirittura dalla propria metà campo e sfiora il palo, Dybala salta due uomini e impegna Falcone, Malen continua a scappare alle spalle della difesa.
L’unica vera risposta del Lecce nel primo tempo arriva con Geubbels, che riceve un filtrante e conclude centralmente trovando Svilar. Troppo poco per spostare una gara che la Roma sta giocando quasi sempre nella metà campo salentina.
Lo 0-3 dell’intervallo fotografa soprattutto questo: non una Roma semplicemente più concreta, ma una squadra che arriva prima sulle seconde palle, occupa meglio gli spazi e costringe il Lecce a difendere correndo verso la propria porta.
Mora completa il lavoro nella ripresa
Con tre gol di vantaggio la Roma abbassa inevitabilmente i giri, ma non perde il controllo. Gasperini cambia uomini senza modificare il principio: palla recuperata, campo occupato in avanti e possibilità immediata di attaccare l’area.
Entrano Molina e Mora, poi Pisilli e Castro. Il quarto gol nasce ancora da un inserimento profondo: Mancini accompagna l’azione, arriva dentro l’area e serve Mora, che da pochi passi deve soltanto spingere il pallone in rete. Anche sullo 0-3 la Roma continua quindi a portare un difensore fino nell’area avversaria, segnale di quanto il Lecce non riesca mai davvero a costringerla ad arretrare.
Di Francesco prova a cambiare energia con Fatah, Ilić e gli altri ingressi dalla panchina. Ndri trova qualche spazio sulla fascia, Maleh tenta dalla distanza, ma la Roma concede poco e quando nel recupero Fatah riesce finalmente a presentarsi davanti a Svilar trova la risposta del portiere.
Otto gol in due partite, ma conta soprattutto come arrivano
Dopo i quattro alla Fiorentina ne arrivano altri quattro a Lecce. Il dato impressiona, ma ancora di più colpisce la facilità con cui la Roma costruisce le occasioni. Malen segna cinque gol nelle prime due giornate, Soulé continua a incidere tra rifinitura e conclusione, mentre la squadra riesce già a riconoscere quando pressare, quando verticalizzare e quando attaccare lo spazio.
A Lecce il risultato viene costruito nei primi 25 minuti, ma non nasce da tre episodi isolati. Nasce da una Roma che arriva prima sul pallone, gioca più velocemente e soprattutto porta sempre un uomo in più nella zona in cui si sviluppa l’azione. Il Lecce resta dentro la partita per appena qualche minuto, poi viene progressivamente schiacciato fino a non riuscire più a cambiare il copione.
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